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| ...lezioni di catechismo
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Postato il: 25-10-2006
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Ricordo che quando sono arrivato a Milano questa città mi ripudiava.
La realtà dalla quale venivo mi aveva abituato a sentirmi gl’occhi delle persone perennemente addosso…quì invece se non ci sei nato non sei nessuno…poco importa. Tanto era questo il motivo per la quale decisi di fuggire da quella realtà. Una realtà dove la mia vita era perennemente sotto giudizio, le mie decisioni motivo di discussione, la mia libertà vigilata.
Ricordo quel giorno in cui Lucy venne a casa mia verso le quattro del pomeriggio.
A casa disse che andava a dare lezioni di catechismo ai bambini delle scuole elementari, invece veniva da me…veniva a prendere lezioni.Ricordo anche che per venire da me, percorreva una zona di vecchie case abbandonate, dalle strade strette e diroccate…l’unico modo per sfuggire agli sguardi indiscreti delle vecchie vedove del paese, che passavano le giornate nascoste dietro le grate per spiare il mondo e la domenica andavano in chiesa a condividere il frutto di tanti appostamenti. Poi con il velo nero sulla testa si avvicinavano al confessionale per espiare le loro colpe…facendo finta di non sapere che la vera malignità non si può estirpare.
Quando aprivo la porta Lucy entrava in casa con un balzo per sfuggire a quella vulnerabile condizione.La chiudeva dietro di se e senza dire una parola mi addentava la bocca con un morso, avvinghiava la gamba attorno alle mie, stringendo un pugno dei miei capelli come fossero gl’ultimi istanti della sua vita…
Le morsi il collo, il seno e le strappai di dosso quella maledetta camicetta. La girai e l’abbraccia da dietro stringendole quei seni infiniti con tutto il palmo della mano per fargli sentire la virilità del mio sesso. Ansimava Lucy, ansimava…sembrava dovesse svenire da un momento all’altro e intanto facevo scendere le mani sempre più giù fin dentro le mutandine per scoprire che Lucy era bagnata. Doveva esserlo da molto, forse iniziò ancor prima di uscire di casa per venire da me. Intanto si gira la mia Lucy, si gira per potermi chiedere con i suoi occhi sfiniti di entrargli dentro…no cara Lucy, non ancora. Allungherò la tua agonia fin chè potrò. La spingo fino a sdraiarla sulla scrivania, affogando tra quei seni e con la lingua le lascio una scia umida che parte dal suo petto e lenta scende fino all’ombellico e oltre…via questa gonna, via questi slip, allarga le tue gambe attorno alla mia testa perché c’è un’altra bocca che voglio baciare come ho baciato la prima. Ho sete Lucy, ho sete del tuo succo, dei tuoi sospiri, delle tue mani che mi stringono la testa come se ci dovessi entrare con tutto il corpo dentro di te…godi Lucy, godi ti prego…grazie…ho si grazie Lucy. E ora baciami e assaggia il frutto della tua passione. Assapora quanto puoi essere dissetante e girati. Girati perché ora voglio dominarti da dietro e dimostrarti che ti voglio bene.
Ti guardo sdraiata a pancia in giù e sei praticamente inerme. Gl’occhi chiusi, la testa rivolta verso il vuoto le cosce aperte con le natiche pronunciate lasciando trapelare la tua frenesia solo dalle mani che stringono il bordo del legno come se lo volessero estirpare…e quei gemiti, soffocati e incontenibili allo stesso tempo…esco. Perché almeno una volta lo sperma te lo voglio vedere colare sulla schiena,. Stò solo attento a non fartelo arrivare fino ai capelli. Torno dentro e finisco il mio lavoro, ma questa volta ti giro e mi porto le tue gambe sulle spalle perché quando vieni ti devo guardare negl’occhi. Andiamo avanti a lungo, fino a quando le tue unghie non affogano nella mia schiena e la mia testa comincia girare. Questa volta siamo venuti insieme Faceva freddo quel giorno, lo ricordo bene… ma i nostri corpi sudati dimostravano che per noi non ne faceva abbastanza…a presto Lucy.
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Ricordo che quando sono arrivato a Milano questa città mi ripudiava.
La realtà dalla quale venivo mi aveva abituato a sentirmi gl’occhi delle persone perennemente addosso…quì invece se non ci sei nato non sei nessuno…poco importa. Tanto era questo il motivo per la quale decisi di fuggire da quella realtà. Una realtà dove la mia vita era perennemente sotto giudizio, le mie decisioni motivo di discussione, la mia libertà vigilata.
Ricordo quel giorno in cui Lucy venne a casa mia verso le quattro del pomeriggio.
A casa disse che andava a dare lezioni di catechismo ai bambini delle scuole elementari, invece veniva da me…veniva a prendere lezioni.Ricordo anche che per venire da me, percorreva una zona di vecchie case abbandonate, dalle strade strette e diroccate…l’unico modo per sfuggire agli sguardi indiscreti delle vecchie vedove del paese, che passavano le giornate nascoste dietro le grate per spiare il mondo e la domenica andavano in chiesa a condividere il frutto di tanti appostamenti. Poi con il velo nero sulla testa si avvicinavano al confessionale per espiare le loro colpe…facendo finta di non sapere che la vera malignità non si può estirpare.
Quando aprivo la porta Lucy entrava in casa con un balzo per sfuggire a quella vulnerabile condizione.La chiudeva dietro di se e senza dire una parola mi addentava la bocca con un morso, avvinghiava la gamba attorno alle mie, stringendo un pugno dei miei capelli come fossero gl’ultimi istanti della sua vita…
Le morsi il collo, il seno e le strappai di dosso quella maledetta camicetta. La girai e l’abbraccia da dietro stringendole quei seni infiniti con tutto il palmo della mano per fargli sentire la virilità del mio sesso. Ansimava Lucy, ansimava…sembrava dovesse svenire da un momento all’altro e intanto facevo scendere le mani sempre più giù fin dentro le mutandine per scoprire che Lucy era bagnata. Doveva esserlo da molto, forse iniziò ancor prima di uscire di casa per venire da me. Intanto si gira la mia Lucy, si gira per potermi chiedere con i suoi occhi sfiniti di entrargli dentro…no cara Lucy, non ancora. Allungherò la tua agonia fin chè potrò. La spingo fino a sdraiarla sulla scrivania, affogando tra quei seni e con la lingua le lascio una scia umida che parte dal suo petto e lenta scende fino all’ombellico e oltre…via questa gonna, via questi slip, allarga le tue gambe attorno alla mia testa perché c’è un’altra bocca che voglio baciare come ho baciato la prima. Ho sete Lucy, ho sete del tuo succo, dei tuoi sospiri, delle tue mani che mi stringono la testa come se ci dovessi entrare con tutto il corpo dentro di te…godi Lucy, godi ti prego…grazie…ho si grazie Lucy. E ora baciami e assaggia il frutto della tua passione. Assapora quanto puoi essere dissetante e girati. Girati perché ora voglio dominarti da dietro e dimostrarti che ti voglio bene.
Ti guardo sdraiata a pancia in giù e sei praticamente inerme. Gl’occhi chiusi, la testa rivolta verso il vuoto le cosce aperte con le natiche pronunciate lasciando trapelare la tua frenesia solo dalle mani che stringono il bordo del legno come se lo volessero estirpare…e quei gemiti, soffocati e incontenibili allo stesso tempo…esco. Perché almeno una volta lo sperma te lo voglio vedere colare sulla schiena,. Stò solo attento a non fartelo arrivare fino ai capelli. Torno dentro e finisco il mio lavoro, ma questa volta ti giro e mi porto le tue gambe sulle spalle perché quando vieni ti devo guardare negl’occhi. Andiamo avanti a lungo, fino a quando le tue unghie non affogano nella mia schiena e la mia testa comincia girare. Questa volta siamo venuti insieme Faceva freddo quel giorno, lo ricordo bene… ma i nostri corpi sudati dimostravano che per noi non ne faceva abbastanza…a presto Lucy. |
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