Proprio di fronte era stata costruita una nuova villetta a due piani, dove a primavera venne a stare una coppia con due figli, entrambi maschi con qualche anno più di me.
Le finestre delle loro camere e di quella dei loro genitori erano tutte rivolte verso le mie ed erano talmente a poca distanza che potevamo facilmente guardarci in casa a vicenda, visto che erano pressapoco alla stessa altezza.
All'inizio la cosa non mi piacque molto e la considerai una fasidiosa lesione alla sfera della mia privacy, soprattutto per il fatto che ero sempre stata abituata a girare poco vestita se non addirittura nuda per le mie stanze, senza dovermi preoccupare di tenere le finestre chiuse, soprattutto d'estate, quando ero solita fare la doccia serale con la finestra del bagno spalancata o leggere un libro a letto con la luce accesa.
Ma poi mi dissi che non era colpa mia se loro avevano ben pensato di costruirsi casa proprio davanti alle mie finestre, quindi decisi che non mi sarei fatta alcun problema di sorta e che avrei continuato esattamente come prima. E se volevano guardare, fatti loro.
Arrivò l'estate e, come mi ero ripromessa, non cambiai di una virgola le mie abitudini.
Mi accorsi, però, che i miei dirimpettai dovevano aver pensato la stessa cosa, visto che sia i figli che gli stessi genitori non si facevano alcuna remora a comportarsi come se non avessero nessuno di fronte.
I figli, infatti, giravano nudi come me per le loro stanze ed i genitori, le sere che i figli erano fuori casa, non si preoccupavano di chiudere le tende della loro camera o di parlare a bassa voce quando facevano sesso.
Erano una bella coppia. Lui fisico asciutto, alto e molto ben dotato. Lei minutina e ben fatta, con un fisico da ragazzina che non sembrava nemmeno che avesse due figli.
Le loro performances sessuali, poi, erano davvero notevoli. Erano capaci di fiondarsi in camera appena i figli erano usciti di casa e di andare avanti fino a notte alta, senza mostrare alcuna fatica.
Inutile dire che starli a guardare diventò ben presto il mio passatempo preferito.
A volte lui era molto dolce ed appassionato, altre rude, facendo sembrare quasi che volesse costringerla a fare determinate cose, anche se non ci misi molto a capire che quello era solo un gioco tra loro e che a lei piaceva essere dominata.
All'epoca le mie esperienze sessuali non erano ancora arrivate ai livelli di adesso, ero molto giovane ed i ragazzi che avevo frequentato sino a quel momento pensavano più a se stessi che al mio piacere. Vedere, quindi, certe "evoluzioni" non poteva che farmi un certo effetto, oltre che farmi provare una certa invidia nei confronti della mia dirimpettaia.
Così passavo le mie serate a spiarli dalla mia camera buia, cercando di trovare sollievo all'eccitazione che riuscivano a destare in me con toccamenti solitari e desiderando di avere invece qualcuno accanto che mi aiutasse a soddisfare il mio malessere.
Arrivò agosto ed i miei genitori partirono per le vacanze, mentre io fui costretta a restare a casa perchè avevo preso l'impegno di dare ripetizioni ad un ragazzino fino all'inizio della scuola.
La mattina che partirono, dopo le solite raccomandazioni, mi ritrovai quindi sola e con la casa tutta per me per la prima volta.
Uscendo sul balcone, notai che anche in casa dei miei dirimpettai c'era un certo movimento, finchè non li vidi caricare i bagagli in macchina.
Ma quando fu tutto pronto, mi accorsi che non tutta la famiglia era coinvolta nella partenza. Il padre, infatti, dopo aver salutato moglie e figli, rientrò in casa col fare di chi resta.
Lì per lì provai una certa delusione. Con la partenza dei miei, infatti, avevo pensato che mi sarei potuta godere meglio gli spettacolini che quella coppia mi aveva offerto sino a quel momento, magari in compagnia di qualcuno per cercare di ripetere le stesse gesta, quindi vedere che quella possibilità era sfumata mi lasciò un certo senso di vuoto.
Arrivò sera. Era sabato. Il caldo opprimente. I miei amici tutti partiti lasciandomi sola al mio destino ed alla tv niente di interessante.
Dopo la solita doccia mi misi davanti allo specchio del bagno per asciugarmi i capelli. Ero nuda e la finestra, ovviamente, spalancata, la luce accesa.
In quel momento mi ero scordata della villetta di fronte e dei suoi abitanti, quindi badavo solo a ciò che stavo facendo, in modo da sottrarmi presto al soffio caldo del phon che stava rendendo inutile la doccia appena fatta.
Quando ebbi finito, sistemai il bagno e solo alla fine mi girai verso la finestra.
Fu allora che lo vidi.
Lui, il mio dirimpettaio, era là, nella sua camera, in piedi, nudo, e mi guardava.
Per un attimo provai meccanicamente l'impulso di coprirmi, poi invece scattò qualcosa nella mia mente e vidi prospettarsi qualcosa che non avevo previsto ma che poteva diventare interessante.
Spensi la luce del bagno, andai verso la finestra e fingendo di non essermi accorta della sua presenza cercai di dare l'impressione di essermi messa in quel punto solo per cercare un pò d'aria fresca.
Rimasi lì, con i suoi occhi puntati addosso, finchè non lo vidi fare dei cenni verso di me. In quel preciso istante ebbi conferma della mia ingenuità nel volerlo ingannare: lui sapeva.
Capii che mi stava chiedendo di andare nella mia camera, che stava in perfetta linea d'aria con la sua.
Ci andai.
Sempre al buio mi avvicinai alla finestra e lui era ancora là, mi stava aspettando.
Aveva qualcosa in mano e fece per tirarmelo appena mi vide. Mi scostai e vidi entrare qualcosa che cadde sul letto. Una palla da tennis avvolta in un foglio. Sopra queste semplici parole: "Il tuo numero di telefono?"
"Che coraggio! Ma chi si crede di essere?" pensai. Però la curiosità era tanta ed era la prima volta che mi capitava una cosa simile, quindi dopo essermi detta che non avrei corso rischi solo dandogli il mio numero, lo scrissi sul biglietto e rilanciai la pallina al destinatario.
Dopo nemmeno un minuto, il vibro del cellulare.
"Ciao..."
"Ciao."
"Io sono Giulio...e tu?"
"Veronica. Vera per gli amici."
"Bel nome...quasi bello quanto te..."
Eccoci, pensai. Ancora non sapevo bene fin dove mi sarei spinta, però la sua voce - che non avevo mai sentito così da vicino - faceva vibrare qualcosa dentro di me.
"Mi hai spiata..." dissi con finto tono d'accusa.
"E tu ti sei fatta spiare...così come hai sempre spiato noi."
Ebbi un sussulto. Come lo sapeva? Eppure ero sempre stata attenta a non farmi vedere...o forse mi ero illusa anche in quel senso?
"Cosa dici...? Io non vi ho mai spiati..." tentai di difendermi.
"Non devi scusarti... Noi lo sapevamo...l'abbiamo sempre saputo...e l'abbiamo fatto per te..."
"Per me??? Ma cosa stai dicendo???"
"Si, per te. Ed abbiamo sempre immaginato di averti qui con noi...di farti partecipare... Non è forse quello che hai sempre pensato anche tu, Vera...? A me puoi dirlo...non c'è niente di male...anzi..."
Beccata in pieno, pensai. Possibile che loro avessero davvero fatto in modo che io... No... nella mia ingenuità non riuscivo a crederci... eppure la cosa si stava facendo sempre più eccitante, nonostante tutto.
"Fa caldo lì da te? Immagino di si...la tua camera sempre al sole per tutto il pomeriggio...chissà che forno deve essere... Qui abbiamo il condizionatore...fa fresco...perchè non mi raggiungi? Solo qualche minuto...per rinfrescarti un poco... Beviamo qualcosa...ci conosciamo un pò...poi ritorni a casa. Che dici...ti va?"
Andarmi mi andava, però non sapevo come fare: dire subito di si o fare la preziosa? Non avevo molta esperienza su come trattare con uomini molto più grandi - cosa che avrei imparato non molto tempo dopo - quindi ero indecisa. Ma alla fine mi dissi che quella era la cosa più eccitante che mi sarebbe potuta capitare per chissà quanti anni a venire - anche se ancora non sapevo quanto mi sbagliassi in quel momento - quindi cercai una risposta che potesse non far capire fino a che punto mi piacesse la sua proposta.
"Beh...si potrebbe fare..."
"Allora ti aspetto. Non metterci molto...non resisterei tutta la notte" e così dicendo chiuse la telefonata.
E brava scema, mi dissi, adesso che fai? Ma ormai avevo già deciso. Ci andavo.
Si, ma cosa mettermi? Chiusi la finestra per poter accendere la luce ed impedire a lui di vedermi davanti all'armadio aperto indecisa sui vari tipi di vestiario a disposizione, poi mi sedetti sul letto a pensare.
Cosa volevo? Cosa si aspettava lui da me? Potevo sorprenderlo in qualche modo? Non mi chiesi cosa avrei fatto dopo, una volta arrivata da lui, solo pensai a come prepararmi per arrivarci.
Intanto con la finestra chiusa l'aria in camera era diventata irrespirabile. Dovevo decidere ed in fretta, se non volevo squagliarmi come un ghiacciolo al sole.
Bastò questo per farmi decidere all'istante. Indossai un vestitino leggero con scollatura stondata che arrivava all'attaccatura del seno, chiuso sul davanti da una fila di bottoncini, di cui lasciavo sempre slacciati gli ultimi in fondo in modo da creare un pò di spacco che scopriva le gambe ad ogni passo e soprattutto quando mi sedevo. Solo che quella sera i bottoncini slacciati diventarono almeno il doppio del solito e - cosa che non avevo mai fatto prima, vista la già abbondante scollatura - lasciai aperti anche i primi in alto, in modo che il seno si vedesse abbondantemente.
Sotto il vestito...niente.
Presi la borsa ed il cellulare, le chiavi di casa, infilai un paio di sandali che avevo messo si e no un paio di volte, a causa di un tacco a spillo vertiginoso, ed uscii.
In quella calda notte d'agosto, camminando per strada verso il cancello di quella villetta, ancora non sapevo che da quel momento la mia vita sarebbe cambiata in modo così radicale.
Ancora oggi mi chiedo se sapendolo avrei varcato quel cancello ed avrei fatto tutto ciò che ne è seguito, ma allora non mi sfiorò nemmeno il pensiero, non potevo immaginare...
[Continua] |