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L'inizio (parte II)

Letto: 718 volte | Commenti: 0 | Postato il: 04-04-2006

Quando arrivai il cancello si aprì senza che dovessi suonare. Lo varcai e mi diressi alla porta di ingresso, che trovai accostata.

Entrando mi trovai in un grande salone arredato con gusto e lampade che creavano una luce soffusa. Di fronte a me una scala in legno saliva al piano superiore, illuminata da piccole lampade a parete.

Del mio ospite nemmeno l'ombra.

"Bella accoglienza - mi dissi - neanche viene ad accogliermi."

"Accidenti a lui ed a me che ho avuto questa bella pensata..." pensai dirigendomi verso la scala e cominciando a salire.

Al piano superiore molte porte chiuse tranne quella in fondo al corridoio buio, dalla quale usciva una luce fioca ed una musica lenta a volume molto basso.

Mi diressi verso quella porta ed entrai in una grande camera da letto con una parete completamente ricoperta di specchi. Dalle tende scostate, vidi casa mia e il mio balcone. Dunque quella era il palcoscenico sul quale si erano svolti gli spettacolini ai quali i miei dirimpettai mi avevano così generosamente lasciata assistere.

Ad un tratto vidi le imposte chiudersi da sole come per magia e sentii una folata d'aria fredda emessa dalla bocchetta del condizionatore sopra la porta. Poi un fruscio alle mie spalle e due mani che mi stringevano la vita, mentre la sua voce calda mi sussurrava all'orecchio "Ben arrivata...".

La reazione tra il caldo esterno ed il fresco generato dal condizionatore aveva inturgidito i miei capezzoli, che tendevano il tessuto leggero del vestito. Le sue mani su di me, il suo respiro sulla nuca, la sua bocca sul collo, il sapere di essere lì in quel momento come una cosa proibita, in balia di un uomo sconosciuto ma che allo stesso tempo mi sembrava di conoscere fin troppo bene per le volte che l'avevo spiato nelle situazioni più intime. Tutta una serie di sensazioni che mi facevano girare la testa. Mi sentivo sexy, una vera donna.

Lui si appoggiava a me e si muoveva a ritmo di musica, stringendomi e facendomi strusciare contro di lui, tanto che sentivo chiaramente la sua eccitazione.

Avevo le sue mani addosso, leggere come piume ma allo stesso tempo forti, mi accarezzavano attraverso la stoffa del vestito, si soffermavano sui seni per solleticare i capezzoli, poi scendevano lungo i fianchi, passavano sulle natiche stringendole a sentirne la consistenza, sollevandole ed aprendole, per poi spostarsi sul mio ventre, giocare coi bottoncini dell'abito infilando le dita fra le aperture, tirando e sfiorando i peli del pube.

Era bravo, o forse era solo semplicemente un uomo e non uno dei ragazzi poco esperti che avevo frequentato sino a quel momento. Forse lui sapeva anche questo o forse no, ma in quel momento niente mi importava al di fuori di ciò che lui riusciva a farmi provare ed avrei dato tutto perchè continuasse all'infinito, perchè mi facesse sentire per sempre al centro dell'universo.

Ormai ero bagnata come non mi ricordavo di essere mai stata. Sentivo il mio umore colarmi tra le gambe in filamenti che andavano a solleticarmi l'interno delle cosce, il clitoride e le grandi labbra talmente gonfi che avrei voluto urlare, pregare perchè lui mi toccasse e ponesse termine a quel supplizio.

Non avevo mai provato tanta voglia come in quel momento. Avrei fatto qualunque cosa. E intendo proprio qualunque.

Ma non riuscivo nemmeno a parlare.

 

Senza smettere di toccarmi, mi spinse di fronte alla grande parete di specchi.

Allora lo vidi per la prima volta.

Era più alto di una ventina di centimetri, rispetto a me coi tacchi, le spalle larghe, braccia e gambe muscolose, pettorali sviluppati e ventre piatto, il tutto in perfetta armonia, sicuramente merito di un'allenamento fisico calibrato.

Ma quello che mi colpì furono i suoi occhi. Verdi, limpidi come l'acqua di lontani mari esotici, occhi nei quali sentivo di potermi perdere. Occhi nei quali mi persi davvero.

"Sei bellissima, Vera... Sapessi da quanto immagino questo momento... Ed ora finalmente è arrivato... Vorrei non finisse mai... non sorgesse mai più il sole... per tenerti sempre qui...accanto a me... come adesso... Ed accarezzarti...toccarti...sentire il calore del tuo corpo contro il mio... leggere il desiderio nei tuoi occhi... Perchè tu mi desideri...lo sento...lo so...esattamente come io desidero te... e ti ho desiderata sin dal primo momento che ti ho vista..."

Guardandoci nello specchio, ubriaca delle sue parole e di lui, in estasi per le sue carezze, anch'io avrei voluto che quel momento non finisse mai e non riuscivo a credere di essere lì, fra le sue braccia, quando solo fino a pochi minuti prima lo osservavo dalla mia finestra, non immaginando nemmeno lontanamente quale tempesta di emozioni quell'uomo avrebbe saputo scatenare in me.

Ma ero così giovane...così inesperta della vita e degli uomini... Degli uomini come Giulio, almeno.

Ed ero così ancora tremendamente romantica, ancora fresca di sofferte cotte adolescenziali, di sogni di principi azzurri bellissimi che vagavano per il mondo in cerca di me e che mi sarebbe solo bastato aspettare per farmi trovare.

Ed ecco che tutti i miei sogni, tutte le mie sofferenze passate, tutti i miei timori per il futuro erano stati spazzati via in un attimo dalle parole di quell'uomo, un uomo vero, che avrebbe potuto darmi tutto ciò che avevo sempre desiderato ed anche di più.

Ecco come vedevo Giulio in quel momento, mentre avevo le sue mani addosso - prima volta di tante altre in seguito - ed il suo respiro caldo che mi solleticava l'orecchio con parole che andavano dritte alla mia anima.

Sciolsi anche le ultime possibile mie remore nel suo abbraccio. Ormai ero sua.

 

Le sue dita artigliarono il mio vestito e tirarono con un unico colpo deciso, strappando e facendo saltare via tutti i bottoncini, facendomelo poi scivolare a terra dopo avermelo sfilato dalle spalle.

Mi spinse contro lo specchio, i seni ed il viso schiacciati contro il vetro freddo, e divaricandomi leggermente le gambe lo sentii liberare il membro turgido e puntarmelo nel solco fra le natiche, mentre le sue dita scendevano finalmente verso la mia fessura pulsante di desiderio e cominciavano ad esplorarla.

Prima un dito, poi due, tre, quattro insieme, mentre col pollice massaggiava e stuzzicava il clitoride.

Nessuno mi aveva mai inserito tante dita contemporaneamente nella fica prima di lui. All'inizio fu un pò doloroso, poi la mie pareti si adattarono alle dimesioni della sua mano e cominciò a piacermi, molto.

Capii solo dopo il motivo di quel gesto, quando togliendo la mano mi sollevò per i fianchi ed infilò il suo membro dentro di me.

Era enorme. Urlai ma lui non smise, anzi cominciò a darmi colpi sempre più forti. Mi sentivo sfondare, non avevo mai avuto dentro di me un fallo di quelle dimensioni.

"Piano... per favore... mi fai male..."

"Resisti piccola... vedrai che fra poco ti abitui e ti piacerà... E ti piacerà talmente tanto che ne vorrai ancora e sarai tu a chiedermelo...!" rispose continuando a scoparmi con violenza.

Ma aveva ragione. Poco dopo il dolore iniziò a diminuire e cominciai a godere, così che dopo qualche minuto urlavo, si, ma di piacere.

"Brava bambina... prendilo tutto... così...sii... Ti piace eh..? Dimmelo... Dimmi che ti piace... Dimmelo altrimenti smetto..."

"Siiii...!!! Mi piace!!! Ma non smettere... ti prego...continua...!"

"Ah... adesso vuoi che continui! Sei proprio una piccola troia...lo sai vero? Ma si che lo sai... Solo che nessuno ti ha fatta sentire così prima, eh? Vedi...? Per merito mio hai scoperto la tua vera natura... Dovresti ringraziarmi... Avanti... dimmi "Grazie, padrone"!... Dai... Voglio proprio sentire come lo dici... Sono sicuro che lo sai dire proprio come devi... Dimmelo!"

"G...gra..zie...p...padrone!" urlai esplodendo nell'orgasmo più lungo ed appagante mai provato prima di allora.

"Sei già venuta... Sei proprio una gran maialina! Ma non è finita, e no carina!" e così dicendo uscì da me e mi fece inginocchiare davanti a lui.

"Apri la bocca, avanti!" disse prendendomi per i capelli e costringendomi ad alzare la testa verso il suo uccello ancora durissimo.

La aprii e lui ci infilò il membro enorme, costringendomi ad aprire la bocca in maniera spropositata per poterlo accogliere.

"Ed ora stai ferma, fammi solo sentire la lingua che a muovermi ci penso io. Fino in gola, lo devi sentire, e guai a te se cerchi di spostarti o di prenderlo solo a metà. E quando vengo devi ingoiare. Tutto, senza sprecare neanche una goccia. Se vedo che ti fai scappare qualcosa per terra, poi te lo faccio leccare dal pavimento con la lingua, chiaro? Hai capito bene?"

Non potendo muovere la testa, feci cenno di si con gli occhi e questo sembrò soddisfarlo.

Ma avevo paura. Mi sentivo soffocare. In più non avevo mai ingoiato lo sperma, anzi fino a quella sera la fellatio non era mai stata una delle mie pratiche preferite. Con i ragazzi che avevo avuto l'avevo fatto qualche volta, ma limitandomi a qualche colpo di lingua e prendendolo in bocca magari per un pochino, però non ero mai arrivata fino in fondo e, al massimo, li avevo fatti venire con le mani.

Una volta avevo provato ad assaggiare quello che mi aveva sporcato le mani prima di lavarmele, ma il sapore non mi era piaciuto per niente.

Ora, sapendo che avrei dovuto arrivare fino in fondo e, oltretutto, non solo farmi venire in bocca ma addirittura ingoiare tutto quel seme mi terrorizzava.

E mi terrorizzava soprattutto quello che Giulio mi aveva detto che avrei dovuto fare se non fossi riuscita a trattenerlo tutto.

"Toccami le palle, troia. Dai che sono vicino... sto per venirti in bocca... quella tua bella bocca da pompinara che adesso si berrà tutta la sborra che uscirà dal mio cazzo e se la gusterà tutta fino all'ultima goccia... Dai...pompa!"

Pensai che era il momento e mi preparai. Un ultimo colpo e Giulio mi si piantò ancora di più in gola, venendo mentre mi bloccava la testa in modo che non potessi sottrarmi.

Sentii lunghe ondate di sperma uscire dalla sua cappella e colarmi in gola, mentre cercavo di ingoiare tutto senza pensare a quello che stavo facendo, sperando di non dover raccogliere niente da terra.

Ci riuscii. Non so come ma mi dimostrai capace di fare la prima di quelle tante cose che non avrei mai creduto.

"Brava... Vedo che hai capito ed eseguito alla perfezione... Ora succhialo bene e puliscimelo con la lingua, che quando lo tiro fuori deve essere come se fosse stato lavato..."

E così restò ancora nella mia bocca, mentre con la lingua raccoglievo le ultime goccie di sperma e le inghiottivo.

Quando ritenne che avessi fatto bene quanto aveva ordinato, lasciò la presa sulla mia testa e mi fece rialzare, poi mi condusse in bagno ed aprì l'acqua della doccia, spingendomi sotto il getto.

Pensai che mi avrebbe lasciata lavare in pace, invece fu lui ad inginocchiarsi davanti a me e dopo avermi fatto appoggiare le gambe sulle sue spalle, infilò la lingua nella mia fichetta dilaniata e cominciò a leccarmela finchè non venni un'altra volta ed un'altra ancora.

Ormai ero distrutta e non mi reggevo quasi in piedi. Ma lui non sembrava risentire della stanchezza. Al contrario, si era eccitato di nuovo ed il suo membro era ritornato grosso e duro, forse più di prima.

Mi sollevò con facilità e tenendomi sospesa con le braccia entrò ancora dentro di me.

Ma questa volta fu diverso. Mi baciò. Fu dolce. Mi tenne stretta. Muovendosi lentamente, come a voler prolungare il momento. Poi si incamminò verso la camera e mi stese sul letto, senza uscire mai da me, e per la prima volta nella mia vita ebbi un uomo che non si limitata a fare sesso con me ma mi ascoltava, arrivando a darmi piacere senza che glielo chiedessi, senza che dovessi dirgli cosa fare, cosa volevo.

Mi baciò dappertutto, accarezzandomi, dicendomi quanto ero bella e quanto era fortunato ad avermi.

Andò avanti per ore, finchè stremata non mi addormentai fra le sue braccia.

 

Svegliandomi il mattino dopo trovai un biglietto sul cuscino:

"Questa notte sei stata stupenda.

Stasera ti aspetto alle 8: metti qualcosa di carino, ti porto fuori.

L'antifurto si attiva automaticamente quando chiudi la porta. Buona giornata.

PS: non vedo l'ora che arrivi stasera... Un bacio...dove sai tu."

Mi vestii e ritornai a casa con la testa leggera come un palloncino. Non riuscivo a crederci. Eppure facendo la doccia e vedendo i segni che lui aveva lasciato sulla mia pelle, capii che era tutto vero: avevo passato la notte con un uomo, un uomo che aveva famiglia, in casa sua, facendo cose che al pensiero mi facevano arossire e provare anche un pò di vergogna, ma non ero mai stata così felice.

 

Fu così che mi innamorai di lui. O almeno pensai di esserlo.

Quel che conta è che rimasi di quell'idea per molto tempo, giustificando ogni suo gesto, ogni sua mancanza, ogni sua strana richiesta col fatto che amare vuol dire saper perdonare e capire anche le cose che sembrano più assurde, donare più che ricevere, ubbidire senza mai ribellarsi, annullarsi completamente nei confronti dell'altro.

Mi sbagliavo. Ma questo l'avrei capito solo dopo, quando sarebbe stato ormai troppo tardi...

 

[Continua...]


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