Climaticamente maggio non era iniziato sotto i migliori auspici. La temperatura si manteneva bassa, e Francesca non poteva dare il meglio di sè esprimendo le sue notevoli potenzialità all' aperto. Avevamo avuto un paio di incontri con ragazzi che Francesca aveva agganciato in qualche Pub, ma si erano rivelati tutto sommato deludenti, sia per lei che per me. Stretta fra i due, sul divanetto posteriore della macchina, aveva fatto tutto il possibile, ma con scarsissimi risultati. Nel corso del secondo di questi incontri, mi ritrovai addirittura a sbadigliare di noia mentre, all' aperto, fotografavo i corpi seminudi. Eppure....d' accordo, le prestazoni dei ragazzi non erano state delle migliori, ma non era quello l' unico motivo della mia insoddisfazione, nè il principale. Inutile girarci intorno, il ricordo di Francesca che subiva l' azione di chi l' aveva brutalmente sodomizzata, i suoi gemiti che, per quanto soffocati, non potevano essere confusi con espressioni di piacere...mi perseguitava. A mantenere vivo il ricordo c' erano poi le foto che avevo scattato e che, ogni giorno, guardavo e riguardavo. Volevo rivivere ancora le stesse sensazioni ma, prima, "dovevo" sapere cosa ne pensasse Francesca. Di quella sera non avevamo mai parlato. Io provavo un vago senso di colpa nei suoi confronti, anche se sapevo benissimo che lei non era tipo da subire passivamente prevaricazioni o violenze di alcun tipo. Decisi che avrei affrontato la questione appena si fosse presentata l' occasione propizia. Così, una sera, mentre le stavo leccando la fica, scesi fino al buchino, insalivandolo bene e, con un colpo solo, le infilai il medio in culo, fino alla radice. Lei si irrigidì e mosse il bacino all' indietro, come se volesse sottrarsi alla penetrazione. Sollevando la testa dal suo pube, le dissi: "Che c'è, troia, non ti piace? O forse è troppo piccolo...o troppo corto? Certo non è il cazzone di quello che ti ha sfondato il culo in passeggiata. Quello ti piaceva, vero? Ti ho visto come ti facevi inculare, sai? Sembravi proprio una vacca. " Non attesi risposta e ricominciai a dedicare tutta la mia attenzione ed abilità alla sua fica. Ora percepivo chiaramente il gusto asprigno e piacevolissimo dei suoi umori. Da come muoveva il bacino, spingendolo contro la mia bocca e, nel contempo, accogliendo al massimo il dito che le stavo muovendo in culo, capivo che l' orgasmo era imminente. Quando cominciò ad inarcare il bacino estrassi il dito e, subito dopo, infilai con decisione indice e medio, muovendoli come se la stessi inculando. Finito l' orgasmo, tolsi delicatamente le dita e: "Bhe...ti è piaciuto?" le chiesi. "Mah...sì...perchè me lo chiedi?" "Sai, visto che ti avevo accennato a quel rapporto anale (quando parliamo al di fuori di situazioni erotiche, ci viene naturale usare un linguaggio quasi asettico)...niente di più di una curiosità ma....ecco volevo sapere se la cosa ti aveva eccitato particolarmente." "Vuoi sapere se ho goduto perchè me ne hai parlato? No, avrei goduto ugualmente....però...ho avuto un orgasmo molto intenso, pensandoci. Alla fine mi sembrava proprio di essere sodomizzata come quella sera e...il piacere è stato veramente squassante."
Avevo capito benissimo quel che voleva dire. ma finsi di aver frainteso: non volevo lasciar cadere il discorso. "Vuoi dire che quella sera...ti è piaciuto?" "Bhe..no...non tanto, sul momento. Però mi è capitato di ripensarci e di eccitarmi. Pensa che una sera, mentre facevo sesso con mio marito, non mi riusciva proprio di eccitarmi. Mi son messa a pensare a quello che mi stava sodomizzando e ho avuto un orgasmo quasi istantaneo. D' altronde, come sai, ai primi posti delle fantasie erotiche delle donne c' è proprio quella di subire una violenza sessuale. Ma ora...basta parlare...voglio farti godere, voglio che mi riempi la bocca di sperma....voglio berlo tutto."
Sapeva che mi eccitava, sentirglielo dire ma non immaginava di trovarlo già...pronto. Di solito, l' erezione avveniva al calduccio della sua bocca. "mmmhhhh----già pronto, ehhh??. Qui gatta ci cova." E iniziò a succhiarlo. "Veramente - colsi al volo l' occasione - non si tratta di una...gatta ma di te. Sai anch' io mi sono eccitato, ripensando a come eri...bella mentre quel tipo ti inculava. Bellissima...veramente. Eri lì....completamente nelle sue mani, e lui faceva di te quel che voleva...è veramente eccitante... Dì - aggiunsi- non ti dispiace che questi...pensieri mi eccitino?" "Gno...gno." Rispose con la bocca piena del mio cazzo che in pochi secondi, mentre rivedevo mentalmente il momento in cui il tipo toglieva il cazzo dal culo per infilarglielo, quasi di forza, in bocca, esplose in un violento orgasmo, proiettandole in gola una copiosissima sborrata che, come al solito, lei ingoiò fino all' ultima goccia." Nei giorni seguenti, certe frasi di Francesca continuavano a tornarmi in mente: dovevo interpretarle alla lettera, o non rappresentavano piuttosto un implicito incoraggiamento a proseguire sulla strada appena imboccata? Per esempio, quando mi aveva detto che l' esperienza della sodomizzazione non le era "tanto piaciuta"...."sul momento"....aveva semplicemente risposto alla mia domanda? O si potevano interpretare le sue parole nel senso che, comunque, l' esperienza si era rivelata positiva e, dunque si poteva ripetere? E quando aveva detto (senza che ve ne fosse un reale bisogno) che una delle fantasie erotiche femminili più gettonata era proprio quella di subire una violenza sessuale...aveva semplicemente citato una statistica? Oppure...basta con le congetture, ero deciso a dare al più presto una risposta a questi dubbi. E finalmente, venne la sera in cui il marito faceva il turno di notte e lei andava a dormire dalla mamma vedova. Eravamo ormai a fine maggio e la temperatura stava finalmente rispettando la stagione. La andai a prendere come al solito, quando dormiva dalla mamma, ma, invece di fermarmi nella solita area di sosta per permetterle di cambiarsi, proseguii fino all' autogrill ubicato prima del consueto casello di uscita.
Il parcheggio era quasi deserto. Mi fermai e passai a Francesca gli indumenti (pochi e succinti) che avevo scelto per quella sera e le dissi di non cambiarsi "pezzo a pezzo", ma di spogliarsi completamente e aspettare il mio consenso, prima di rivestirsi. Era ormai completamente nuda, quando un paio di fari si avvicinò velocemente, e un' auto di grossa cilindrata si fermò a due posti di distanza rispetto a noi, sulla nostra destra. Il passeggero accese la luce interna ed iniziò ad armeggiare col telefonino. Lo osservai: sui 35, accenno di baffi e pizzetto ben curati. Sì...poteva andare o, almeno, si poteva provare. Feci avanzare la macchina di circa un metro, quel tanto che bastava ad entrare nella visione periferica del tipo che continuava a telefonare. Per meglio attirare la sua attenzione, aprii lo sportello del vano portaoggetti. La debole luce illuminava Francesca nella sua nudità. Ora poteva infilarsi la gonna. Per farla passare sotto il sedere doveva inarcare la schiena, e questo movimento avrebbe fatto sì che i suoi seni sarebbero stati agevolmente visibili dall' esterno. Le dissi di rimanere ferma in quella posizione, pensando che il tipo la notasse. A quanto pareva, però, la telefonata era così importante da assorbire completamente la sua attenzione.
L' ultima cosa che volevo era perdere tempo: o il tipo ci stava o no. Decisi per una...tattica che avrebbe dato una risposta, nell' uno o nell' altro caso. Fattale indossare una corta e trasparente maglietta, dissi a Francesca di scendere dalla macchina e, fingendo di avere problemi con la lunga zip della gonna, mostrare tutto il possibile. Finalmente, il tipo parve risvegliarsi dal torpore. Mentre io facevo finta di nulla, si mise a fissare Francesca che, con studiata lentezza, mostrava la coscia e, spostandosi verso la sua sinistra, anche il culo, "scoperto" da un ridotto perizoma nero. Le dissi che ora poteva risolvere il problema con la cerniera e risalire in macchina.
Appena fatto, misi in moto e, molto lentamente, mi avviai. Nello specchietto vidi che la macchina del tipo ci seguiva.
Imboccai l' uscita. Bene...era sempre lì. Sempre lentamente, e sempre tallonati dall' altra macchina, arrivammo al parcheggio.
Ci fermammo. Il tipo si affiancò ad una decina di metri di distanza e spense il motore. Visto che eravamo soli, decisi di non indugiare neppure un minuto: mi slacciai i pantaloni e dissi a Francesca di inginocchiarsi sul suo sedile e di succhiarmelo. Così facendo, era agevolmente visibile dall' altra macchina ma io, tanto per fugare ogni possibile dubbio su quali fossero le nostre intenzioni, sollevai la gonna e, accarezzandole il culo, accesi la luce interna.
Vidi accendersi la luce dell' altra macchina e il tipo uscirne e avviarsi verso di noi.
Si fermò all' altezza dello sportello di Francesca. Lei uscì e lo invitò a sedersi, con lei, sul divanetto posteriore.
Il tipo aveva impiegato un pò di tempo a carburare, ma ora si mostrava deciso. Appena seduto, dopo esserci brevemente presentati, si abbassò pantaloni e boxer, mostrando così un cazzo di tutto rispetto per dimensioni e....già completamente eretto. Francesca lo prese subito in bocca, mentre Luca, così aveva detto di chiamarsi, le toccava il culo.
In quel momento, vidi arrivare una macchina che, se non sbagliavo, era quella di....X, quello, cioè, che, ormai quasi un mese prima, aveva inculato Francesca.
Chiesi ai due dietro di interrompere per un momento l' azione.
Quando la macchina ci passò, lentamente, davanti, ebbi la certezza dell' identità del guidatore. Bene, la serata non sarebbe potuta cominciare meglio. Stavo fantasticando su come sarebbe potuta proseguire. Però, il posto in cui eravamo non mi sembrava adatto a quello che avevo in mente. Avrebbe potuto arrivare ancora qualcuno, e rovinare la serata.
Chiesi a Luca se non avesse problemi a lasciare lì la sua macchina e a spostarsi insieme a noi e, avuto il suo ok, Accesi il motore e mi mossi.
Come avevo sperato, X ci seguì.
Il posto dove ci stavamo dirigendo non era lontano. Un paio di minuti e ci ritrovammo alla fine di una stradina di campagna, dove nessuno sarebbe mai andato "per caso", soprattutto di notte.
Scendemmo e Francesca fu messa subito al centro delle attenzioni dei due, che avevano già il cazzo fuori dai pantaloni. Guardando meglio quello di Luca, ora che era in piedi, vidi che le dimensioni erano veramente notevoli: lungo, abbastanza sottile in punta, si andava con regolarità allargando verso la radice. Nelle mia mente vidi Francesca, dopo essere stata inculata da X, accogliere anche, subito dopo, il cazzo di Luca.
Mentre io cominciavo a fotografare, lei, in ginocchio in mezzo ai due, succhiava or l' uno or l' altro.

Purtroppo, Luca venne quasi subito, riempiendole la bocca di sperma, che le imbrattò anche la guancia: mentre glielo stava delicatamente ripulendo con la lingua, X le si mise dietro, in quello che, immaginai, fosse il prologo alla sodomizzazione.
Prima, però, volle farselo succhiare, infilandole il cazzo fino in gola, mentre le dicevi frasi tipo: "Ti piace, ehhh? Sai che sei una troia, vero? Una troia succhiacazzi, una vacca. Appena me lo fai venire duro te lo infilo in culo, zoccola...."
Visto che...aveva finito, Luca si offrì di prendere il mio posto come fotografo. Accettai volentieri: volevo, come raramente mi accade, partecipare all' azione.
Tolsi la gonna a Francesca e, appoggiato alla macchina, le dissi di succhiarmelo per bene, mettendosi "a squadra" con le gambe ben divaricate.
X considerò che la situazione non avrebbe potuto essere più favorevole: ripetè l' operazione di sputarle nel culo e, con una certa brutalità, cominciò ad incularla. Francesca, istintivamente, cercava di sottrarsi a quella penetrazione così violenta, ma io la tenevo ferma, e altrettanto faceva X. Lei non aveva scampo. "Doveva" continuare a succhiarmi il cazzo mentre l' altro la inculava con sempre maggior foga.

Ad un certo punto, coinvolto da una situazione sempre più eccitante, dissi a Francesca di stare ferma, altrimenti l' avrei sculacciata e le avrei strizzato i capezzoli finchè non si fosse calmata.
Cosa che feci, visto che lei tentava continuamente ed inutilmente di divincolarsi.
Dopo poco, non riuscii più a trattenermi e le riempii la bocca di sperma. X continuava ad incularla: Francesca gemeva ma non cercava più di sottrarsi all' azione sempre più brutale.
Lo vedevo armeggiare, ma non capivo cosa stesse facendo, esattamente. Lei, dopo, mi avrebbe detto che lui, oltre al cazzo, le infilava in culo anche un dito, allargandole il buco dal quale faceva fuoriuscire la mazza per poi affondarla fino in fondo con dei colpi secchi.
Finalmente venne anche lui, schizzandole negli intestini una caldissima (a detta di lei) dose di sperma.
Senza dire nient' altro che "ciao", come la volta precedente X salì in macchina e si allontanò.
Accompagnammo Luca alla sua macchina e, salutatici, Francesca ed io passammo due ore di pura, incontenibile passione. Quando arrivammo a casa, era letteralmente distrutta ma felice.
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