Qualcuno spostò il tavolo, in modo che tutti potessero vedermi completamente da ogni parte della sala.
Uno si inginocchiò fra le mie gambe ed iniziò a leccarmi avidamente. Gli altri due mi aprirono gli ultimi bottoni chiusi della giacca e si attaccarono ai capezzoli, succhiandoli e mordendoli.
Quello che avevo alle spalle si aprì i pantaloni e mi strofinò il membro turgido sul viso, cercando la mia bocca.
Quelle mani addosso, quelle lingue sul seno e fra le cosce, tutti quegli occhi che mi guardavano...Mi eccitai.
Muovendo il bacino sotto i colpi di quella lingua che mi stuzzicava il clitoride, con la mano afferrai quell'asta che mi accarezzava il viso e cominciai a leccarla.
Anche gli altri due tirarono fuori i membri dai pantaloni, costringendomi a prenderli in bocca a turno, alternandoli con quello dietro di me.
Mi sollevarono poi dalla sedia e mi sdraiarono sul tavolo, posizionandosi a turno dietro di me per farselo prendere in bocca, mentre mani e lingue percorrevano incessantemente il resto del mio corpo.
Non riuscivo più a pensare, sopraffatta da quel mare di sensazioni che avevano spazzato via anche la paura provata quando mi ero sentita intrappolata in quel locale. Non mi importava più chi erano quegli uomini nè cosa sarebbe accaduto, ero in loro balìa e...mi piaceva.
Altri avventori vennero ad aggiungersi ai primi quattro, le mani, le lingue e gli uccelli si moltiplicarono ma nessuno mi penetrò.
Finchè arrivò Giulio.
Si mise fra le mie gambe e versò dell'acqua sulla mia fica grondante di umori, massaggiandola poi quasi a volerla ripulire dalla saliva delle innumerevoli lingue che l'avevano assaggiata sino a quel momento. E restò lì, accarezzando piano i peli del pube ma senza toccare i punti sensibili. Avrei voluto urlargli di fare qualcosa, di prendermi subito per liberarmi dal tormento di quell'eccitazione inappagata, ma continuavo ad avere la bocca impegnata ad ingoiare tutte quelle aste di carne che mi stavano tutt'intorno e non mi davano tregua.
Molti, non trovando spazio, si menavano l'arnese a pochi centimetri dalla mia pelle, strofinandosi nei punti liberi del mio corpo, accontentandosi delle mie mani quando le trovavano disponibili.
Finchè cominciarono a venire, alcuni prima, altri subito dopo, sul mio viso, sul seno, sul ventre.
Quando anche l'ultimo ebbe finito, ero completamente ricoperta di sperma sino alla vita. I vestiti che indossavo, che nessuno mi aveva tolto, erano fradici del seme di non so quanti uomini.
Allora Giulio strappò la tovaglia da un altro tavolo e mi ci avvolse, poi mi fece rialzare dal tavolo e mi condusse verso l'uscita del locale.
Nessuno si mosse. Tutti ci seguirono con lo sguardo, ma nessuno lasciò il proprio posto.
"La signorina avrebbe bisogno di un bagno. Può accompagnarla?" disse Giulio alla proprietaria.
"Vi faccio strada." rispose lei.
Il bagno era un bugigattolo nel cortile interno, con una turca ed un piccolo lavandino.
Giulio mi tolse la tovaglia ed i vestiti e mi lavò con l'acqua fredda, ripulendomi da ogni materia organica lasciata sul mio corpo dagli avventori del locale.
Quando ritenne che fossi ormai pulita, mi fece appoggiare al lavandino e cominciò a toccarmi fra le gambe ed a stuzzicarmi i capezzoli, sussurrandomi all'orecchio quanto mi amasse e mi desiderasse. Poi mi prese, con la stessa dolcezza usata la sera prima, finchè non venni aggrappandomi forte a lui.
Quando fu tutto finito, Giulio mi disse di aspettare nel bagno. Ritornò con dei vestiti puliti e mi aiutò ad indossarli. Poi rientrammo nel locale.
Con sorpresa mi accorsi che era buio e vuoto. Non c'era traccia degli avventori nè della proprietaria.
Lo attraversammo ed uscimmo nel piazzale, anch'esso deserto.
Salimmo in macchina e ritornammo in città.
Feci tutto il viaggio di ritorno con la testa appoggiata alla spalla di Giulio, mentre lui mi teneva stretta a sè.
Arrivati a casa facemmo ancora l'amore.
Non parlammo di quel che era successo, nè quella sera nè per molto tempo dopo. Sapevo che sarebbe stato inutile. Come tutte le altre volte che seguirono. |