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il ristorante cinese

Letto: 1197 volte | Commenti: 0 | Postato il: 04-11-2005

Il mio lavoro consiste nel riparare le macchine per il caffè di bar e ristoranti, il lavoro mi piace perché sono sempre a contatto con persone diverse e posso tranquillamente scambiare qualche parola. Un pomeriggio di circa un mese fa avevo quasi finito le manutenzioni programmate per quel giorno quando mi chiama la segretaria della ditta dicendomi che sarei dovuto andare urgentemente al ristorante Xyz in via Xyz, un nuovo cliente e quindi dovevo fare bella figura.
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Alle 16,30 arrivo sul posto e vedo che si tratta di un ristorante cinese, suono il campanello per 3 o 4 volte senza risposta, stavo per andarmene quando da una finestra appena socchiusa sento "Chi è? Chiuso adesso, aperto sei e mezzo" "Sono il tecnico della ditta Xyz, sono venuto a riparare la macchina del caffè" "OK aspetta".
Dopo un paio di minuti sento aprire la porta ed entro, nel ristorante c’erano due ragazze di un’età indefinibile che stavano facendo la pulizie e preparando la sala per la sera, una mi viene in contro e mi spiega con non poche difficoltà che la macchina del caffè perde acqua quando si usa il secondo erogatore.
Inizio ad aprire la macchina e sento che la due parlano fra di loro ridendo e guardandomi di nascosto, sul momento non do peso alla cosa e proseguo con il mio lavoro, dopo una decina di minuti dalla cucina si sente una voce e la ragazza che mi aveva aperto corre nel retro e torna con una cassa d’acqua da mettere nel frigorifero sotto al banco.
Ero chinato per vedere da dove usciva l’acqua quando sento a pochi centimetri da me "Scusa io passare un minuto", mi alzo e mi accosto alla macchina dandole le spalle, lei passa strisciando il suo seno piccolo e sodo sulla mia schiena, la cosa mi incuriosisce perché anche se dietro al banco bar non c’è molto spazio lei è molto minuta e sarebbe dovuta passare agevolmente, continuo il mio lavoro mentre lei è ad un metro da me accovacciata davanti al frigorifero, i nostri sguardi si incrociano ogni tanto quasi per caso e lei sorride.
Finita la prima cassa d’acqua mi chiede ancora di passare, questa volta mi alzo e do le spalle alla macchina del caffè, lei passa di spalle lentamente e quando arriva proprio davanti a me sento che spinge il culetto in dietro strisciandosi, prende delle lattine e ripassa, io mi metto ancora come prima e lei ripete il giochino ma questa volta quando è davanti a me le afferro le due tettine accarezzandole da sopra i vestiti, lei gira la testa e mi sorride.
Continuo a lavorare anche se la guardo di continuo, lei finisce con le bibite e dice qualcosa all’altra ragazza che parte per pulire il bagno, quando passa davanti a me è girata di fronte, si abbassa, mi apre la patta dei pantaloni, me lo tira fuori ed inizia a leccarlo come se fosse un gelato poi lo mette in bocca mentre mi massaggia le palle con una mano e con l’altra sotto la gonna, dopo una decina di minuti di quel trattamento sento che stò per venire e l’avverto ma lei succhia ancora di più e le vengo in bocca, lei manda giù tutto e si alza per baciarmi, le nostre lingue si intrecciano.
Adesso però voglio ricambiare il favore, mi abbasso e infilo la testa sotto la gonna, raggiungo un paio di mutandine bianche ma umide al centro, le prendo per i bordi e le faccio scendere fino ai piedi per toglierle, lei alza una gamba e la mette sulla mia spalla, inizio a baciare e a leccare l’interno coscia di una e dell’altra gamba evitando di proposito la sua fighetta con un ciuffo di peli radi e ben curati, poi piano piano mi avvicino sempre di più al suo bottoncino e quando lo raggiungo le sfugge un sospiro di soddisfazione, continuo a leccarlo e a succhiarlo mentre con un dito le massaggio il suo buco più stretto senza entrare, la sento contrarsi e tremare come una foglia e mi innonda di miele la faccia, sentiamo dei passi e ci ricomponiamo.
Finisco di rimontare la macchina faccio la ricevuta e torno in azienda, appena arrivo la segretaria mi chiede visto che è un nuovo cliente se ho fatto un bel lavoro e le rispondo che a me è sembrato ottimo.

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