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| La candela
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Postato il: 10-11-2005
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Ho smesso di studiare in seconda superiore, non ne avevo voglia, e volevo avere dei soldi tutti miei. Cercai lavoro, e lo trovai come operaia in un’industria di carte abrasive. Ormai sono tre anni che lavoro lì e onestamente mi piace anche. Sono fidanzata da un anno e mezzo, e non so come andrà a finire, però lui è carino e ci sto bene insieme.
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| A mensa e negli spogliatoi capita di scherzare fra dipendenti, e un collega, un uomo sulla cinquantina era molto tempo che mi diceva, scherzando, che mi avrebbe fatto fare volentieri il gioco della candela. Tutti in fabbrica siamo incuriositi da questa storia ma lui non ha mai spiegato niente. Una sera, mentre eravamo negli spogliatoi insisteva con questa cosa, e io gli chiesi cosa si dovesse fare per sapere di cosa si trattava. “Se sei proprio curiosa, stasera vieni a casa mia e te lo faccio vedere che cos’è”. “Stasera si potrebbe anche fare, il mio ragazzo è alle prove della banda…… verso le 22??”. “Ti aspetto”. Ero tranquillissima, perché Antonio, il collega, era una persona considerata molto seria non solo al lavoro ma anche in paese. Era separato da una diecina di anni e viveva solo. Arrivai da lui con un po’ di anticipo e mi fece accomodare in un salottino dopo avermi fatto togliere il giaccone. Pochi minuti dopo era da me, mi offrì da bere e accettai e si sedette accanto a me sul divano. “Allora Antonio che cos’è il gioco della candela???”. “Cara Caterina, è un gioco che si fa ma non si spiega”. “E allora facciamolo sono venuta apposta”. “Io te lo posso anche fare ma il tuo ragazzo è contento???”. “Che c’entra il mio ragazzo??? Ho capito solo sesso???”. “E’ una cosa particolare, sarai tu ad un certo punto a scegliere se sesso oppure no”. “Non ne capisco niente, ma la cosa mi intriga. e si può provare???”. “Certo, basta che tu lo voglia”. “Quasi, quasi ci proverei…… ma è divertente???”. “Secondo me moltissimo, basta avere voglia di divertirsi”. “E va bene, proviamo”. “Però devi fare all’inizio tutto quello che ti dico io”. “Va bene, obbedirò”. “Vieni andiamo nella cameretta dove dormivano i ragazzi”. Lo seguii con il cuore in gola. Nella cameretta c’era un letto matrimoniale, senza testata, appoggiato a una parete. In alto nella parete due ganci a muro, nei quali Antonio legò due cordicelle di seta. “Allora Caterina, spogliati tutta”. “Tutta????”. “Se vuoi provare il gioco sì, tanto in mutande ti vedo tutti i giorni non cambia poi molto”. Iniziai a spogliarmi e anche se mi vergognavo restai completamente nuda. “Adesso sdraiati sul letto al contrario e appoggia le gambe alla parete in modo che possa legarti le caviglie alle cordicelle”. Mi ritrovai con le gambe divaricate e con il sedere molto più in alto rispetto al letto, in una posizione per niente comoda. Poi mi prese le mani e le legò alle sbarre del letto. Ero praticamente bloccata. Antonio andò ad un cassetto ed estrasse alcune candele non lunghissime ma di diversa circonferenza. “Adesso Caterina devo verificare quali di queste è adatta per la tua topina. Mica sei vergine??”. “No”. Iniziò a sfregarmi un po’ la fichetta e poi l’aprì, vi introdusse un dito e poi anche un secondo. Li mosse dentro cercando di allargare, quindi li sfilò e prese una candela abbastanza di circonferenza grossa e me la infilò dentro. La spinse delicatamente ma con decisione fino a che non arrivò al capolinea. La lasciò: “Non sta perfettamente in verticale, ce ne vuole una più grande”. La tolse e ripetè l’operazione con una ancora più grossa. “perfetto questa è quella che ci vuole per te. Adesso comincia il gioco. Io l’accendo e lentamente la cera calda sai dove ti cola??? Ovviamente più la candela si consuma più sentirai calore. Da questo momento io ti metto un campanello in bocca, se non lo suonerai io spengerò la candela solo un attimo prima che ti prendano fuoco i peli, se lo suonerai spengerò subito la candela e la sostituirò con il mio attrezzo. Sei pronta???”. “Ma sento male?????”. “E tu suona. Se non vuoi tradire il tuo ragazzo soffri….”. Mi mise un campanellino in bocca e accese la candela. Quindi si sedette sul letto vicino a me. Io cercavo di trovare il modo per espellerla, ma in quella posizione era impossibile: la candela era ben piantata dentro di me. Passarono diversi minuti, non so quanti e la cera ancora non era arrivata alla mia pelle. Poi, dopo un bel po’ arrivò la prima colata. Era appena tiepida e non mi dette noia. Poi con il passare dei minuti il calore iniziò ad aumentare e io fui presa da due diverse sensazioni. Una di sofferenza perché il calore aumentava e mi dava l’impressione che mi lacerasse i tessuti della passerina, l’altra di profondo immenso piacere, perché nel sesso la sofferenza produce piacere. Iniziai anche a respirare un po’ affannata. Antonio, senza mai togliermi gli occhi da dosso, si alzò e lentamente si spogliò tutto, mentre il calore aumentava sempre di più. Si mise in ginocchio di fianco a me e con una mano iniziò a masturbarsi lentamente, avendo cura di scappellare bene il suo uccello per farmi vedere cosa mi aspettava, con l’altra mano iniziò a toccarmi le tette. “ Vuoi che lo spengiamo l’incendio??? Guarda Caterina questo idrante è pronto per te”. Le sue carezze divennero sempre più forti, adesso mi prendeva la tetta e la stringeva, poi pizzicava forte i capezzoli, mentre iniziavo a non resistere più il calore nella fica, e cresceva a dismisura il desiderio di essere scopata. Mossi bruscamente la testa e feci suonare il campanello. lentamente si alzò e andò fra le mie gambe. Un soffio e la candela si spense. Poi lentamente la sfilò. Senza dirmi niente mi liberò dai legacci e mi portò in bagno. Tappò lo scarico della vasca e iniziò a farvi entrare acqua fredda. Quando ce ne fu un bel po’ mi fece entrare e mi masturbò ferocemente dentro l’acqua. Poi uscìì, mi fece appoggiare al bordo della vasca tutta piegata in avanti e da dietro mi penetrò. ne avevo talmente voglia che con una mano iniziai a masturbarmi il grilletto: volevo godere tanto e subito. Mugolavo e cercavo di assecondare la sua pompata per sentire il suo cazzo sempre più dentro. Venni in modo osceno, portai addirittura la mano dal grilletto alle sue palle e iniziai a stringerle. Aumentò sempre di più il ritmo e la forza e quando stava per esplodere mi chiese se poteva. Dissi di sì e mi inondò con la sua calda crema. Mi lavai e poi mi rivestii. “Allora Caterina che ne dici del gioco della candela?? Ti è piaciuto??”. “Sì”, risposi, ma non l’ho più rifatto. |
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