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| Nel Blu
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Postato il: 06-10-2005
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Da giorni ormai, nei momenti meno prevedibili, l'immagine di lei mi tornava davanti agli occhi. Rivedevo la fanciulla e le sue gesta erotiche. La rivedevo scatenata, così come mi era apparsa in quelle scene fatali, mentre fronteggiava i due energumeni. I due le dilatavano l'ano, ci sputavano dentro, affondavanoingola fino ai conati di vomito, la leccavano, offrendo a loro volta sgraziate oscenità alle sue labbra bagnate.
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Pornografia, nient'altro! I due la sfiancavano con ripetute DP, scambiandosi la via, e la sua pelle olivastra luccicava per il sudore, i capelli neri, lunghi, le si appiccicavano a ciocche sulle spalle e tutto il corpo era scosso da sussulti e pareva sciogliersi in quel turbine di dissoluzione. Eppure le mani cercavano ancora, e parimenti la lingua, come se il corpo fosse mercè di una mente depravata e autolesionista, votata a estremi piaceri, ai più violenti desideri. Ma, in fondo, non sono certo che si trattasse di pornografia. Forse era arte, forse… Un tenero sguardo incuriosito puntava i due corpaccioni nudi mentre ella, morbida bambola maledetta, si lubrificava con la vaselina. In quel modo sembrava prepararsi a un nuovo gioco e lo sguardo brillava di curiosità e di una punta insidiosa di malizia.: lei conosceva bene le regole di quel gioco e sovente lo aveva praticato. Il suo sorriso disarmante era il sorriso di ogni donna che veste per gioco i panni della preda: ingenuo e sicuro, osceno e dolcissimo. Sì, probabilmente era arte, godibile, coinvolgente arte. Altro non potevano essere le frasi rotte e riprese, le carezze come schiaffi tonificanti, l'alternarsi ingovernabile di dolore e piacere. In lei esplodeva la vita, e l'esplosione poi si trasmetteva a catena, repentina e inevitabile. Si oggettivava così quella volontà metafisica che è causa di ogni gesto, anzi è essenzialmente ogni gesto, ogni corpo, sempre in affannosa ricerca di un oggetto, in precipitosa fuga dal tedio, ora maligna e dissimulata, ora immediata e voluttuosa. La volontà s'infiammava con fragorose esplosioni e raggiungeva l'apice, per placarsi poi in fugaci istanti di quiete, ripiegando stremata su se stessa. Ma questa è esistenza, è natura, è tormento di tutti, gioia di tutti... Questo è l'Universo: corpi che si attraggono e si respingono con forza terrificante, secondo una volontà cosmica, forse misurabile, giammai definibile; questo è il senso della vita. Arte, certamente arte, naturalmente arte! Fu così che mi misi alla ricerca di Niki Blue. Non sapevo proprio nulla di quella creatura incantevole e cominciai nell'unico modo possibile: consultando quel manipolo di amici registi e in vario modo introdotti nell'ambiente del cinema hard. Quando la vita si avvicina all'arte, lo sguardo oltrepassa l'orizzonte, la voce diviene un urlo cosmico i cui echi spaziano nei cieli, le stelle sono punti di vista. E il Fato, che sempre tende ad avvicinare arte e vita, qualche volta interviene… Mister G mi rispose al telefono in modo affabile e m'invitò a casa sua per il week end: conosceva Niki Blue. Sabato mattina percorrevo le ridenti stradine nel cuore del Chianti, in un saliscendi incantevole per poggi argentati di ulivi, fra i quali d'improvviso si aprivano squarci magici sul Rinascimento, e nella favola entravano il Palazzo della Signoria e quello dei Pitti, Michelangiolo e Filippo Brunelleschi. Mister G, sulla porta, mi abbracciò con affetto. I baffoni spioventi sembravano posti sul suo volto irreale da un diligente scenografo; i suoi occhi, quando sorrideva, seppur quasi sempre socchiusi, emanavano una luce straordinaria. Parlammo a lungo, mentre finivamo di sorseggiare, con il dovuto rispetto, il nostro Tignanello. Io sfogliavo centinaia di fotografie ed ero assalito da scultorei culi rotondi, morbide tette, labbra purpuree… Finalmente lei! Nella foto Niki Blue indossava un abitino nero, liscio e semplice, senza maniche, corto, e soltanto un lieve ematoma su una coscia la rendeva quasi umana. E' la natura che imita l'arte. Lei mi guardava e, ciò che si notava, non era la sua immobilità, una staticità che sarebbe stato logico attendersi, ma al contrario l'impressione che mi si stesse avvicinando, che lentamente le sue labbra pronunciassero il mio nome. Io sillabavo il suo e Mister G mi sorrideva con benevolenza. Una sensualità purissima emanava da quella foto e mi avvolgeva. Avevo provato qualcosa di simile davanti alla Madonna di Edvard Munch, un ritratto carico di un erotismo sulfureo, diabolicamente trascinante… Brividi e sudore. Arte! Arte! Arte! Volevo chiedere a Niki Blue di lasciarmi andare, volevo chiedere a Mister G di portarmi via di lì. Invece fu lui a parlare: "Credo di poterla rintracciare. Mi sembra di capire che ti piacerebbe conoscerla." Si sbagliava. Conoscerla non era più un mero desiderio, una questione di piacere, ma una vera necessità vitale. Il poeta Novalis aveva detto: "Bisogna costruirsi un mondo di Poesia e poi viverci dentro." Il mio mondo non stava più insieme senza di lei, la poesia si scioglieva, quasi fosse di ghiaccio, e quel mondo mi crollava inesorabilmente addosso. Il Fato, Mister G, Novalis, tutti insieme mi condussero da lei. Socchiusi gli occhi e ripensai a quelle scene ossessive. Rividi le dilatazioni anali, eseguite su richiesta gridata del regista, i seni agitati dai rapidi movimenti del corpo, il sudore copioso, la bocca che sgocciolava dopo l'ultimo bj. Riaprii gli occhi e la baciai. Niki Blue era su di me, la sua pelle calda sulla mia, la sua bocca preziosa che mi si offriva, dono inestimabile. Salivamo danzando sulle note di una vecchia canzone di Jacques Breil. E Parigi era sotto di noi, quasi metafora del nostro amplesso, con le lente carezze sinuose della Senna e il gigantesco fallo d'acciaio, eretto da un secolo. Se l'arte ti arriva all'anima attraversando un senso, Niki Blue vi giungeva attraversandoli tutti: i suoi teneri polpastrelli e le sue unghie spietate sulla pelle, occhi negli occhi, il suo madore quale dolce ambrosia, il suo profumo di fiori del male e il suono affranto e sconvolgente dei suoi lunghi sospiri…. M'immergevo nel blu dell'oblio, di cieli ventosi; nel blu della nostra estasi. Ovunque io fossi c'era lei, a condurmi nel blu di un viaggio che non sarebbe mai finito. |
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