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Melita

Letto: 1751 volte | Commenti: 0 | Postato il: 01-03-2007

io la conoscevo..confessione dal web

Io lui e Melita

 

“Chi ha detto che sono una brava ragazza?”

 

Ho conosciuto Melita alle medie eravamo grandi amici, lei era gia bella come lo è adesso anche se lu sue forme non erano certo quelle procaci di adesso era comunque bellissima e io segretamente ne ero sempre stato innamorato, fin dal primo momento.

Dopo l’esame della licenza media ,ci perdemmo di vista per le vacanze estive passai tre mesi senza vederla  ,ci eravamo iscritti allo stesso istituto d’arte entrambi avevamo il sogno di fare il fotografo ,quando la rividi fuori alla stazione quasi non la riconobbi ,non solo perché in tre mesi era sbocciata ,il seno che gia per la sua età era procace in quel breve lasso di tempo sembrava persino fuori misura, mi confesso che da qualche tempo ormai anche la terza che aveva sempre portato gli andava stretta, ma non era cambiata solo fisicamente ,sembrava che avesse perso anche quel candore quella purezza che mi avevano fatto innamorare di lei.

Non era piu la mia Melita Dolce solare e un po’ timida ,in una sola estate si era trasformata in una esuberante ragazzaccia vestiva in maniere aggrssiva pantaloni strappati e slip sempre in vista ,top aderenti e scollati anfibi , si era riempita di piercing non è che impazzisi a vederla cosi però aveva comunque un suo fascino malato ,quando cominciò la scuola sembrava aver perso ogni tipo di interesse per lo studio e per il nostro sogno di diventare fotografi l’unica cosa che destava interesse in Melita erano i Ragazzi ,non fini il primo quadrimestre che nell’istituto gia giravano voci sulla sua insaziabile sessualità.

Lei sembrava fregarsene altamente di tutto e tutti e continuava imperterrita, quando fu sospesa per essersi fattta beccare in compagnia di due ragazzi nel bagno di maschi ,feci la piu grossa stronzata della mia vita ,le confessai di esserne innamorato.

-No tatino…pure tu?- mi rispose lei divertita, non era certo quello il genere di reazione che mi sarei aspettato ,in realtà mi ero illuso che lei d’avanti al mio amore dichiarato avesse deciso di abbandonare quel suo modo di essere e fosse tornata ad essere la mia Melita e invece, l’unica cosa che ebbi fu farmi incastrare, si perché lei non era capace di amare ,mi voleva bene si ma mi considerava come un giocattolo ,nonostante io cercassi in ogni caso di esserle amico lei ,sfruttando ogni mia debolezza finiva per farmi fare cose di cui spesso mi pentivo dimostrando tutta la sua morbosa sessualità.

La cosa che preferiva in assoluto era torturarmi ,dolci lunghissimi suplizzi a volte veri tormenti psicologici, come quando con dovizia di particolare mi raccontava di essersi masturbata o di aver fatto quella cosa con quel certo tizio ,altri invece mi provocava mostrandomi pezzi della sua biancheria o stofinadosi adosso a volte si faceva accompagnare in bagno mi diceva di aspettarla fuori e quando usciva mi oridnava di leccarle le dita perché non aveva avuto il tempo di lavarsele dopo aver fatto la pipi, oppure quando indossava la gonna mi infilava in tasca le sue mutandine chiedendomi di tenergliele fino a che non saremmo tornati a casa e raccomandndosi di non annusarle, l’altre volte mi si sedeva sulle ginocchia al bar o sul tram leccandomi le labbra io dovevo stare fermo sensa toccarla e quando si accorgeva che avevo avuto un erezione me la strizzava forte attraverso la stoffa dei pantaloni ,in quelle occasioni si accorse di quanto madre natura fosse stata generosa con me e non ci volle molto che per appagare la sua curiosita ,decidesse che doveva vedermi l’uccello in tiro, ,le piaceva masturbarmi stringere tra le dita quello che lei chiamava Ercole frizionarlo fino a farmi venire , le piaceva vedere quanto alto o lontano avrei spruzzato il mio seme ,con l’esperienza aveva imparato che dosando il movimento del poslo nel momento della eiaculazione poteva ottenere ottime performance aveva appreso che stringendo le dita intorno alla punta dopo il primo schizzo e lasciando addenzare il liquido nel condotto poteva ottenere lunghissimi e potenti getti,le paceva riempirsi il palmo della mano poi l’annusava o ci intingeva un po’ disgustata la lungua dentro e  non si faceva nessun problema se quella roba le impiastricciava le mami o si impataccava sui capelli o le schizzava in faccia ,diceva sempre che era troppo divertente vedere godere un maschio ,i ragazzi facevano delle facce ridicole e io piu di tutti senza considerare che quando lei gli prendeva il cazzo nelle sue mani erano disposti a fare tutto per lei facendola sentire potente, poi comincio ad esibirmi come si fa con un cucciolo aveva un paio d’amiche ragazze spegiudicate ,con le quali usciva si faceva i ragazzi e io ero il loro trastullo nei momenti di noia, ma nessuna a parte lei poteva toccarmi una volta becco una sua amica mentre in tram mi tastava l’uccello ,fu spietata la picchio a sangue solo l’intervento di alcuni passanti evitarono che per la ragazza finisse molto peggio di cosi

Ero sua proprietà e solo  lei poteva giocare con il mio cazzo ,cosi capitava che mentre lei mi masturbava le sue amiche restavano li ha guardare ,qualcuna con una mano dentro i jeans, agitando nervosamente le dita dentro gli slip  partecipava, altre si limitavano a guardare ,a sfottermi, sulla porta del bagno dove avvenivano i nostri incontri qualcuno aveva disegnato una donna con le cosce spalancate e Melita si era inventata un tiro a bersaglio spuzzando piu mi avvicnavo alla grottesca fica disegnata sulla porta piu loro lo trovavano avvincente.

Quelle quattro erano delle vere bulle mi ricordo di una nostra compagna si chiamava Alice ,una biondina acqua e sapone piuttosto carina ma timidissima ,loro la odiavano perché riusciva meglio in tutto nell’ambito scolastico e molti professori l’avevano eletta a propria begnamina .

Un giorno durante la ricreazione ,Melita mi disse di raggiungerla in bagno ,pensavo alla solita umilliante cosa e invece teneuta seduta a forza sulla tazza del cesso nuda con solo i calzini e gli slip  trovai lei ,la povera Alice, Melita mi fece mettere tra le sue gambe ,notai che il cavallo delle sue mutandine era bagnato,probabilmente  per lo spavento doveva essersela fatta sotto, Mlita  mi tirò fuori l’uccello Alice lo guardo spaventata ,Melita e le sue compagne le ordinarono di succhiarmi il cazzo me lei si rifiutò cosi Melita per la prima volta mi uso come un oggetto per offendere ,cercai di resistere piu che potevo ,ottenni solo di venire sborrando piu copiosamente del solito ,diritto sul viso tenuta a forza della piccola Alice , quando lasciai il bagno le quattro aguzzine le stavano spalmando il mio sperma su tutta la faccia, gli abusi su quella nostra compagna si ripeterono quasi tutti i giorni piu o meno con la stessa modalità ,altre volte  invece si divertivano a infilarle oggetti negli orefizzi.
Alice sembrava subbire con una certa dignità non piangeva mai a stento si lamentava, alla fine anche lei  sembrò cambiare e divenne giorno per giorno sempre piu partecipe, Melita andò su tutte le furie quando dopo che per l’ennesima volta aveva insistito perché mi prendesse l’uccello in bocca Alice si era decisa e non solo era convinta nel farlo ma a suo dire ci provava pure troppo gusto ,anzi entrambi ci trovavamo troppo gusto e quello era intollerabile per lei che si considerava la nostra padrona, da quel giorno io e Alice cominciammo a frequentarci segretamente ,fu la prima con cui feci l’amore ,ma non fu ne romantico lei lo fece con rabbia quasi con vendetta come se scopandomi cercasse di punire Melita.

Io anche se amavo solo Melita ,non seppi resistere a quella offerta, non so se quello che mi raccontava su quello che faceva con gli altri era vero ma con me si lasciava toccare poco e non si spingeva mai oltre la sega, per quanto l’avessi pregata lei si era sempre rifiutata di scopare o semplicemente di prendermelo in bocca, diceva che ero il suo cagnolino  e che certe cose non si fanno con i cagnolini.

Era Crudele ne ero consapevole eppure ho sempre creduto che in realtà sapesse benissimo che finche non si sarebbe concessa del tutto , ci avrebbe tutti avuti in pugno, tutte le volte la guardavo sorrideva mentre io mi sfogavo tra le sue mani ,negli occhi le brillava una luce sinistra ,quella non era la mia Melita ,no non piu.

Melita non era piu la stessa ed io incapace di riunciare a quei suoi giochetti non facevo nulla di concreto per cercare di salvarla, se mai avesse voluto essere salvata da se stessa.

Gli anni alle superiori passarnono ,Melita riusciva sempre a superare un anno con il minimo impegno a volte con la complicità di un po' di prof compiacenti a cui lei aveva regalato qualche attimo di piacevole compagnia ,ma lo studio non le interessava piu comincio a fare concorsi di bellezza a fare foto per sconosciuti dall’aria decisamente poco raccomandabile  che aveva 16 anni, spesso voleva che l’accompagnassi ma la mia presenza non le impediva di concedersi piu che artisticamente alle attenzioni del fotografo ,l’anno del diploma incontro un uomo di Milano un tizio sulla quarantina che l’aveva notata ad un concorso dopo averle fatto un lungo e apprfondito provino nella sua camera d’albergo le propose di seguirlo a Milano per iniziare la carriera da modella , i suoi erano decisamente contrari dovette aspettare di compiere diciotto anni ,per lasciare la casa a Treviso e trasferirsi a Milano.

Dopo il diploma mi chiese di accompagnarla a Milano, aveva preso in affitto una stanza in citta studi il tizio la raggiunse la sera stessa se la scopò con ancora me nella stanza poi la portò via le aveva preso un loft nella zona di viale certosa, da allora non la vidi piu e adesso vederla al grande fratello sette mi fa un certo effetto…la mia piccola e timida Melita

 

Storia vera o inventata di sicuro eccitante

 


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