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Baby... Douce Fille

Letto: 12997 volte | Commenti: 0 | Postato il: 07-10-2005

Trattasi di un testo francese ad opera di Sadie Blackeyes (sotto questo pseudonimo femminile si cela in realtà Pierre Dumarchey, conosciuto in letteratura anche  con lo pseudonimo di Pierre Mac Orlan). Il volume venne edito a Parigi dall' Imprimerie G. Deberque e fa parte della ricercatissima Collection Des Orties Blanches.
Stupendamente illustrato dal maestro Louis Malteste questo libro contiene numerose incisioni monocromatiche, sui toni del grigio, raffinate ed eloquenti. Il romanzo vero e proprio si compone di centonovantotto pagine, suddivise in due parti, per complessivi tredici capitoli.
Qui tradotte alcune parti del V capitolo.

Era passato qualche giorno da  quando la signorina Clara Kelb aveva sorpreso le due allieve davanti allo spettacolo in questione, spettacolo sconveniente al massimo. May ed Helen,  ciascuna separatamente, erano state rinchiuse in due celle di punizione in attesa del loro castigo che sarebbe stato severo ed umiliante.
La signorina Clara Kelb, insegnante in questa “casa”, era una graziosa signorina proveniente da un’ottima famiglia. Sculacciatrice per istinto, aveva perfezionato la propria educazione presso la scuola di San Paolo e, dopo di allora, non aveva perso alcuna occasione per sollevare le gonne alle sue allieve. La maggior parte delle volte le puniva sul culetto: o con le mutandine ben tese sullo stesso o abbassate, cioè a culo nudo.
Non aveva ancora sculacciato May e non aspettava migliore occasione che le permettesse di impartirle una bella lezione. Trovava un grande e particolare piacere nello sculacciare, attraverso la stoffa sottile di un paio di mutandine bianche ben modellate, un giovane e roseo culetto, fremente e palpitante dal dolore e per l'affronto. Se ella non aveva ancora sculacciato “Bebé” (soprannome  di May; N.d.T.), conosceva invece perfettamente quello di Helen che più volte aveva sottomesso all'umiliante correzione.
Un giorno, aveva obbligato Helen - con pretesti igienici - a sottomettersi ad un clistere in sua presenza: la ragazza si era rifiutata e Clara l'aveva allora sculacciata duramente. Poi, senza vergogna e ritegno, facendo le funzioni di un'infermiera aveva lei stessa introdotto la cannula nel sederino della poveretta, aperto il rubinetto e portato a termine l’ intera operazione.
Nonostante la severità con la quale trattava Helen, la signorina Clara Kelb si rendeva conto che la ragazza si affezionava a lei sempre di più. La signorina Clara ben vedeva che nell’ eccessiva tenerezza che la ragazza le dimostrava vi era qualcosa d'anormale e di losco; comunque, consapevole delle usanze della “casa”, ella cercava di assicurarsene senza compromettersi e senza esporsi ad osservazioni o a domande un po’ troppo indiscrete da parte delle sue allieve.
Sebbene la signorina Clara Kelb ben si crogiolasse nel suo vizio e nella sua passione per le sculacciate, era pure desolata di favorire tale passione e di farla sviluppare a delle giovani che, in un certo senso, le erano affidate, pedagogicamente parlando.
Tutti i giovedì, dunque, le allieve di San Paolo, piccole, medie e grandi avevano il permesso di recarsi sui campi da gioco “ assieme alle allieve degli altri collegi “ per disputare i campionati di tennis, di cricket e di hockey. Alcune, per un motivo o per l'altro, dimoravano a San Paolo ove in questa giornata vi era un “rilassamento” della disciplina fra i vasti e semi deserti caseggiati. Ebbene, uno di questi giovedì, la signorina Clara Kelb, approfittando del suo turno di riposo, decise di recarsi nel centro della città per dedicarsi ad alcuni acquisti nei grandi magazzini; l'avrebbe sostituita la prima cameriera, Kate, robusta irlandese trentenne dai capelli rossi, fresca ed appetitosa che si sarebbe occupata della sorveglianza di quelle poche allieve interne rimaste nel collegio. Il fatto d'essere professoressa diplomata non le impediva d'essere civettuola e la nostra signorina Clara ... lo era; questo non era che un peccato minore. La giovane donna si vestì dunque col suo abito migliore e si apprestò ad uscire. Mentre passava davanti alla scala che dal primo piano portava al vasto guardaroba, le venne l'idea di guardare il meraviglioso panorama che si poteva ammirare attraverso un abbaino che colà si trovava. Dall'alto della scala ella constatò che il guardaroba era diviso in più sale grandi da alcuni tramezzi di legno più o meno ben fatte e più o meno solide. Grandi fenditure permettevano di vedere dall'una all'altra sala e, come andremo a vedere, questo sarebbe servito alla signorina Clara. Una di questa camera serviva, nel periodo invernale, da essiccatoio.
Qualche tubo dei caloriferi emanava un calore sufficiente affinché i panni stesi non gelassero.
Orbene, quel giorno due altre cameriere “Luisa e Fanny, subordinate a Kate “ erano intente a stendere in questa camera dei panni, in quanto il giorno appresso era dedicato al bucato. La signorina Clara Kelb le sentiva chiacchierare e, mettendo l'occhio presso una di quelle fenditure alle quali accennavamo prima, si avvide che una delle sue allieve preferite, l'irrequieta, frivola, graziosa monella Dolly era anch'ella presente. Clara era in procinto di entrare per sapere come mai Dolly si trovasse in quella camera, quando una frase pronunciata da Luisa la bloccò e le fece tendere bene l'orecchio nonché l'occhio alla fessura.
“Ah bene!- disse Luisa, -  spero che la vostra nuova insegnante dispensi sonore sculacciate
Quella sa riscaldare bene i culetti ...vero?”
Dolly arrossì, ma nello stesso tempo si mise a ridere fragorosamente.
“Bah!, disse, non è così, forte quella! Crede di sculacciarci forte, ah! Per me è uguale, potrebbe  sculacciarmi ancora più forte ... io me ne faccio beffa!”
“Sì, sì, mia cara, sappiamo che ti piace essere sculacciata ma ... tutte le tue amiche non sono mica come te, disse Fanny. E poi, vedrai a primavera, quando le ortiche saranno cresciute e ben mature ... vi sferzerà il culetto a tutte e piangerai con tutte le lacrime che hai in corpo!”
“Comunque non siamo in primavera, rispose infastidita Dolly, e poi può essere che a quella non piaccia sculacciare con le ortiche e poi ... non sono cose che ti riguardano, stupida...”
“Ah, piccola mia, attenzione al tuo sedere!, -  esclamò Fanny - io so che tu sei in cerca di una sculacciata, ci giri attorno tutti i giorni cercandola .... ma ti prometto che se dovessi dartene una, ne porteresti i segni per tutta la giornata!”
“Io me ne faccio un baffo di te ... e non sei che una grande stupida! Non ti temo per niente!”
“Ah, non mi temi per niente!?”
Fanny aveva fatto un balzo su Dolly che, in effetti non aveva fatto grandi sforzi per sfuggirle. La prese con entrambe le braccia e la strattonò nel mezzo della stanza. La ragazza rideva con fare pensoso ed era diventata tutta rossa.
“Adesso - profferì Fanny - che ti ho in pugno, non credo che ti sculaccerò in maniera ordinaria ...  ne ho  abbastanza delle tue manie. Andremo dalla signorina Clara alla quale racconterò la storia e vedremo cosa ne pensa! Ti va?”
 Nel sentire queste parole, Dolly cambiò di colore divenendo pallida come un cadavere.   
“Oh!  Fanny! - implorò Dolly tremando - sai bene che era per ridere! Perdonami! Sculacciami ben forte, ma non dire nulla alla signorina! Ti darò delle cose... “
Gli occhi di Fanny e di Luisa brillarono leggermente.
“Senti, - disse Fanny - voglio accontentarti ancora per una volta, ma sarà a più condizioni: dovrai baciarmi il culo e fare altrettanto con quello di Luisa!”
“Oh no, non questo, le sculacciate, ma non fatemi questo”
“No, mia piccola Fanny, o questo o niente ... giusto per cominciare”
Gagliardamente e senza attendere la risposta, Fanny si girò, alzò le gonne e Clara si sorprese nel vedere un bel culo grosso, nudo, bianco e rosa, prominente e rotondo; malgrado si fosse in inverno, la cameriera non portava mutandine. Nel frattempo, Luisa aveva preso per i polsi Dolly e la forzava verso il magnifico globo di carne che si offriva ai suoi baci.
“ Oh, lasciala tranquilla - disse Fanny - deve venire a farlo da sola e... ci verrà! Altrimenti andremo a trovare la direttrice e le faremo amministrare una deliziosa sculacciata ... ma non con le mani ... ci sono buone probabilità che le segni il culetto con una buona verga! ... Adesso conto fino al tre! Se al tre non hai baciato ciascuna natica, e ben gentilmente, ti portiamo dalla signorina Sculacciatrice, mia piccola graziosa bambolina!”
Le due cameriere ridevano di cuore non immaginando certo che a quattro passi da loro Clara seguiva con lo sguardo ansioso i loro viziosi divertimenti.... “ Uno! ... disse Fanny. Due! ... e...
“  No!... No!... gridò Dolly avanzando prima che la parola 'tre' fosse pronunciata. Lo farò bene ... ma non è un gioco ..., no.”
Così dicendo si avvicinò alla schiena nuda di Fanny, si piegò e rossa come un peperone incollò le sue labbra porporine a ciascuna delle masse carnose.
“Sapevo bene che l'avresti fatto!, disse Fanny. Adesso, visto che sei così docile, bacia il culetto di Luisa.
Luisa a sua volta sollevò la gonna e con una risata un po' forzata mise a nudo un
culo grasso e privo di grazia, a forma di pera. Dolly si apprestò, facendo una smorfia, a baciare successivamente ciascuna natica.
“Alla buon'ora! - esclamò Fanny. - e adesso, mia prediletta, vieni qui che ti sculaccio”.
“ Non forte, vero Fanny? ... Mi sculaccerai gentilmente?
La ragazza si strusciava accarezzandosi contro la forte cameriera che sorrideva.
“Vedremo, piccola viziosa che non sei altro! Avanti piegati in avanti e stai buona!
Si appoggiò sulla nuca della corrigenda che resisteva un poco - più per formalità - al sollevarsi della gonna e le serrò la testa col suo braccio nudo come se fosse fra le branche di una formidabile morsa.
“ Non troppo forte, mia piccola Fanny” - sospirò con voce soffocata e provocante la giovane.
“Sì, sì, disse Fanny, siccome ti piace essere sculacciata ne riceverai una di quelle portentose e, imitando la voce della signorina Clara Kelb:
"Vediamo questo culetto! Questo grosso culetto da villana che vado a sculacciare! Che vergogna deve provare questa monella ... andiamo, la gonna sollevata .... le mutandine abbassate! Oh! Ci sono ancora le tracce della sculacciata con le verghe che hai avuto l'altro ieri ed eccoti ancora in posizione per essere risculacciata! Che vizio, mio Dio che vizio! Sembra impossibile! Il piccolo culetto paffuto di Dolly appariva in effetti tutto bianco come un bel frutto, ma leggermente striato di fini e  sottili raggi rosati fra lo svolazzo della gonna, della camicia e fra lo spiraglio delle mutandine ricadenti.
Curvata su quel culetto, Fanny, senza dubbio con l'emozione nel petto, sosteneva il corpo leggero di Dolly con l'aiuto della sua mano sinistra posata sul piatto del ventre; poi, con l'altro braccio ben disteso e nudo sino al gomito alzò la mano sino all'altezza delle spalle e l'abbattè al volo nella parte bassa delle natiche della ragazza. Questa cacciò un urlo.
“Oh! Ahi! No! ... è troppo forte non ne voglio più ... non mi hai mai sculacciato così forte! Oh! Cattiva ... malvagia ...”
Le sua parole gridate si percepivano appena, soffocate dalla gonna che le copriva la testa ed il busto. Sotto la pioggia di sculacciate formidabili che cadevano, fitte e pungenti come la grandine sul sedere di colore cremisi, ella si mise a tirare calci ed a sgambettare abbandonando tutto il suo peso sulla mano sinistra di Fanny. Fu una sculacciata omerica dove il sarcasmo della rude Sculacciatrice, le risa acide di Luisa e la cadenza crepitante delle rapide sculacciate si miscelavano alle urla ed alle suppliche soffocate della corrigenda creando qualcosa di mostruosamente perverso che faceva fremere dalla testa ai piedi la signorina Clara Kelb. Per un istante ebbe l'intenzione di intromettersi e tirare fuori Dolly da quella incresciosa situazione, ma poi pensò
"Che bella lezione per quella piccola viziosa! quella cameriera  è un'ottima Sculacciatrice. La monella porterà per un po' di tempo i segni di questa correzione ... ah ma non è finita ... adesso ridiamo ..."
L'idea che le stava balenando la faceva vibrare voluttuosamente. Comunque, in quella stanza, la terribile sculacciata volgeva alla fine e Dolly, liberata dalla morsa delle percosse di Fanny, col viso in lacrime e rosso almeno quanto il suo culo, si rimise in piedi, ancora frignante, frizionandosi le natiche brucianti con grande energia. Non osava investire Fanny con ingiurie com'era suo desiderio anche perché non voleva, per nulla al mondo, che la crudele Sculacciatrice riprendesse la sculacciata.
Le due cameriere, frattanto, vedendola in così pietosa positura, ridevano a crepapelle.
“ Eh bene, mia cara, sei stata servita a dovere?- chiese Fanny- per un'amante della sferza spero tu sia stata soddisfatta”
La reazione si stava già producendo e Dolly, abbandonato ogni rancore, avvertiva tutta la voluttà penetrare il suo corpo indiavolato.
“ Sì..., balbettò, dominando i suoi ultimi singhiozzi, poi si avvicinò a Fanny ed aggiunse "ma tu sei stata troppo severa ... dovrai calmarmi un poco ... ora... "
“ Ma guardate questa scostumata ...- esclamò Luisa - ne hai di vizi ... dai... vieni ad abbracciarci .... ma questo sarà tutto.”
Dolly le abbracciò teneramente accarezzandosi contro di loro col vezzoso ardore di un giovane animale.
“Per il resto, devi andare a farti coccolare dalla signorina, dalla tua maestra di scuola, lei sì che ti abbraccia bene dopo averti ben sculacciata ... quanto a noi, non vogliamo mangiare di quel pane.” Così dicendo spinse Dolly verso l'uscita; la ragazza resisteva, volendo restare. In questo breve lasso di tempo, Clara Kelb, rossa d'indignazione per quello che aveva appena inteso, s'infuriò rapidamente. Ancora emozionata per lo spettacolo al quale aveva assistito, con le gote infuocate e gli occhi luccicanti, Clara Kelb tornò sui suoi passi dirigendosi velocemente verso la sua camera. Nel corridoio si avvide che la porta dell'appartamento della direttrice era aperta. Questo le fece venire un'idea. Lo spettacolo che le era stato offerto qualche minuto prima richiedeva un seguito; questo seguito poteva essere fornito solo dalla direttrice. Bussò dunque alla sua porta. Una voce ben distinta rispose: "Entrate", e la signorina Clara Kelb, che recava ancora sul viso il colore dell'emozione precedentemente contenuta, entrò. La bella vedova, la signora Grant, era seduta davanti alla propria scrivania in stile impero; fece segno a Clara di accomodarsi.
“ Mia cara amica, disse, devo farvi tutte le mie congratulazioni per il modo con il quale dirigete la vostra classe; le vostre mani sono minute ma ferme com'è mio desiderio. Tuttavia desideravo sottolineare che, gettando un'occhiata al  quaderno delle annotazioni, non ho potuto fare a meno di osservare che la signorina Dolly Grish è una delle più negligenti.
“ Sono proprio venuta per parlarvi  di questo, questa ragazza è molto difficile da educare.
“ Perfetto! Crede sia presente nell'istituto?
“ Dovrebbe esserci.
“ La convocherò immediatamente; giuro che farò di tutto per indicarle  quali sono i suoi doveri.”
Impugnò il telefono mentre signorina Clara, incantata, assunse un'aria di ammirabile compostezza. Clara sperava che la ragazza, convocata per una nuova punizione, nell’ esibire il sederino rosso, confessasse quanto era accaduto. Kate entrò dopo qualche minuto portando seco anche Dolly che, prevedendo quanto stava per succedere, piangeva calde lacrime.
“Guardate questo quaderno!”
“ S ... s ... signora”.
“Vi sembra questo il modo di comportarvi?”
“ Oh..., signora...”
“ Preparatevi!”
“ Oh ... oh ... no, vi prego”.
“ Preparatela Kate, prego e datemi cortesemente la bacchetta di betulla numero uno.”
Dolly si mise a piangere, ma la robusta Kate aveva già fornito la bacchetta alla signora Grant ed aveva spinto la testa della sventurata corrigenda fra le sue gambe poi, sollevando la gonna, apri il più ampiamente possibile le mutandine facendo apparire il bombato e paffuto culo, tutto rosso per la sculacciata precedente appena ricevuta nel guardaroba.
“ Mah ... questa è appena stata sculacciata!”- esclamò la signora Grant di fronte all'inaspettato spettacolo di una luna colore cremisi, provocante e tesa a tal punto da non poter celare il suo centro misterioso.
“ Beh, che significa ciò, Dolly?”
“ Signora ... signora ... è stata Luisa”
“ Ah! Luisa... Perché vi avrebbe sculacciata?”
“ Io non lo so ...”
“ Ma bene ...  facciamo venire Luisa.”
Luisa raggiunse lo studio dopo qualche minuto e raccontò come Dolly non aveva cessato di importunarla sino a quando non aveva ricevuto la sonora sculacciata che tanto desiderava.
“Questa è bella! - fece la direttrice con un sorriso di sottecchi -  bene, se questo vi piace, non dimenticherete facilmente quanto vi sto per servire.”
Dolly si mise ad urlare cercando di divincolarsi dalla robusta presa che la immobilizzava.
“Tacete, scostumata! - disse la signora Grant brandendo la bacchetta -. è indispensabile che voi siate punita. Sarete fustigata in una tale maniera che la sculacciata non vi sembrerà più un divertimento. Ah ... vi piacciono le sculacciate! Bene! Ecco, adesso vi darò grande soddisfazione ...”
La sottile verga si alzò e si abbattè sibilando. Dolly lanciò un grido, seguito da un secondo, poi da un urlo ininterrotto poiché la verga si abbatteva, fischiava, sibilava, di nuovo si abbatteva sulle povere natiche già rosse che, rapidamente, stavano assumendo un colore violaceo anche se il sangue ancora non le imperlava, nonostante la tenerezza delle carni di quel giovane culo. La ragione, probabilmente, era che quelle natiche erano abituate alle sculacciate con la verga o con le mani  e che quindi la pelle si era ispessita, un fenomeno del tutto naturale ...
Nella mano della signora Grant non era rimasto che un moncone a brandelli... Si fermò.
“Lasciatela!”
Appena fu libera, Dolly si mise a saltare per la camera con le mani sulle chiappe. Era come pazza. La aiutarono a ricomporre le mutandine mentre, appoggiata al muro, piangeva con grossi singhiozzi che scuotevano le spalle rotonde e la treccia di capelli trattenuta da un grosso nodo di velluto nero.
“Ah - fece Clara allontanandosi - quante ne ha prese la signorina. .. Ma che dirà Helen e soprattutto May, domani, che hanno la pelle più dolce e più bianca del latte?

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