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Sesso in spiaggia

Letto: 1928 volte | Commenti: 0 | Postato il: 04-04-2006

Quell'estate accettai l'invito di Giulio a trascorrere il mese d'agosto in una piccola località della costa romagnola, dove diceva di aver affittato un appartamento vista mare molto carino.

Con Giulio mi trovavo bene, sia fuori che, soprattutto, dentro il letto. Avevamo una forte complicità: lui capiva i miei desideri, li anticipava, li ampliava. Insomma, con Giulio non mi annoiavo mai, quindi l'idea di trascorrere tanto tempo noi due soli non mi dispiaceva affatto.

 

Arrivammo la sera tardi e dopo aver posato le valigie in casa cenammo in un grazioso ristorantino con portate a base di pesce annaffiate da abbondante vino bianco che mi fece subito sentire la testa più leggera e l'animo già predisposto ai giochi notturni che ci aspettavano.

Ritornammo a casa passeggiando a piedi nudi sulla spiaggia. L'aria era calda ma la sabbia era fresca fra le dita dei piedi e il tutto dava una piacevole sensazione di libertà.

Ad un certo punto Giulio mi chiese "Dì, Vera, quand'è che l'hai fatto l'ultima volta in spiaggia?".

"Credo di aver avuto più o meno 15 anni" risposi sorridendo al ricordo.

"Allora ne è passato di tempo!" disse lui ridendo.

"Oh! Ma cosa vorresti dire! Che sono vecchia?" gli dissi tirandogli un pugno scherzoso.

"Ma no, scema! Era tanto per dire! Non ti piacerebbe rifarlo?"

Mi guardai intorno e pensai che la spiaggia era un pò cambiata da quei tempi. Ora c'erano un sacco di fari che la illuminavano quasi a giorno e trovare un angolino buio non sembrava facile.

"Non vorrai dirmi che avresti il coraggio di farlo con tutta questa luce! E poi non vedi che continua a passare gente? Cosa vuoi, che ci arrestino la prima sera che siamo qui?" dissi guardandolo di sottecchi.

"Ma non sei tu quella che dice sempre che il rischio la eccita?" mi sussurrò all'orecchio, mentre le sue mani mi accarezzavano il sedere sotto il vestito leggero.

E' vero, in realtà sono abbastanza esibizionista, nel senso che i posti insoliti mi attirano e fare sesso in circostanze inusuali, magari col pensiero che qualcuno possa vedermi, mi eccita da morire.

In effetti la mia eccitazione stava crescendo in modo esponenziale, tanto che sentivo il perizoma già umido e cominciavo ad avvertire un pulsare al basso ventre, che sapevo si sarebbe presto trasformato in tormento.

"Beh, se la metti così, come faccio a dirti di no?" sussurrai strusciandomi contro di lui.

Vidi accendersi nei suoi occhi quel luccichio che ben conoscevo, quindi mi prese per mano e mi portò verso la zona docce di un bagno.

Lì c'erano angoli d'ombra, ma eravamo anche molto vicini alla strada dove continuava a passare un sacco di gente e anche famiglie con bambini.

"Hai una voglia da scoppiare, lo sento. Ora da brava ti metti giù in ginocchio e mi fai vedere come sei brava con quella bella bocca da pompinara che hai."

Mi spinse giù con forza mettendomi una mano sulla testa, mentre con l'altra si slacciava i jeans e tirava fuori l'uccello già duro.

Io feci per avvicinarmi e prenderglielo in bocca quando mi fermò. "E no, bella mia, te lo devi guadagnare! Adesso ti togli il vestito e resti solo con il perizoma, poi potrai spompinarmi come sai fare tu. E se non lo fai, ti lascio qui nuda e me ne vado, così voglio proprio vedere come ci torni a casa!"

Guardandolo, capii che non scherzava. Già una volta, mi aveva fatta scendere dalla macchina in pieno centro lasciandomi addosso solo la camicia, che mi copriva a malapena il perizoma, e le scarpe, poi era ripartito ed ero stata costretta a seguirlo a piedi per un centinaio di metri sculettando in tacchi a spillo ed autoreggenti, prima che si fermasse e mi permettesse di risalire. Per fortuna la cosa si era verificata a tarda notte ed allo spettacolo avevano assistito solo due addetti al lavaggio strade, che peraltro avevano poi cercato di seguirci nella speranza di continuare in qualche modo il divertimento.

Così feci come aveva detto e mi tolsi il vestito.

"Brava bambina, mi piace quando sei così ubbidiente ed esegui gli ordini senza fiatare. Però non basta. Perchè sei così bella quando ce l'hai in bocca che è un peccato che gli altri non ti vedano. Quindi devi spostarti un pò verso la luce, in modo che dall'angolo della strada ti si possa vedere mentre sei in ginocchio su quel lettino col tuo bel culetto all'aria mentre me lo succhi."

Guardai nella direzione che indicava e pensai che mettendomi come diceva qualcuno mi avrebbe sicuramente vista mentre stavo a novanta col suo uccello in bocca. Subito sentii un caldo fiotto d'umore sgorgarmi giù per le cosce. Il mio cervello era ormai in balia del desiderio e sapevo che avrei fatto qualsiasi cosa mi avesse chiesto pur di spegnere quel fuoco che mi faceva pulsare il clitoride e gonfiare le grandi labbra.

"Tutto quello che vuoi." dissi mettendomi a pecora sul lettino, col sedere rivolto verso la strada e la testa verso lo schienale col tettuccio parasole.

"Appoggia le tette sul tettuccio, così non devi tenerti su con le mani e le puoi usare per accarezzarmi le palle mentre mi spompini."

Non era una posizione comodissima, ma probabilmente proprio per questo mi eccitava ancora di più.

Cominciai a leccare e pompare con impegno l'uccello di Giulio, mentre con le mani gli accarezzavo e stringevo le palle gonfie che presto avrebbe svuotato dentro la mia bocca.

"Ohh sii, brava, leccalo bene che è tutto tuo." disse con voce roca tenendomi per i capelli e muovendomi la testa avanti e indietro in modo che il suo uccello mi arrivasse fino in gola, usando contemporaneamente l'altra mano per darmi schiaffi sul sedere o per strizzarmi i capezzoli turgidi e resi più sensibili dal continuo sfregamento contro la superficie ruvida del tettuccio parasole.

Io ero quasi al limite, sentivo di essere inginocchiata sui miei umori che erano copiosamente scesi ad imbrattare il lettino e lo rendevano scivoloso. Non so cosa avrei dato per essere scopata da dietro in modo da soddisfare un pò di quella voglia che cresceva sempre di più o almeno per essere toccata, ma Giulio - e di certo lo faceva apposta, sapendo esattamente cosa avrei voluto in quel momento - si limitava a farsi spompinare o a darmi forti pacche sul didietro, torturandomi volutamente e facendomi sentire ancora più porca, messa in quella posizione col rischio che da un momento all'altro potesse arrivare qualcuno.

Ma mi piaceva troppo e lui lo sapeva bene.

Ad un certo punto, però, mi bloccò la testa, mi tirò fuori dalla bocca l'uccello e guardandomi negli occhi disse: "Sei proprio brava ma il divertimento comincia adesso. Abbiamo visite." disse rivolto verso la strada.

Mi girai in quella direzione e notai quattro ragazzi, fermi a guardare dalla nostra parte.

"Cosa dici, Vera, li facciamo divertire un pò?"

In un primo momento non capii, poi guardandolo ebbi la certezza che lui sapesse sin dall'inizio che sarebbe accaduto ed anzi fosse proprio quello che aspettava.

"Ma che vuoi fare?" chiesi con un misto di timore ed eccitazione.

"Fidati." rispose e sporgendosi verso quei ragazzi fece loro cenno di avvicinarsi.

Ed arrivarono, incuriositi e forse anche un pò intimiditi, sicuramente increduli del fatto di essersi trovati in una tale situazione.

Intanto io ero sempre inginocchiata sul lettino, che però Giulio aveva spostato in modo che dalla strada non si vedesse più. Ora l'unica visuale che avevo era di nuovo quella del suo cazzo duro ed ancora lucido della mia saliva, visto che continuava a tenermi la testa bloccata.

"Ragazzi, qui ho un problema." - lo sentii dire - "Questa signora ha una gran voglia di cazzo ma io da solo non credo di potercela fare a soddisfarla completamente. Quindi che ne direste di darmi una mano a farla sentire ancora più porca di quella che è?"

Dopo un attimo che mi parve di esitazione, sentii le loro mani frugarmi dappertutto, poi il rumore delle cerniere dei loro pantaloni che venivano aperte.

Allora Giulio mi bendò gli occhi con qualcosa, poi si avvicinò al mio orecchio e disse: "Va bene, troia, ora vediamo come te la cavi e se poi avrai ancora voglia di cazzo. Ora ne hai quattro tutti insieme che non vedono l'ora di sbatterti per bene in tutti i buchi. Vedi di non urlare, non voglio sentire neanche un gemito, devi godere in silenzio ma, soprattutto, devi far godere loro come non hai mai fatto prima con nessun altro. Io resterò a guardare, il grosso del lavoro lo faranno loro e tu non saprai mai di chi sarà il cazzo che hai nella figa o nel culo o in bocca. Dovrai solo ascoltare e fare tutto quello che ti dico, finchè non sarò io a dire basta. Hai capito bene?"

"Si." e mi arrivò un ceffone che mi fece voltare la faccia.

"Non ho capito, si cosa? A chi dici si? Chi sono io?"

"Si...padrone..." Era così che voleva lo chiamassi in certi momenti, quando lui comandava ed io dovevo solo eseguire. Ma mai come quella sera il termine era stato più azzeccato. Perchè non ci eravamo mai spinti sino a quel punto, i nostri giochi avevano riguardato solo noi due, anche se spesso avevamo finto il coinvolgimento di altri.

Ma quella notte il gioco stava andando oltre ogni immaginazione e lui sapeva perfettamente che la cosa mi piaceva.

Cieca, così bendata com'ero, potendo affidarmi solo all'udito ed al tatto, sentii che i ragazzi si stavano avvicinando finchè avvertii che li avevo ormai tutti intorno.

E ancora un coro di mani, di lingue, di cazzi da toccare, da succhiare, finchè qualcuno si sdraiò sotto di me e mi infilò un cazzo nella figa gocciolante ed un altro mi prese per i fianchi e mi impalò il culo con un colpo solo.

Non potei nemmeno urlare, perchè gli uccelli degli altri due mi riempivano a turno la bocca.

Pochi colpi di quelli che mi lavoravano figa e culo e venni insieme a quei due che stavo spompinando e che mi riempirono bocca e tette di una tale quantità del loro seme che per un attimo ebbi quasi la sensazione che a loro se ne fossero uniti altri.

Ma l'orgasmo che avevo appena avuto bevendo tutto quel seme ebbe solo l'effetto di aumentare la mia eccitazione, quindi cominciai a dimenarmi per prendere fino in fondo i due cazzi che mi stavano sfondando davanti e dietro.

I due che avevo spompinato si stavano già riprendendo e si segavano o mi facevano leccare le loro cappelle guardando la scena, aspettando il loro turno per prendere il posto dei loro amici che mi stavano scopando.

Venni di nuovo ma il fatto di non poter urlare come ero solita fare mi impediva di godere pienamente, col risultato che poi ne avevo ancora più voglia. Ah! Quanto mi conosceva bene quel bastardo di Giulio!

I quattro amici si invertirono le parti ed ancora ebbi due cazzi da spompinare e due che mi sbattevano da dietro.

Non so quante volte venni, ad un certo punto persi il conto, e non so nemmeno per quanto tempo la cosa andò avanti, ricordo che ad un tratto finì ed i ragazzi, così come erano arrivati, se ne andarono, senza dire una sola parola raccolsero la loro roba e si allontanarono per la spiaggia.

Mi sentivo sfatta, ero ancora bendata e sdraiata su quel lettino ormai pieno del loro sperma, degli umori dei miei ripetuti orgasmi e di sabbia.

Giulio si avvicinò. "Brava, sei stata una favola, davvero da urlo. Me lo sono menato per tutto il tempo guardandoti. Non ti avevo mai vista così infoiata e sei uno splendore quando godi. Però so che ancora non ti è bastato, lo capisco da come ti muovi. Adesso rivestiti che andiamo a casa e te lo faccio io un bel trattamento."

Mi tolse la benda e mi aiutò a rivestirmi, quindi ritornammo sulla strada e ci avviammo verso casa.

 

Mi sentivo ubriaca di sesso e di vita, avevo goduto come una maiala ma ancora non mi bastava, avevo ancora voglia e sentivo che mi stavo bagnando di nuovo.

Arrivammo al condominio, Giulio aprì il portone ed entrammo dirigendoci all'ascensore.

Dopo che le porte si furono chiuse non facemmo in tempo a salire la metà dei piani che Giulio premette il pulsante d'arresto e si girò verso di me.

"Mi pare che tu abbia lasciato qualcosa in sospeso, o sbaglio?" disse facendomi prendere in mano il suo cazzo duro che aveva estratto dai pantaloni e spingendomi intanto verso il basso.

Lo guardai negli occhi e gli sorrisi, poi la mia bocca si chiuse sopra la sua cappella e cominciai a pomparglielo come non avevo forse mai fatto prima, continuando a pensare a tutto quello che era successo alla spiaggia ed immaginandomi di avere ancora tutti quei cazzi a disposizione che mi prendevano in ogni buco disponibile.

"Ora puoi mugolare come una cagna, come fai sempre, perchè so che solo così godi fino in fondo e questa sera ti ho torturata anche troppo, quindi adesso voglio farti e sentirti godere come sai fare tu." E così dicendo mi mise a novanta e mi infilò dentro l'uccello, cominciando a scoparmi così profondamente che sentivo quasi le sue palle risucchiate dalla mia apertura, mentre mi lavorava contemporaneamente con le mani il clitoride ed il buchetto posteriore.

Non durammo molto, forse per la stanchezza del viaggio o per il vino bevuto, forse perchè ciò che era accaduto sulla spiaggia aveva attinto a tutte le nostre risorse, fatto sta che poco dopo arrivammo insieme all'orgasmo, che ci lasciò talmente sfiniti e soddisfatti che arrivammo barcollando alla porta di casa e dopo una veloce doccia ci buttammo sul letto addormentandoci quasi all'istante.


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