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Piccolo oggetto a molla

Letto: 760 volte | Commenti: 0 | Postato il: 18-10-2005

Su ciascuno dei capezzoli ho sistemato una molletta da bucato. Non l’avevo mai fatto prima d'ora.  Stanotte la passerai con lui, nel suo letto. Fingo che stai pizzicandomi i capezzoli per sentirmi meno solo. Chissà se tieni gli occhi chiusi mentre accarezzi gli avallamenti del suo giovane corpo. Forse gli stai già esplorando ogni recesso.
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Seduto davanti il computer tengo gli occhi fissi sul monitor. Fatico a digitare nero su bianco queste poche parole. Tengo pantaloni e mutande abbassati sul pavimento e mi sento strano. Nudo davanti alla tastiera ho l’uccello in piena erezione. Il dolore che mi provocano questi oggetti a molla, utili in altri momenti per assicurare i panni stesi ad asciugare, è inquietante. Appena li ho applicati sui capezzoli sono stato oggetto di una inusitata erezione che non è ancora cessata. Ho il cazzo che pulsa e sento il bisogno di dare pace a quest’inquietudine che mi porto addosso.
Sto godendo.  Cazzo se sto godendo! Non puoi immaginare in che misura questo surrogato delle tue dita mi stia offrendo piacere. Provo anche dolore, ma è sopportabile. Mentre scrivo queste parole non ho cominciato a masturbarmi, ma lo farò. Il cuore martella contro la gabbia toracica come se stesse per uscirmi dal petto. Ho il fiatone. Sono a disagio. Strofino di continuo le dita delle mani arrotolandole l’una sull’altra. Ruoto il culo sulla sedia per superare disagio e l’insicurezza di questi momenti. Le mollette vibrano provocandomi una sensazione di gradevole dolore ai capezzoli. Ogni movimento che eseguo con lo scheletro, anche il più minuscolo, genera su una piacevole sensazione di benessere. Sono eccitato, molto eccitato.
Tocco fuggevolmente la cappella con le dita. Un tremore percorre da capo a piedi il mio corpo. Insisto nel toccarmi. Le mani mi tremano. L’esercizio stimola tutti i miei sensi. Scuoto il costato e le mollette oscillano senza staccarsi dai capezzoli. Smetto di scrivere per occuparmi del mio cazzo. Arrotolo le dita attorno al membro. Incomincio a masturbarmi facendo scorrere la mano molto lentamente.
Mi hai visto farlo infinite volte, mentre ti toccavi il clitoride in mia presenza. La tua mano o quella di chiunque altra donna non saprebbe trasmettermi le stesse emozioni di cui sono capaci le mie dita. Ma il piacere che sai trasmettermi nel blandirmi i capezzoli, specie quando li succhi e li mordi, solo tu sai offrirmelo.
Ho il cuore in gola. Lo scotimento delle mollette, provocato dal movimento del braccio con cui mi masturbo, suscita in me una grande voglia di eiaculare.
Sfioro con le dita la superficie della cappella ed esercito una leggera pressione sull’esile pelle. Godo! Godo nello strofinarla in questo modo. Ho l’acquolina in bocca. Potrei godere all’infinito, toccandomi senza mai venire.
Stasera non ho voglia di prolungare questo piacere. Afferro la molletta applicata ad un capezzolo ed inizio a muoverla stirando la carne su cui è saldata. Con l’altra mano esercito una maggiore pressione sull’uccello e proseguo a masturbarmi. Sono accaldato. Madido di sudore. L’orgasmo tarda a venire. Lo scroto è gonfio all’inverosimile. Le natiche mi si rapprendono. Ho le gambe che tremano. Sto per venire. Vengo...
Lo sperma fuoriesce a spruzzi dall’uretra riversandosi sull’addome. Il liquido filamentoso tracima dalle dita adagiate sulla cappella, unica barriera alla sborra che defluisce sui peli del pube. Resto immobile sulla sedia con la schiena piegata all’indietro. Cessano anche gli ultimi spasmi dell’uccello. Chiudo gli occhi e riprendo a respirare.
Sul monitor è scomparso il testo della lettera che sto scrivendoti. Al suo posto sono apparsi i pesciolini dello screen saver. Forse è destino che questa e-mail non debba giungerti mai. Levo le mollette dai capezzoli e spengo il computer. Domani è un altro giorno, chissà se sarai ancora qui con me.

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