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LA NINFOMANE

Letto: 3443 volte | Commenti: 0 | Postato il: 02-10-2006

LA NINFOMANE

 

LA NINFOMANE

 

Questo racconto è destinato ad un pubblico adulto.
Se sei minorenne t'invitiamo ad
uscire.


 

La suoneria del cellulare annunciò il sopraggiungere del messaggio. Lorenzo fissò lo sguardo sul display dove era comparsa l’immagine di una busta gialla. Effettuò una leggera pressione delle dita sulla tastiera e la scritta prese vita.

“Ti aspetto al solito posto! Un bacio. Barbara”

Prima di soccombere alle lusinghe del minuscolo apparecchio telefonico Lorenzo aveva riflettuto a lungo sulla necessità di acquistarlo. A fargli cambiare idea sull’utilità dell'apparecchio, divenuto prodotto di consumo alla portata di tutte le tasche, era stata la scomparsa in città delle cabine telefoniche, fatto che aveva reso pressoché impossibile effettuare una qualsiasi telefonata fuori di casa per chi non possiede un telefono cellulare.
In più di una occasione era stato sul punto di comperarlo, ma ogni volta ne aveva rimandando l’acquisto. Non lo aveva comperato per spilorceria, né per una questione etica, ma soltanto perché non sapeva cosa farsene dell’apparecchio, convinto che nessuno lo avrebbe cercato a quel numero telefonico. Il cellulare gli sarebbe risultato utile soltanto in particolari situazioni di emergenza, questa soltanto era la ragione che l’aveva spinto all'acquisto pur con qualche reticenza.

Dopo che Mariella se n'era andata da casa per convivere con un altro uomo non aveva voglia di andare alla ricerca di una nuova compagna, solo l’idea di farlo lo stancava. Oramai si era rassegnato al mutismo cronico dell’apparecchio telefonico che giaceva privo di vita sul tavolo a lato dell’abat-jour. Le rare volte in cui la suoneria trillava succedeva quando un abbonato si confondeva nel digitare la selezione dei tasti componendo per errore il numero di casa, oppure quando all’altro capo del filo si faceva vivo qualche venditore propenso ad affibbiargli merce di scarso valore.

La storia con Barbara era cominciata per caso qualche settimana dopo l’acquisto del cellulare, ma il merito di averli fatti incontrare andava ascritto al minuscolo apparecchio elettronico. La commessa del negozio dove aveva acquistato il cellulare gli aveva spiegato le funzioni essenziali dell’apparecchio, altre le aveva apprese leggendo l’opuscolo in dotazione al dispositivo elettronico.

Il sabato mattina, giornata d’ozio, Lorenzo era solito spostarsi in giro per la città senza una meta precisa, mettendo naso nelle vetrine alla ricerca di qualcosa da comperare. Verso mezzogiorno, dopo il consueto passeggio per le vie del centro, era solito fermarsi dinanzi alle bancarelle, colme di oggetti di modernariato, poste sotto i portici dell’Ospedale Vecchio, in Oltretorrente. Gli piaceva trattenersi davanti i banchi di vendita mettendosi a contemplare raccolte di stampe antiche, vecchie cartoline, quadri, pezzi d'arredamento, cocci, libri e cianfrusaglie di ogni genere, ma ciò che più lo interessava erano i fumetti, di quelli ne possedeva intere collezioni.



L’autunno era arrivato d’improvviso, breve parentesi prima dell’inverno dopo una estate torrida e soffocante. Strada e marciapiedi dinanzi i portici dell’Ospedale Vecchio erano umidi per la pioggia caduta durante la notte e le prime ore della mattina. Lorenzo, come suo solito, si era trattenuto a lungo davanti a una delle bancarelle che commercializzano fumetti di ogni genere e per tutte le tasche.
Un folto gruppo di persone stavano ammucchiate intorno ai banchi degli ambulanti, sgomitandosi a vicenda per accaparrarsi i pezzi migliori. Affascinato da alcune copertine che ritraevano Corto Maltese, eroe di tante avventure, aveva continuato a lungo a sfogliare le pagine dei fumetti rapito dalla particolarità del disegno, indeciso se acquistare una o più copie del fumetto. Stava prendendo una decisione in tale senso quando il cellulare si era messo a trillare. Impegnato nello sfogliare le pagine di un fumetto di Milo Manara, non si era preso la briga di guardare il display e leggere il SMS, forse perché gli unici messaggi che era solito ricevere erano degli aggiornamenti sportivi e nient’altro. Quando si decise a leggere il messaggio stava camminando lungo il marciapiedi di Via d’Azeglio, diretto verso casa, con in tasca un fumetto di Corto Maltese. Le parole sul display l’avevano lasciato di stucco. Aveva arrestato il passo e si era messo a rileggere il testo con calma.

“Ho voglia di farti un pompino. Ti aspetto alle sei alla Multisala Capitol. Sarò nella Sala 3, dove proiettano il film “Notti selvagge”. Occuperò una poltrona nella terzultima fila a sinistra del corridoio centrale. Non mancare. Barbara”                                          

Lorenzo era tornato a leggere più volte il messaggio sul display. Il numero telefonico da cui era stato spedito il messaggio era quello di un cellulare. Nella cerchia di amici e amiche di sua conoscenza nessuno possedeva quel numero di telefono. Il messaggio era così particolare da farlo sembrare uno scherzo, probabilmente di una mitomane o di qualcuno che voleva attirare l’attenzione su di sé. Doveva trattarsi di una burla, aveva pensato, una presa in giro ordita a suo danno, oppure il messaggio era indirizzato a qualcun altro e per un errore nella digitazione dei tasti era arrivato al suo apparecchio. L’ipotesi dello scherzo era l’unica spiegazione possibile, perlomeno la più probabile. Fatti pochi passi si era fermato sul marciapiede ed aveva sfilato il cellulare dalla tasca, poi aveva composto il numero telefonico da cui aveva preso avvio il messaggio. “L’utente è momentaneamente irraggiungibile”, aveva risposto una voce femminile.

Nelle ore immediatamente successive l'arrivo del messaggio aveva composto più di una volta il numero ma il risultato era risultato sempre il medesimo. "L'utente è momentaneamente irraggiungibile". 
Il messaggio, nonostante tutto, l'aveva incuriosito e non poteva essere altrimenti. Si era chiesto chi poteva essere il latore. Una donna? Una puttana, forse, oppure una ninfomane. Sì, una ninfomane, una di quelle insaziabili femmine bisognose di succhiare dei cazzi, uno dopo all’altro. Di questo doveva trattarsi, ne era certo.

Mezz’ora prima delle sei, ora in cui era fissato l’appuntamento, era uscito da casa e alla guida della Bmw aveva raggiunto il cinema. La Multisala Capitol, ubicata sulla Via Emilia alla periferia della città, distava pochi chilometri dalla sua abitazione. Quando aveva messo piede nella "Sala 3" del cinema, dove veniva proiettato il film “Notti selvagge”, mancavano poco meno di dieci minuti alle sei. Sullo schermo scorrevano le immagini di un film d’imminente programmazione, cui fece seguito un altro trailer. Dopo l’ingresso nella sala era rimasto per un po’ di tempo in piedi, con la schiena appoggiata alla parete sul fondo del locale, per adattare gli occhi all’oscurità. I titoli iniziali del film “Notti selvagge” stavano iniziando a scorrere sullo schermo quando aveva preso posto, con un certo timore, sulla prima poltrona in penultima fila a sinistra del corridoio centrale, appena dietro la poltrona della terzultima fila, quella indicata nel messaggio. 

Guardandosi attorno nella oscurità della sala, quasi del tutto vuota a quell’ora del pomeriggio, aveva avvertito una forte eccitazione e la cosa gli era sembrata normale stante la strana situazione in cui si era venuto a trovare.
Il cuore aveva cominciato a pulsargli celermente dinanzi alla cassa dove avrebbe staccato il biglietto d’ingresso. Nemmeno ricordava in quale delle sale era fissato l'appuntamento. Emozionato aveva tolto dalla tasca il cellulare ed era andato a rileggere per l’ennesima volta il messaggio. La sala era davvero la numero tre, come aveva supposto, e lo disse alla signorina impiegata dietro il bancone della biglietteria.    

Il film contrariamente a ciò che si era immaginato era una storia torbida, da accapponare la pelle. Il protagonista, un bisessuale ammalato di AIDS, intratteneva rapporti con uomini e donne contagiando le persone con cui veniva a contatto. Assistendo alla pellicola si rese conto in quale strana situazione si era venuto a trovare. Impaurito da ciò che gli sarebbe potuto succedere intrattenendo rapporti sessuali con una sconosciuta era sul punto di allontanarsi dalla poltrona quando una figura femminile, comparsa all’improvviso dal nulla, era andata a sedersi nella fila di poltrone davanti a lui, accanto alla poltrona vuota indicata nel messaggio.

La donna, confusa nel buio della sala, era di aspetto giovanile. Il viso, visto di profilo, pareva quello di una trentenne, perlomeno questa era l’idea che Lorenzo si era fatto osservandola dalla propria postazione, dietro la poltrona della donna.
Mentre le immagini scorrevano sullo schermo non aveva mai smesso di guardala approfittando del riverbero della luce che a più riprese le illuminava il volto. L’aveva vista osservare con insistenza l’orologio al polso. Era nervosa e ne aveva tutte le ragioni, anche lui lo era, forse più di lei. Tutt’a un tratto si era fatto coraggio ed aveva preso posto nella poltrona accanto alla donna.   

- Barbara?
- Sì, sono io - gli aveva risposto.

Il seguito era avvenuto come Lorenzo se l’era immaginato. Barbara gli aveva sbottonato la patta dei pantaloni, estratto il cazzo dalle mutande, poi aveva cominciato ad accarezzarglielo. Per facilitarle il compito era scivolato in avanti con le ginocchia, poggiandole contro lo schienale della poltrona che gli stava davanti. La bocca della donna era calata sulla cappella come una ventosa, aderendo con le labbra sulla superficie scabra del cazzo. 
Barbara aveva cominciato a succhiarglielo senza indulgere nelle presentazioni, come se tutto fosse concordato, per niente imbarazzata dalla loro estraneità. Lorenzo non aveva saputo capacitarsi di quanto gli stava accadendo. La cosa strana era che la donna aveva dato per scontato che lui fosse l’uomo con cui aveva l’appuntamento. Probabilmente non lo conosceva, affatto, forse si trattava di un incontro al buio, di quelli di moda nelle chat erotiche, ma l’unica cosa che a Lorenzo gli era importato era che stava godendo come un animale.
Era venuto nel bocca della donna senza che lei si ritraesse. Barbara se n’era andata via dopo avere ingoiato lo sperma e ripulito la cappella con le labbra, lasciandolo solo nel cinema col cazzo fuori dei pantaloni. Non si erano scambiati una sola parola perché una sola sarebbe stata di troppo.

L’aveva cercata parecchie volte al telefono, ma Barbara non aveva mai risposto a quel numero. Un sabato pomeriggio, quando mancavano pochi minuti alle sei, era andato alla Multisala Capitol con la segreta speranza d’incontrarla. Aveva occupato la medesima poltrona nella penultima fila a sinistra del corridoio centrale, appena dietro la poltrona che lui stesso aveva occupato quando la donna gli aveva spompinato l’uccello.

La sala era semivuota. Un ragazzo aveva preso posto nella poltrona dove Barbara gli aveva fatto il pompino. La cosa non gli era sembrata, affatto, strana, infatti, non si era stupito nel momento in cui aveva visto la donna arrivare e andare a sedersi accanto al ragazzo. Anche stavolta, come era accaduto con lui, incurante della sua presenza dietro di loro due si era messa a succhiare il cazzo all’occasionale compagno fino a farlo venire, ingoiando lo sperma nella bocca. 
Lorenzo aveva seguito la scena da dietro le loro poltrone, toccandosi l’uccello per tutto il tempo del pompino, senza venire, anche se avrebbe desiderato sborrare anche lui eccitato dalla scena cui stava assistendo. Quando la donna si era alzata dalla poltrona, allontanandosi dal compagno, Lorenzo l’aveva seguita bloccandola prima che raggiungesse il drappo scuro che faceva da cuscinetto fra la sala d’aspetto dove trovava posto la biglietteria e la platea.

- Barbara?
- Sì?
- Ti ricordi di me?
- Dovrei?

Lorenzo le aveva preso la mano e l’aveva avvicinata al cazzo facendoglielo tastare. Il contatto con l’uccello ridiede di nuovo vigore alle voglie mai sopite della donna.

- Vieni, andiamo… - disse Barbara invitandolo a sedersi su di una poltrona in ultima fila.

Stavolta, finito il pompino, non era fuggita via. Le aveva consegnato il numero di telefono e da allora avevano continuato a vedersi regolarmente.

* * *

La suoneria del cellulare annunciò il sopraggiungere del messaggio. Lorenzo fissò lo sguardo sul display dove era comparsa l’immagine di una busta gialla. Effettuò una leggera pressione delle dita sulla tastiera e la scritta prese vita.

“Ti aspetto al solito posto! Un bacio. Barbara”.

 


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