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| Ania 1
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Postato il: 11-10-2006
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L'ho conosciuta un mesetto fa, a pranzo, nella tavola calda che sta di fronte al mio laboratorio. L'ho notata subito, non che fosse cosi' appariscente, una biondina magra in jeans e felpa...
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| ma siccome sono anni che pranzo nello stesso posto, una presenza nuova, femminile poi, non mi poteva certo sfuggire. Mi fu subito chiaro che non era italiana e al suo tentativo di comunicare in inglese con la signora Lucia (la signora che che sta dietro al banco) che a malapena capisce l'italiano, approfittai immediatamente per fare la sua conoscenza. Mi offri' come interprete e anche come suggeritore, l'accompagnai lungo tutta la lunghezza del bancone indicando i piatti migliori, e quelli assolutamente da evitare e, una volta alla cassa, approfittando del fatto che la tavola calda non accettava la sua carta di credito, diedi il "colpo finale" offrendomi di pagare anche il suo pranzo, dicendole che lei avrebbe potuto ricambiare un'altro giorno... se ci fossimo rivisti...
Pranzammo insieme, e ci conoscemmo un po'. Si chiamava Ania, veniva dalla slovacchia ed era una ricercatrice dell'istituto XXX, era arrivata in citta' da meno di una settimana e si stava con parecchia difficolta' visto che non parlava praticamente per nulla italiano e il suo inglese quasi perfetto non era di molta utilita' in una piccola citta' di periferia come YYY.
Durante il pranzo non potei far a meno di guardarla. Era bella di una bellezza particolare, non era la classica biondona di di due metri, anzi appariva piuttosto minuta, con dei bellissimi riccioli color oro che le arrivavano oltre la meta' della schiena e con degli occhi di un grigio-verde meraviglioso. Ovviamente chiese di me e del mio mestiere cosi' le raccontai di come mi ero dato alla fotografia, mio grande amore, credendo di riuscire in questo modo a combinare il piacere con il dovere, ma di come alla fine mi ero dovuto ricredere e che per sopravvivere non facevo altro che passare da un matrimonio all'altro cercando di accontentare gli sposi anche a costo di fare delle foto banalissime ed insignificanti...ma chissa' un giorno forse avrei mollato tutto, preso le mie macchinette fotografiche e sarei partito per un giro del mondo...
Dopo quel giorno non la vidi per diversi giorni, fino a quando un venerdi' pomeriggio non la vidi entrare in negozio. Entro' sorridendo e mi saluto' in italiano,quindi mi disse (in inglese) che era ancora in debito con me, e che non era riuscita ad avere abbastaza tempo a pranzo cosi' mi chiese se volevo andare a cena con lei. Ovviamente accettai e ci demmo appuntamento per le otto (l'ora di chiusura del negozio).
Alle otto in punto lei arrivo' e io feci fatica a riconoscerla. Invece degli usuali jeans e maglietta indossava un vestinino nero che le lasciava scoperte le spalle e le metteva in risalto il seno che era chiaramente piu' grande di come si poteva intuire da sotto la felpa larga che le avevo visto indossare in precedenza. La gonna le arrivava sopra al ginocchio, con uno spacco laterale, che, anche se non vetiginoso, lasciava intravedere dell belle gambe toniche. A completare il tutto c'erano degli stivali, anch'essi neri, con un tacco abbastanza alto. Vedendola vestita in quel modo scherzando le dissi che mi avrebbe dovuto avvertire, che mi stava per portare in un ristorante di lusso. Mi accorsi subito che la mia osservazione la rabbuio' un pochino, si scuso' mi disse che non voleva mettermi in imbarazzo, che aveva pensato di vestirsi un po' piu' decentemente, ma che non aveva con se molti vestiti... Insomma vuoi la differenza di lingua, vuoi la differenza di cultura, faticai non poco a rimetterla di buon umore e a convincerla che non mi aveva per nulla messo in imbarazzo... eche anche a volerlo io un vestito "elegante" neanche ce l'avevo. E comunque le dissi che non l'avrei mai portata in un risorante di lusso, sapendo che avrebbe pagato lei... e cosi' ci avviammo verso una pizzeria non molto distante che conoscevo bene.
(continua) |
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