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DIARIO

Letto: 375 volte | Commenti: 1 | Postato il: 25-11-2005

Inserirò qui le nostre avventure "attuali", man mano che le viviamo. A parte, e compatibilmente con il tempo che ho, scriverò altri articoli per descriverci un pò e per raccontare come siamo arrivati fino a questo punto del nostro "percorso erotico".

 

25 Novembre 2005

Ieri sera, mi sono, come al solito, fermato in un' area di sosta, in autostrada, per permettere a Francesca di cambiare gli anonimi vestiti quotidiani con una mise estremamente sexy. Le avevo comprato una nuova camicetta nera trasparente e lei la indossò subito. Il risultato è stato migliore di quanto avessi previsto: non solo era trasparente, ma anche molto, molto aderente e, lasciando slacciati i bottoni fino a quello all' altezza del diaframma, il suo seno era, si e no, coperto, mentre i capezzoli erano appena appena velati dal tessuto. L'  effetto era soddisfacente.

Oltre alla camicetta, le suggerii di indossare una minigonna "a portafoglio", autoreggenti nere e stivali col tacco alto. Ovviamente, niente biancheria intima.

Al Pub, la serata era fiacca. Novembre, per le riviere, è il mese peggiore, quello più sonnacchioso. Pochi avventori: cinque o sei davanti a quelle ipnotiche macchinette mangiasoldi che ormai sono dappertutto, un paio di ragazzi al bancone stavano finendo di bere la loro birra; ad un tavolino una coppia, con lei bionda, discuteva animatamente. Ad un altro tavolo, a ridosso del bancone, sedevano tre ragazzi, uno più "anziano", intorno ai 35 anni e gli altri due molto più giovani, diciamo sui venticinque. Decidemmo di sederci sugli alti sgabelli davanti al bancone, a non più di un  paio di metri dal terzetto. La serata era fredda, ed anche all' interno del locale la temperatura non era per niente elevata, perciò permisi a Francesca di tenere il trequarti imbottito che l' aveva riparata durante il tragitto dalla macchina al locale. Lei, senza che io glielo dicessi, fece scorrere la lampo e lo aprì completamente. Potei così ammirare per bene il mio ultimo acquisto. Metà seno era scoperto mentre i capezzoli erano sì, formalmente coperti, ma, osservando di sbieco, io vedevo benissimo quello del seno destro. Ordinammo da bere e sorseggiammo, chiacchierando piacevolmente del più e del meno, le nostre bevande. Dopo circa 10 minuti, Francesca decise di togliere il soprabito. Allargando le braccia per liberarle dalle maniche, la "scollatura" si ampliò ulteriormente e un capezzolo usci all' aria aperta. Davamo le spalle al terzetto, per cui non avevano visto lo "spettacolino".  Quello che però non potevano non vedere era la coscia sinistra che, accavallata sulla gamba destra, mostrava, grazie al generoso spacco della gonna, una abbondante porzione di pelle nuda, ben oltre la fine del pizzo della calza. Con fare noncurante posai la mano destra sulla gamba e risalii fino all' inguine. Qui, però, non incontrai la morbida pelle del pube depilato ma...l' elastico delle mutandine di cotone. La guardai con aria a metà fra il meravigliato e il contrariato e lei, dopo qualche secondo,capì. Prese la borsa e si precipitò alla toilette.

Quella mancanza sarebbe stata punita, e Francesca lo sapeva. A sua parziale attenuante, c' era il fatto che, oltre a non essere agevole cambiarsi nell' abitacolo di una macchina, per tutto il tempo eravamo stati disturbati, nell' area di sosta,  da un "carosello" di macchine e camion che, con i fari accesi, cercavano (e ci riuscivano) di vedere quel che accadeva all' interno.

Questo avrebbe diminuito la punizione, ma non l' avrebbe cancellata. La prossima volta, inesorabilmente, scatterà la sanzione che, per il momento, non so in cosa consisterà.

Dopo un paio di minuti, lei ritornò: si era ridata il rossetto e, come constatai appena seduta, si era tolta le mutandine.

I tre, senza degnarla di uno sguardo, uscirono a fumare. A quel punto, a parte i soliti "drogati" delle macchinette, eravamo rimasti solo noi due, per cui finimmo di bere, pagammo e ce ne andammo.

Raggiunta la macchina, le dissi di sedersi nel divano posteriore. Era un "gioco" che praticavamo da poco e, come tutte le novità, lo trovavamo eccitante. Il giochino era molto semplice: mentre io, lentamente, guidavo, lei, più o meno spogliata, si masturbava.

Passammo per tre piccole cittadine ma Francesca non riusciva ad eccitarsi. Troppo poca, o niente del tutto, gente, in giro, per cui la sua esibizione era praticamente inutile.

Le chiesi, allora, se voleva che la facessi godere io e lei, con molto entusiasmo, accettò. Mi recai in un parcheggio dove più di una volta avevamo notato la presenza di guardoni. Ieri però, anche quelli, vista la serata fredda e ventosa....latitavano. C' era solo una macchina, ferma ad una decina di metri. La brace di una sigaretta che, ad intervalli regolari, ardeva o languiva rivelava la presenza di una persona.

Feci scorrere in avanti i sedili anteriori e raggiunsi Francesca. Le dissi di spogliarsi completamente (escluse le calze e gli stivali) e, inginocchiatomi, cominciai a leccarla con gusto e passione. Malgrado la posizione non agevole, le sollevai il culo con le mani e, dopo aver a lungo leccato il buchino, insalivandolo per bene, inserii la prima falange del medio, e mi fermai, continuando a leccarle la fica, alternando linguate e succhiate al clitoride. Ben presto lei, muovendo il bacino, introdusse il dito fino alla radice. Io, delicatamente, lo mossi, ripiegato leggermente,  verso la fica, facendo alla stessa una carezza dall' interno. Venne con un orgasmo intensissimo, sollevando ripetutamente il bacino mentre io, in quello spazio angusto, facevo fatica a seguirla, continuando a leccarla per prolungare il più possibile il suo orgasmo. Finalmente, si accasciò sul divanetto, le gambe larghe. Io però, non mi fermai: continuai e leccarle la fica, resa ora più "gustosa" dalla copiosa fuoriusciuta di umori. Percepivo dei movimenti del busto e, ad un certo punto, la sentii aprire la portiera: un paio di mani le accarezzavano i seni, le cosce mentre io continuavo la mia azione. Il buchino era completamente rilassato e decisi di aggiungere l' indice al medio. In pochissimo tempo lei ebbe un altro orgasmo. A quel punto, tolsi le dita e mi rialzai. Vidi un paio di pantaloni abbassati e un cazzo eretto. Il tipo continuava, con molta delicatezza, ad accarezzare Francesca che, riavutasi dal breve intorpidimento dovuto agli orgasmi, prese a succhiarglielo (mi dirà poi che lo stava già facendo mentre io la leccavo, e che questo la aveva fatta eccitare moltissimo). Io presi la digitale e scattai qualche foto, finchè lui, in brevissimo tempo, non le si scaricò in bocca.

Francesca lo ripulì con la bocca. Lui, con un "ciao", si allontanò, dirigendosi verso la sua macchina.

Apro una parentesi per precisare che, a meno che ciò non avvenga in modi o circostanze degni di essere riferiti non citerò i miei orgasmi. Dò per scontato che non siano di nessun interesse.

Chiesi a Francesca se voleva cambiarsi e passare davanti o se preferiva restare...dove e, sopratutto...come era. Lei disse che preferiva restare lì, però ricoprendosi alla bell' e meglio. Capii così che lei non era ancora soddisfatta...e me ne rallegrai. Appena passato il casello, ricominciò a masturbarsi. Sapendo che la possibilità di essere vista era la molla che faceva scattare la sua eccitazione, tenni una moderata velocità e, durante i frequenti attraversamenti delle lunghe ed illuminate gallerie, cercavo di affiancare, in un lungo sorpasso, i tir che incontravo nel cammino. Uno, spagnolo, continuò per qualche kilometro a lampeggiare, segno che aveva visto e che quel che aveva visto gli era piaciuto. Con un suv BMW facemmo, fino ad un bivio che separò le nostre strade, un "giochino" che consisteva in continui, reciproci sorpassi a bassa velocità.

 

 

 

Francesca ebbe un altro "sconvolgente" (la definizione è sua) orgasmo. A quel punto, un pò per stuzzicarla, ma pensando in un suo rifiuto, le chiesi se, per caso, non preferisse che, invece di uscire al solito casello, lasciassimo l' autostrada ben prima, raggiungendo la nostra destinazione su strada normale, il che avrebbe comportato l' attraversamento di (quasi) tutta la città.

Lei accettò e, mentre io scattavo ancora qualche foto ricominciò a masturbarsi, eccitata da quanti (soprattutto in moto) avrebbero potuto vederla. Non si fermava neppure quando eravamo fermi ai semafori rossi. Ebbe l' ultimo orgasmo della serata quando, fermi in seconda fila davanti ad un locale ancora aperto, masturbandosi, praticamente nuda e strizzandosi le tette, guardava verso un gruppetto di ragazzi e ragazze che erano fuori dal locale per fumare.

 

             6 DICEMBRE 2005

Ed ecco arrivata la sera della punizione. Ho avuto tempo per pensare alle modalità con cui questa si sarebbe dovuta esplicare, ed ho scelto per un mix di umiliazione e dolore fisico.

Innanzitutto, ci siamo appartati in un luogo tranquillo. Qui, Francesca si è spogliata completamente. Io le ho "legato" i seni, prima con svariati giri di nastro adesivo, poi con un sottile cordino. Ho atteso che i capezzoli fossero ben "distesi" per via del gonfiarsi dei seni e, preso un ago da siringa, li ho, sia pur leggermente, incisi tutto intorno, disegnando una strettissima spirale fino alla punta. Qui ho praticato una ventina di piccoli fori, esercitando con l' ago un' azione battente. Fatto ciò, li ho abbondantemente irrorati con alcool in cui avevo fatto macerare due pezzi di peperoncino piccante. Non contento di ciò, ho più volte passato e ripassato i due pezzi di peperoncino sui capezzoli. L' ho fatta poi "rivestire" con un paio di autoreggenti nere, un giaccone molto corto di lana nera e....nient' altro. Dopo circa venti minuti siamo arrivati al pub e ci siamo seduti sugli alti sgabelli del bancone.

C' era parecchia gente, sia ragazzi che ragazze. Ho detto a Francesca di slacciare i primi due bottoni, così che, attraverso la scollatura, si potessero intravvedere i seni nudi e, sopratutto, i capezzoli, rossi e gonfi per il trattamento a cui li avevo sottoposti

Le ho poi detto per due volte di andare al bagno a darsi il rossetto. Per recarsi alla toilette, doveva passare in mezzo agli avventori, sia seduti che in piedi.

Forse Francesca pensava che la punizione fosse finita, ma non era così....anzi.

Usciti da locale ci siamo recati al solito parcheggio. C' erano solo due macchine. Aspettai qualche minuto, pensando che ne sarebbero potute arrivare altre, ma non fu così. Allora feci scendere Francesca e, arrivati ad una delle palme del giardino, ben visibile dal parcheggio, le feci "abbracciare" l' albero e le legai le mani.

Fatto questo, le ho sollevato il giaccone fin quasi alle spalle, rivelando così la sua nudità. Con due spille da balia ho fissato al giaccone un cartello che avevo preparato, con la scritta, ben visibile in rosso "SONO UNA TROIA".

   

  

A quel punto, da una delle due macchine è sceso un uomo e, lentamente, si è avvicinato fino a fermarsi a circa tre metri da noi.

Come se nemmeno esistesse, ho preso la frusta e ho iniziato a colpire Francesca sul culo.

Quando ho ritenuto che la lezione fosse sufficiente, siamo risaliti in macchina. Qui le ho detto di togliersi il giaccone e così, nuda a parte le calze, ci siamo, lentamente, mossi. Guardando nello specchietto retrovisore ho visto che una macchina ci seguiva. Siamo arrivati ad un posto solitamente tranquillo, e la macchina si è fermata dietro di noi, spegnendo i fari.

Allora, ho detto a Francesca di scendere, così com' era e di salire sulla macchina del tipo dicendogli, con un bel sorriso: "Ciao, sono una troia. Vuoi che ti faccia una bella pompa o mi vuoi inculare"?

Il tipo ha scelto il pompino e, in poco tempo, le è venuto in bocca. Francesca ha ingoiato tutto e poi gli ha, con molta accuratezza, ripulito il cazzo.

Credo proprio che, d' ora in avanti, Francesca starà MOLTO attenta a non commettere errori che le procurino un' altra punizione.

 

 

 

 

 

    


Commenti del post

Grandiosi
Inserito da sensation il 25-11-2005.
Devo dire che leggere il vostro diario a scatenato la mia fantasia, tornero a leggervi ogni volta che posso.

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