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| Pavlovian Slaves (2)
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Postato il: 13-10-2005
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Avevo tradotto il racconto in preda ad un impulso irrefrenabile: lo stesso impulso che mi faceva, a volte, inserire nel corpo di lunghi documenti ufficiali frasi spezzate di delirante feticismo, evidenziando tramite l'apposito comando parole ricorrenti e sostituendo loro espliciti riferimenti a padroncine vagheggiate nella loro fisica e dominante essenza, quindi cancellandoli prima dell'archiviazione in memoria.
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Avevo letto e riletto la traduzione, spostandone e modificandone il testo per adattarlo al modello di reale riferimento, senza tuttavia renderlo troppo esplicito: un incontro occasionale aveva determinato il soggetto ed aveva invaso la mia mente, sottraendomi ogni facoltà di produttivo pensiero, giacchè la stessa era completamente assorta per rievocare e fissare nello scritto ogni dettaglio della fugace impressione. Avevo poi, nellíattimo di un impulso più urgente, premuto il tasto d'invio della posta elettronica, sorvegliando con angosciata eccitazione il rapido ed irreversibile procedimento che per la prima volta estrinsecava le sinora gelosamente celate intime pulsioni. Nelle ripetute quotidiane connessioni dei giorni successivi avevo digitato l'indirizzo del sito con sempre rinnovata trepidazione, contraddittoriamente sospirando insieme di attesa e di sollievo quando esso si apriva senza mostrare traccia del mio racconto, trasalendo poi quando quest'ultimo era apparso nell'apposita pagina, avidamente leggendo ciò che sapevo a memoria quando infine il titolo era immediatamente comparso - con l'evidenza riservata agli ultimi arrivi - dinanzi agli occhi di chiunque si connettesse. Avevo mille volte valutato la possibilità che - partendo dagli indizi biografici - fosse possibile risalire ad entrambi i reali soggetti del racconto e, pur avendola esclusa con confortante raziocinio, avevo per qualche giorno temuto un nuovo incontro, più o meno casuale, la percezione del quale sarebbe stata in me alterata da una conoscenza la cui condivisione rimaneva per me un angosciante dubbio. Poi altri racconti avevano occupato la prima pagina del sito, spodestando l'evidenza grafica del mio parto letterario: avevo allora ripreso il mio lavoro con certa riacquistata serenità, biasimando la mia follia e quasi dimenticando l'incarnato soggetto delle mie fantasie. Quella mattina mi ero recato presto in ufficio per più efficacemente combattere la quotidiana lotta contro le numerose pratiche che, con sempre più ingombrante fisicità, si erano negli ultimi tempi impossessate della mia scrivania drasticamente riducendo lo spazio libero a mia disposizione. La proficua freneticità delle prime ore aveva avviato positivamente la giornata, sicché stavo - nel tardo mattino - considerando la possibilità di allentare un poco il ritmo e concedermi una pausa per il pranzo più distesa, sì da riprendere in modo rilassato il lavoro pomeridiano. Fu in quell'istante che la segretaria mi chiamò sull'interfono: C'è qui la signora Aldina che desidera vederla.... |
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