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La spiaggia nudista

Letto: 1313 volte | Commenti: 0 | Postato il: 04-04-2006

Dopo qualche giorno dal nostro arrivo, una mattina Giulio mi disse "Ho una sorpresa per te. Vedrai, sono sicuro che ti piacerà."

Lo guardai incuriosita e cominciai a porgli delle domande, cercando di indovinare che cosa avesse in mente. Ma tentare di cavare qualcosa dalla bocca di Giulio era una sfida già persa in partenza, in quanto sapeva essere estremamente ermetico su quelle che lui definiva "sorprese".

  Così ci rinunciai anche quella volta e rimasi in attesa di conoscere le inevitabili istruzioni che ne sarebbero seguite.

  E infatti continuò: "In spiaggia li fai impazzire tutti. Agli uomini diventa duro solo a guardarti e le donne ti invidiano e vorrebbero essere al tuo posto. Peccato che non immaginino neanche lontanamente di cosa sei capace. Quindi oggi darò a tutti la possibilità di ammirarti per come sei veramente e tu potrai esprimerti liberamente senza timori. Preparati, mettiti quella gonnellina a salopette e nient'altro."

 "Ma...non devo mettere il costume?" chiesi stranita.

 Non rispose, si limitò a fissarmi e dal suo sguardo capii che ancora una volta dovevo solo obbedire senza far troppe domande.

 Indossai ciò che aveva chiesto, ovvero una cortissima gonna in jeans con pettorina tenuta da sottili bretelline incrociate sulla schiena e che mi arrivava a coprire a malapena le aureole dei capezzoli. E sotto, ovviamente, niente.

 Uscimmo di casa ma invece di andare verso la spiaggia che avevamo frequentato in quei giorni, Giulio si diresse verso il parcheggio.

 "Sali." disse quando arrivammo all'auto.

 Il tragitto non fu molto lungo. Arrivammo in un altro paese, posteggiammo e Giulio tirò fuori dal bagagliaio una specie di grande borsa munita di carrello, quindi mi prese per mano.

 Lo seguii poi per un sentiero che si addentrava in quella che sembrava una pineta e proseguimmo su un terrapieno che costeggiava la spiaggia da un lato e la pineta dall'altro.

 Dopo una tempo che mi parve interminabile, scendemmo dal terrapieno tagliando verso il mare fino ad arrampicarci sulle dune.

 "Guarda." disse.

 Ed io guardai. E finalmente capii.

 Capii perchè mi avesse chiesto di non vestirmi. Capii cosa avesse inteso dicendo che avrebbe permesso a tutti di ammirarmi: eravamo in una spiaggia nudista.

 "Ti piace?" chiese.

 Mi guardai intorno e vedendo tutti quei corpi abbronzati provai immediatamente l'impulso di unirmi a loro, di togliermi quel poco che avevo addosso e sdraiarmi al sole.

 Il fatto che fossimo ancora in cima alle dune e, soprattutto, "nuovi" dell'ambiente rispetto agli abituali frequentatori, che - come scoprii più tardi - si conoscevano più o meno tutti, aveva intanto provocato aperti sguardi incuriositi nella nostra direzione.

 "Scendiamo, dai." ed andammo ad impossessarci del nostro angolo di spiaggia a circa metà strada fra le dune ed il mare.

 Giulio aprì la borsa che si era trascinato dietro ed estrasse un grande telo quadrato ed un altro più lungo e stretto. Stese a terra quello più grande, quindi creò con l'altro una specie di paravento che ancorò con dei picchetti sui tre lati di quello steso a terra, sopra il quale posizionò gli asciugamani.

 Quando fu tutto pronto, mi portò al centro del telone e con movimenti studiatamente lenti slacciò le bretelline della mia gonna, facendola scivolare a terra e lasciandomi così completamente nuda.

 Non avevo bisogno di guardarmi attorno per sapere che avevo puntati addosso gli occhi di tutti quelli che erano nelle immediate vicinanze. 

 Mi fece quindi sdraiare rivolta verso le dune, dal lato aperto del paravento, poi si sedette leggermente discosto da me.

 Nascosta dietro gli occhiali scuri vidi che in molti passavano davanti all'apertura del paravento, guardandomi con insistenza e fissando sfacciatamente la mia fessurina depilata.

 Quasi a sondare le nostre reazioni, gli uomini lanciavano occhiate verso Giulio, forse cercando anche di capire il suo ruolo.

 Dopo un pò, Giulio si avvicinò a cominciò ad accarezzarmi lentamente e partendo dalla coscia andò a posare la mano proprio in prossimità del mio basso ventre, che già cominciava ad innumidirsi.

 Ed ecco che come se fosse stato un segnale, qualcuno iniziò a fermarsi ed a sedersi proprio di fronte a me, seguito subito dopo da altri.

 Le carezze di Giulio divennero allora più insistenti e profonde. Cominciò con l'allargarmi un pò le gambe, mettendo in mostra le grandi labbra ed il clitoride, già gonfi, poi infilò le dita nell'apertura umida, ritraendole subito dopo piene di umore che mi spalmò sul ventre e sulle grandi labbra, lasciandoli luccicanti del mio evidente eccitamento.

 Questo gioco non piaceva solo a me, in quanto mi accorsi che i componenti del mio "pubblico" avevano afferrato i loro arnesi già eretti e si stavano segando guardandomi fisso.

 Giulio si sdraiò accanto a me e mi stuzzicò i capezzoli con la lingua, quindi mi sussurrò all'orecchio: "Da brava, solleva un pò le gambe ed allargale, in modo che possano vedere bene quanto sei bella quando hai voglia."

 Feci come aveva detto e mi aprii completamente alla visuale di quelli sconosciuti, il cui numero era diventato tale da essersi creato un vero e proprio assembramento.

 In quella posizione sentivo il mio umore colare giù per il solco fra le natiche fino a bagnare il buchetto posteriore, che cominciava a dilatarsi ed a contrarsi in piccoli spasmi di piacere.

 Intanto gli spettatori si erano avvicinati notevolmente all'ingresso del paravento ed un paio - più intrepidi - erano persino arrivati a mettersi in ginocchio sul bordo del telo, per mostrarmi più da vicino tutta la loro eccitazione.

 E proprio a quei due Giulio fece un quasi impercettibile cenno, invitandoli ad avvicinarsi e spostandosi intanto dietro di me, a conferma di cedere loro il suo posto.

 Vennero a stendersi ai miei fianchi, con gli uccelli duri ancora in una mano, mentre con l'altra mi palpavano ed accarezzavano ovunque.

 Dietro le mie spalle, Giulio mi afferrò e mi fece girare a pancia sotto, sedendosi a gambe aperte in modo che il suo uccello fosse ad altezza della mia bocca.

 "Vedo che ti piace, eh? Ma non avevo dubbi. Ora però sai cosa devi fare." e così dicendo mi infilò l'uccello in bocca.

 Quasi fosse stato un segnale, uno dei due mi montò sopra e cominciò a scoparmi da dietro, mentre l'altro prendeva la mia mano e la sostituiva alla sua facendomi impugnare il suo uccello perchè lo masturbassi.

 Schiacciata sotto il peso di quello sconosciuto che mi stava sfondando con possenti colpi e con la bocca piena di Giulio, muovendo ritmicamente la mano sull'asta dell'altro, sentii altre mani sul mio corpo, evidentemente spettatori che avevano deciso di partecipare in qualche modo all'evento.

 Ero ormai vicina all'orgasmo e così anche Giulio e gli altri due. Ancora qualche colpo di reni di quello che mi stava sopra e venimmo entrambi, mentre la mia bocca e la mia mano si riempivano del seme di Giulio e dell'altro uomo.

 Finito lo spettacolo, quelli che avevano assistito si dileguarono silenziosamente per la spiaggia.

 I due che avevano partecipato, invece, prima di andarsene si chinarono ad accarezzarmi ancora una volta e porgendo la mano a Giulio sentii uno dei due dirgli: "Sei fortunato. Tienitela stretta perchè una così non si trova tutti i giorni." Quindi se ne andarono per la loro strada.

 Quando fummo di nuovo soli, Giulio si sdraiò accanto a me e mi prese fra le braccia cullandomi.

 Restammo così per molto tempo, senza parlare, finchè il sole non cominciò a scendere dietro le dune allungando le prime ombre della sera sulla sabbia.

 Allora Giulio mi aiutò ad alzarmi ed a rivestirmi, poi rimise nella borsa i teli e, mano nella mano, ci incamminammo verso il parcheggio, mentre i gabbiani volavano a pelo d'acqua emettendo i loro striduli richiami nel crepuscolo di quell'estate tutta da vivere.


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