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Le Sigarette

Letto: 533 volte | Commenti: 0 | Postato il: 13-10-2005

Vado a comprare le sigarette, spero di incontrare qualcuno che mi si faccia... Sono giorni che sto chiuso in casa e la stecca è finita e la mia voglia è cresciuta, spero di incontrare Pablo, Romeo o il Servo devono dirmi dove è sparito Antonio. Se si è infilato nel letto di qualcun'altro mi incazzo, solo questo giustifica la sua latitanza.

Sto soffrendo. L'ultima volta abbiamo litigato. Era arrivato da me con un tizio nuovo, abbastanza figo, di professione fotografo? o Parrucchiere? Non mi ricordo un cazzo, era talmente l'attenzione che prestavo mentre parlava, che non so più nemmeno il nome ...continua... Sono vecchio per queste cose e stanco di cercarlo di nascosto ogni volta che scappa da qualche donna, ma io lo amo profondamente e dopo più di una settimana ho bisogno di lui. Lo cercherò dopo, dopo aver preso le sigarette. Forse così sarò più calmo. Tutti questi posti ambigui, non fanno più per me. Credevo di aver consolidato il nostro mondo e che, una volta in casa e chiusa la porta dietro di noi, il mondo potesse andare affanculo. Ma lui non riesce, non resiste e allora senza dirmi niente mi regala una notte lunghissima e poi esce dicendomi che procurerà le sigarette, ma so già che non tornerà per un po'.
Questa volta però è il periodo più lungo e la mia disperazione è al limite dei pensieri più negativi: e se non tornasse più? Se avesse trovato nelle braccia di lei quel guizzo di vita da vivere? Se fosse confuso al punto da non amarmi più? Questi e altri pensieri mi attanagliano la mente mentre percorro in macchina le strade, scrutando i marciapiedi, nella speranza comunque di non trovarlo lì. Preferisco saperlo lontano da quei luoghi, che pur non avendomene mai parlato, io so aver fatto parte, se pur breve, della sua vita. Interrogo i due tizi che speravo di trovare, ma dicono che di lui non se ne sa nulla da vario tempo. Me ne vado col cuore più leggero. Mi dirigo verso il bar, ritrovo più sofisticato, per quelli come me, che pur avendo gusti particolari, sono stanchi di girare per le strade o cercare sui marciapiedi, una compagnia occasionale. Qui l'ambiente è discreto, molto famigliare ormai. Le persone che frequentano questo posto, sono principalmente omosessuali, di quelli che hanno vite "regolari" o che tentano di viverle, alcuni sono anche sposati. Niente travestiti per intenderci.

Durante il giorno, essendo un posto centralissimo, vi entra molta gente lavoratori, studenti, avvocati, bancari insomma è un posto pubblico in cui si viene per consumare o per le sigarette e poi si esce. Verso sera invece, con il diradarsi della folla, a stazionare nella sala del bar, sono volti di persone quotidiane, ma che cercano, sperano in un incontro d'amore diverso e, perché no, anche duraturo. Conosco molti dei frequentatori più assidui del bar ed ho con loro ormai buoni rapporti di sola amicizia. Sono uno dei più "anziani." del posto, questo non perché vi abbia trovato un'infinità di occasioni, ma perché passavo lunghe serate invernali ad aspettare di essere chiamato per svolgere il mio lavoro.
Faccio il fotografo per la cronaca nera di un quotidiano. Si ho specificato cronaca nera, perché chiamano sempre me per i lavori "sporchi." Dove c'è morte, orrore e sangue è me che chiamano, ad immortalare per il giornale, a volte anche per la polizia, i particolari più scabrosi. Ricordo interminabili serate a guardare attentamente tutti quelli che entravano, cercare un certo appagamento, solo ad osservarne i corpi, i lineamenti dei più giovani la loro bellezza fisica. A volte non nego, mi eccitavo quando qualcuno di loro rispondeva perfettamente ai canoni di quella che io considero bellezza fisica.
Se poi era in coppia fissa con qualcuno più anziano, li guardavo forse con una punta di invidia, pensando che io in quel ruolo non avrei mai resistito nemmeno per un giorno intero. Io non ero da buttare via, ma la mia timidezza e un paio di esperienze negative, facevano si che assomigliassi di più ad un orso che a un uomo. Poi, comunque ero sempre conscio del mio essere diverso e desiderare di essere baciato, accarezzato, toccato da un ragazzo, per più del tempo necessario, non rientrava nel mio concetto di fare sesso. Andare oltre il solo incontro sessuale, mi faceva vivere un ruolo che non mi apparteneva e lo ritenevo qualcosa di sbagliato. Pur essendo omosessuale, non capivo quelli che si travestivano, che desideravano attributi femminili che cercavano la grazia nel loro corpo. Pensare anche solo lontanamente di vestirmi come una donna, per me era riluttante. Non ho mai desiderato avere la "passera" Ho sempre voluto essere quello che sono, un maschio a cui piacciono altri maschi come lui e dei quali, un tempo, ne desiderava solo il corpo. Non ho mai pensato che l'amore avrebbe fatto parte della mia vita. L'orso che era in me voleva solo essere posseduto da giovani vigorosi e instancabili. Nelle mie esperienze sessuali mi accorgevo a volte che ciò che mi interessava era solo quello, essere posseduto, niente baci in bocca o carinerie varie, ma solo sentire il loro "cazzo" dentro di me o al limite, il mio, nella loro bocca. Dopo questo, si poteva anche dirsi ciao e arrivederci alla prossima, per me era più che sufficiente. Non mi ero mai innamorato. A dire il vero era successo un paio di volte, ma ero poco più che adolescente. Il primo era un amore assolutamente non corrisposto, quindi meglio dire che era una adorazione da parte mia; il secondo era un amore confuso dalla paura di viverlo per ciò che era. A quel tempo si stava stabilizzando in me la consapevolezza di essere diverso e riuscire ad accettarlo era continuamente in conflitto con ciò che mi circondava. Dopo un breve periodo di felicità, durante il quale ebbi anche il primo rapporto omosessuale, le cose cambiarono e fu tutto tremendamente difficile.
Quel periodo transitorio in cui l'amore doveva scontrarsi ogni giorno con la realtà, fece si che io non volli mai più complicazioni sentimentali. Vivevo tranquillo ugualmente e i miei incontri occasionali erano vissuti più intensamente, nella consapevolezza che l'indomani ognuno sarebbe tornato a casa propria, almeno fino a quando non ci sarebbe stata voglia di rivedersi, solo ed esclusivamente per fare sesso. Probabilmente ero e sono un bravo amatore perché spesso capitava di avere rapporti a distanza di parecchio tempo, ma sempre con gli stessi ragazzi che tornavano a cercarmi. Una cerchia ristretta insomma, incontri sessuali a rotazione quasi fissa, alla quale non mi sono mai sottratto, nemmeno quando una sera ci ritrovammo in tre.
Non feci indagini per sapere se fu casuale o meno, capitò. la vissi e ora ne ho un bel ricordo, anche se fu l'unica volta in cui mi trovai in numero dispari. Ricordo che suonò alla porta. (continua) Ricordo che suonò alla porta, aprii ed entrò il ragazzo che conoscevo bene, Davide, parlammo un po' e mentre io ascoltavo ciò che diceva ricordo che lo guardavo in tutta la sua bellezza. Era moro, alto e ben fatto il sedere era piccolo ma consistente e le gambe muscolose, insomma mi piaceva molto era un esemplare di maschio da togliere il fiato. Sedeva sul divano con le gambe divaricate e una mano era molto vicino al gonfio dei suoi pantaloni. Mentre parlava si toccava i capelli e quel giorno aveva un sorrisetto sornione. Dopo poco suonò di nuovo il campanello, lui sorridendo mi disse che era una sorpresa per me e anche per lui. Pareva sapesse chi c'era dall'altra parte. Andai ad aprire e, rimasi molto colpito da ciò che vidi.
Dietro la porta un ragazzo non aveva ancora 30 anni mi guardò dritto negli occhi e mi disse "Ciao sono Antonio..." io restai per un attimo senza parole, avevo davanti una creatura magnifica, pur non avendolo visto per intero, ma solo negli occhi, sapevo già che mi sarebbe piaciuto tutto di lui.

Mi scossi e gli tesi la mano dicendo "Io sono Alberto, entra dai.." . Nello sfiorare la sua mano, ebbi come un brivido che mi percorse tutto il corpo, ed ebbi la sensazione che anche per lui fosse così. L'amico comune Davide, che era già in casa, sorrise e disse che secondo lui questa sarebbe stata una bella serata, sapevamo tutti perché eravamo lì, solo che io non credevo mi potessi entusiasmare cosi, ero felice come un bambino ed ero già eccitato. Davide lo era già da un pezzo, il suo rigonfiamento tradiva il desiderio di noi due.

Era la prima volta che mi trovavo in una situazione di disparità, ma ben presto mi rilassai e guardando Antonio cosi maschio cosi bello, aveva tutto ciò che mi piace in un uomo, tutto! Per la verità anche Davide era così, ma era più sfacciato, più malizioso e secondo me più vissuto. Il nuovo venuto, si capiva che era inesperto e doveva essere alle prime esperienze insolite. Ci sedemmo sul divano ogni volta che ci sfioravamo io vedevo che l'eccitazione cresceva. Antonio si sedette su una poltrona da solo e disse che doveva rilassarsi un po'. Ad ogni modo seguitava a guardarmi come quando desideri qualcosa ma non osi. Davide non potendo più trattenersi si sbottono i jeans e si sfregò sopra la mano lentamente poi si accostò a me e fece lo stesso, mi accarezzò partendo da sotto ai testicoli, dalle palle insomma, fino lungo tutta l'asta che, sotto il suo tocco si animò subito. Avevo una voglia assurda, pazzesca li guardavo e già volevo tutto da tutti e due. Dovevo levarmi subito i pantaloni altrimenti scoppiavo. Li tolsi e quando abbassai gli slip, il mio uccello era così duro e dritto, che rimbalzò sul ventre quasi schiaffeggiandolo.

Ci togliemmo tutto e Davide cominciò ad accarezzarmi tra le gambe e a baciarmi sul petto. Io ero seduto sul divano con le gambe divaricate e la testa reclinata indietro gli occhi chiusi, davanti a me doveva esserci Antonio che guardava il mio uccello indurirsi sempre più e dondolare sul ventre, dovevo fare qualcosa, mi faceva quasi male.improvvisamente sentii una mano su di esso e una bocca che lo avviluppava golosamente. Alzai la testa ed era lui, Antonio si era messo tra le mie gambe carponi e me lo stava baciando, leccando e succhiava senza fermarsi un attimo.

Davide a sua volta accarezzava lui da dietro. Io misi le mie dita tra i suoi capelli e accarezzavo leggermente o premendo a seconda dell'intensità del godimento. Venni quasi subito e in modo smisurato e notai il suo viso soddisfatto che mi scrutava, chiedendo a sua volta qualcosa.le sue dita mi accarezzavano l'ano e i testicoli, alternando la lingua alle dita fece in modo che la voglia mi tornasse subito. Mi alzai e lo spinsi delicatamente contro il divano in modo da averlo carponi sulle ginocchia, ma appoggiato al divano. Io e Davide stavamo dietro di lui, disse che non era mai stato penetrato. Era vergine!

Davide lo sapeva, per questo si dava da fare e con un unguento gli ungeva le parti interessate e passava il dito dentro e fuori allargando e massaggiando il buco. Antonio voleva essere penetrato da me, mi chiamò flebilmente e io lo accarezzai a lungo nel punto giusto, lo lubrificai a lungo gli feci allargare le gambe e appiattire il ventre e gli appoggiai la cappella gonfia e lucida di unguento all'inizio dell'apertura anale. Spinsi con decisione aiutandomi con la mano, così la cappella entrò con decisione. Mi fermai. Lo sentivo gemere, non so se per il dolore o il piacere. Spinsi più a fondo, poi lo tolsi quasi tutto per poi infilarlo, di nuovo lentamente senza fermarmi, finalmente fino in fondo. Adesso gemeva forte, credo per il piacere. Io iniziai a muovermi con decisione ma delicatamente, fui certo che godeva perché lo disse. Allora presi ad aumentare le spinte, che all'inizio erano lunghe e lente per poi diventare veloci e poi corte. Era strano come volessi farlo godere senza fargli mai male, mi preoccupavo che gli piacesse, pensavo a lui e non a me, lo accarezzavo, lo masturbavo col mio ritmo di penetrazione. Davide mi scostò la mano e si posiziono sotto ad Antonio prendendoglielo in bocca da quella posizione. Continuammo cosi fino a che Antonio venne con sussulti in tutto il corpo, io non aspettavo altro e lo inondai dappertutto. Godemmo assieme e questo orgasmo fu lunghissimo.

Quando ci staccammo, lui mi baciò ed io stranamente, ricambiai quel bacio con passione. Poi fu la volta di Davide, poi ancora io e lui, io e Davide e anche tutti assieme. Continuammo così per tutta la notte credo o almeno fino a che ne fummo capaci. Al risveglio Davide non cera più. Nel letto vicino, abbracciato a me, cera Antonio che dormiva come un angelo stringendomi da dietro. Non ci fu mai più un incontro a tre, anzi non ci furono più incontri occasionali. Ci siamo solo io e lui Antonio. Viviamo da parecchio assieme, e ci amiamo. Sono cambiato ma non lo do a intendere. Lo amo e non posso pensare nemmeno lontanamente di stare con qualche altro, ma tutto questo lo so solo io, non traspare dall'orso che sono. Ecco perché a volte mi dice che va a prendere le sigarette, e poi sta via dei giorni. Mi fa soffrire terribilmente. Devo decidermi a dirglielo, sono troppo vecchio per soffrire così. E lui nemmeno sa che lo amo così tanto! Glielo devo dire. Appena torna glielo dirò!

E' tardi. Torno verso casa, sono frustrato, questa impotenza. non sapere dov'è, cosa sta facendo e con chi è mi logora. Non avrei mai pensato di dipendere così da qualcuno e viverlo poi come se non me ne importasse.mi sono cacciato in un guaio. Mi sento tanto uno stronzo. E' tardi, è passata la mezzanotte. Entro nel portone e la luce mi costringe a stringere gli occhi, non vedo l'ora di entrare in casa così, nella penombra con la luce fioca che entra dalla strada, mi sembrerà di dissolvere i miei pensieri con essa, di diluirli. Richiudo la porta alle mie spalle. Finalmente nella penombra sembra che i miei pensieri bui si dissolvano.

Entro in camera mi svesto e mi metto sotto le coperte. Per un gioco strano di luci di qualche veicolo, per un momento il soffitto e parte della stanza si illuminano e in quel momento sento qualcosa muoversi accanto a me, giro la testa veloce e prima che il buio inghiotta di nuovo tutto, lo vedo. Antonio è lì accanto a me. Dorme come un bimbo. La sua mano mi cerca, allora la prendo, la stringo e in quel momento tutta la felicità della terra mi invade e un calore mi scalda il cuore. Potrei stare così per sempre, invece faccio di più mi avvicino e lo abbraccio da dietro, lo stringo forte.

Non vorrei si svegliasse, sento il calore del suo corpo passarlo al mio e lui che muovendosi prende le mie braccia, le stringe a sua volta e sussurrando mi dice "Non ho trovato le sigarette, sai? Ho pensato che non fumerò più."

Io stringendolo ancora di più gli rispondo "Va bene come vuoi tu." Rimango lì a godermi quegli attimi di felicità, reciproca e unica e che sento avere il pieno diritto di esistere.


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