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Al Mare

Letto: 3580 volte | Commenti: 0 | Postato il: 29-12-2005

Passò qualche anno e l’estate in cui avevo quattordici anni i miei genitori organizzarono, tanto per cambiare, di trascorrere le vacanze al mare. Solo che quell’anno le mie vacanze non sarebbero state noiose come gli anni trascorsi: avevo un’idea per renderla più eccitante. A quel pensiero il mio cazzo su cui era ormai spuntato un bel ciuffetto di peli scuri si rizzò nei miei pantaloni e il mio viso si imporporò leggermente, mentre un sorrisino beffardo si disegnava sul mio viso.

Giunse il grande giorno e partimmo per il mare. Arrivati nella località dove avremmo trascorso quelli che speravo sarebbero stati i quindici giorni più belli della mia vita, mi scaraventai subito in spiaggia, ansioso di fare nuove conoscenze e di scegliere la mia “preda”.
Dopo aver camminato un po’ sulla sabbia, il mio sguardo venne calamitato da una visione stupenda: sotto uno dei tanti ombrelloni che ricoprivano la striscia di sabbia della riviera, una splendida ragazza, che doveva avere più o meno la mia età, si stava sfilando la maglietta, preparandosi così a sdraiarsi sul lettino per prendere il sole in compagnia di quelli che dovevano essere i suoi genitori; ma quel gesto aveva fatto sporgere in avanti i suoi meravigliosi piccoli e ben proporzionati seni, la cui forma intravedevo benissimo nascosta da quel pezzo di stoffa colorata che li copriva e che aveva l’effetto di suscitare in me un’incontenibile eccitazione. Cercai di contenermi e di pensare a qualcos’altro, anche se non era facile, ma decisi che quella sarebbe stata la mia “vittima”.
Fissai intensamente il mio sguardo su di lei e le “ordinai” di voltarsi nella mia direzione. Lei ovviamente lo fece e mi squadrò con uno sguardo incuriosito, chiedendosi se forse aveva sentito qualcuno chiamare il suo nome (chissà qual’era?) e se aveva già incontrato da qualche parte il ragazzo che la stava fissando insistentemente. Al che, pronunciai un altro ordine mentale:
“Alzati e vieni verso di me.”
Così fece e quando i suoi genitori le chiesero dove andava lei rispose con tutta la naturalezza di questo mondo che andava a salutare un ragazzo che conosceva. Quel ragazzo ovviamente ero io ma di certo non mi conosceva. Arrivata a due passi da me, si fermò e io le sorrisi gentilmente. Lei ricambiò i sorriso e io, messo insieme tutto il mio coraggio, le dissi:
“Ciao, sono appena arrivato e cercavo altri ragazzi della mia età con cui trascorre il tempo.”
Lei mi soppesò con lo sguardo e rispose:
“Io sono qui già da una settimana e mi sto annoiando a morte, per cui sarò ben lieta di farti compagnia. A proposito, mi chiamo Francesca.” disse porgendomi la mano e sorridendomi. Io le dissi il mio nome e le chiesi se aveva voglia di fare un passeggiata sulla spiaggia.
“Volentieri” rispose, così ci incamminammo.
Ad un certo punto arrivammo in una piccola baia piuttosto isolata, in cui la spiaggia non era attrezzata. Era quasi deserta tranne per una coppia di ragazzi sui venticinque anni che si stava godendo un bel pisolino al sole, così le chiesi:
“Ti va se ci fermiamo qui a riposarci un po’?”
“Certo”
Ci sedemmo l’uno a fianco all’altro e ogni tanto cercavo di far cadere il mio sguardo all’interno del pezzo superiore del suo costume da bagno sperando di poter scorgere il colorito roseo di un capezzolo.
“Niente da fare” mi dissi dopo qualche frustrante tentativo andato a male.
“O béh, vorrà dire che ricorrerò al mio solito trucchetto” Così pensai “Togliti il reggiseno”
Pensai che probabilmente questa volta non avrebbe funzionato, ma con mio grande stupore Francesca si voltò verso di me e con un’aria maliziosa mi chiese:
“Non ti dispiace se mi tolgo il reggiseno, vero? Tanto quei due laggiù dormono.”
“Fai pure” dissi “tanto te l’ho chiesto io” tenni quelle parole per me.
Subito uno spettacolo meraviglioso si presentò ai miei occhi: due splendide sfere di carne sormontate da capezzoli leggermente inturgiditi si ersero in avanti appena la stoffa che le imprigionava venne tolta. A quella vista, gli ormoni che a quell’età sono incontrollabili esplosero e il mio cazzo cominciò a gonfiarsi nel costume, che ormai era troppo stretto per contenerlo.
Francesca ovviamente si accorse della mia reazione e con un sorrisino mi disse:
“Se ti imbarazza, posso sempre rimettermelo” Al che io la scongiurai: “No, no ti prego…scusami non so cosa mi sia preso.”
“Non preoccuparti, non c’è nulla di male…non devi preoccuparti…” mi disse con voce suadente e chinandosi leggermente andò a sfiorare con la mano il mio membro divenuto gigantesco. Io la guardai sorridendo e lei ricambiò il mio sorriso.
A quel punto il desiderio si era fatto impellente e non riuscivo più a contenermi, così abbassai il costume, liberando la mia erezione che (con mia grande soddisfazione) ebbe un effetto sorprendente su Francesca, come testimoniò il gemito di sorpresa e di piacere che le scappò dalle labbra. Io le dissi mentalmente:
“Prendilo in mano” e così fece, cominciando una sega meravigliosa per tutta la lunghezza del mio uccello. Dopo qualche minuto trascorso così, decisi di fare la mia mossa e feci scivolare lentamente la mia mano lungo il suo bacino andando a sfiorare delicatamente l’elastico del suo costume: lei mi fissò con uno sguardo carico di desiderio e mi disse semplicemente: “Continua.”
Non me lo feci ripetere e infilai la mano nella stoffa, sentendo la peluria che ricopriva quel frutto succoso, dal quale cominciavano a colare le prime gocce di quel liquido che avevo immaginato di gustare nei miei sogni erotici di allora.
Francesca lasciò per un attimo la presa sulla mia verga, ma quando la guardai deluso, mi rassicurò dicendomi: “Aspetta” e sfilandosi velocemente il costume, liberando così la sua splendida figa sormontata da un ciuffo di peli castani e in mezzo alla quale luccicavano le prime gocce di umori. Subito ricominciò a segarmi, ma a quel punto non ne potevo più, così stavolta fu lei a guardarmi delusa quando mi staccai da lei; ma io le risposi:”Aspetta” con un sorriso sulle labbra e le presi le gambe, divaricandole leggermente, tanto da potermi mettere comodamente in mezzo ad esse. Avvicinai la punta rosa del mio glande scappellato alle labbra della sua figa e lei capì dove volevo andare a parare, così si sporse col bacino in avanti fino a poggiare delicatamente le labbra della vagina alla mia cappella, come in un tenero bacio tra amanti, prima che io infilassi del tutto il mio membro al suo interno, facendole così perdere la verginità e al contempo perdendola io stesso.Un gridolino le sfuggì dalle labbra e io ebbi paura che i due ragazzi sulla spiaggia potessero svegliarsi, ma un rapido sguardo mi convinse che non era successo niente. Però Francesca aveva dipinta sul volto un’espressione di sofferenza e io temevo di averle fatto male, ma mi rincuorai ben presto quando la sua espressione si tramutò da sofferente a goduriosa: infatti le spinte che esercitavo col mio cazzo e che sapevo di dover dare dalle nozioni che mi ero procurato fino ad allora da riviste porno iniziarono ad fare il loro effetto. Ben presto infatti Francesca non riuscì più a contenere i suoi gemiti di piacere e così ci lasciammo trasportare dalle sensazioni che i nostri corpi uniti nell’amplesso ci trasmettevano. Dato che quella era la nostra prima volta entrambi raggiungemmo l’orgasmo abbastanza presto e prima di venire mi ricordai di non aver portato il preservativo, così tirai fuori dalla sua figa il mio cazzo proprio un attimo prima che quest’ultimo liberasse dei copiosi getti di sborra che andarono a ricoprirle la pancia; uno di essi raggiunse anche un capezzolo e io, desideroso di assaporare il gusto dei suoi seni, mi chinai su di lei, appoggiando le mie labbra su quella ciliegina che si ergeva quasi dolorosamente su quella splendida sfera di carne, più bianca rispeto al resto del corpo, strappando a Francesca un ultimo lungo gemito e sentendo sulla mia lingua il sapore del mio stesso
sperma.
Quando mi rialzai, lei mi guardò appagata e mi sussurrò: “Sei pazzo.” “Sì” le risposi con un sorriso e la baciai con tutta la mia focosa passione di quattordicenne.
Tornammo dopo un po’ dai nostri rispettivi genitori e ripetemmo l’esperienza durante i quindici giorni che trascorremmo insieme, scambiandoci poi i numeri di telefono nella speranza di poterla rifare ancora: purtroppo però non ci vedemmo più, ma quella resterà sempre l’esperienza più bella della mia vita, più bella persino di tutte le altre numerosissime esperienze che (anche grazie al mio favoloso potere) ebbi in seguito e che vi racconterò prossimamente...

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