Sono una signora che fa venti
Sono una signora di 50 anni indifesa in ciabatte, calze e reggicalze
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Quella volta che la Signora Giannelli mi fece mangiare la mia cacca
Quella volta che quell villanzone mi sorprese con uno stronzo che mi penzolava dalle chiappe.
Dopo un grosso clistere mi scoppiarono le chiappe in cortile per colpa dei soliti villanzoni
Solo un grosso clistere che mi gonfia le ciappe mi può aiutare ma il condominio si lamenta per i venti e per l'odore.
Sono una signora di 50 anni indifesa in ciabatte, calze e reggicalze che si pompa le chiappe col clistere

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Dopo un grosso clistere mi scoppiarono le chiappe in cortile per colpa dei soliti villanzoni

Letto: 4543 volte | Commenti: 0 | Postato il: 20-06-2006

Sono la Signora Pera

Dopo essermi pompata le chiappe con un grosso caldo clistere fui costretta a farmi scoppiare il sedere in cortile per colpa di alcuni maleducati.

Sì, tutto tra le mie chiappeSono la Signora PeraCome già detto precedentemente nel mio blog, mi chiamo Pera, sono una signora di 50 anni che vive una situazione imbarazzante nel suo condiminio per via di una serie di villanzoni che mi scherzano, mi deridono e mi fanno tanto piangere perchè mi prendono in giro quando sentono i miei venti e le mie scoregge nel gabinetto in comune sul pianerottolo. Mi incontrano sulle scale e mi fanno le pernacchie e mi dicono brutte parole irripetibili per una signora timida come me. Se fossi la loro madre non si comporterebbero di certo così perchè li punirei con castighi severissimi. Ora vi racconto cosa mi è accaduto la scorsa settimana.

Era da parecchi giorni che non riuscivo a fare la cacca e il ventre mi si era gonfiato ed era diventato duro mentre le chiappe mi si erano ingrossate col buchino che mi faceva un dolore pazzesco. Di notte spesso mi alzavo per raggiungere il gabinetto sul piano, ma erano solo venti puzzolenti e scoregge potenti quelle che facevo. Sforzi incredibili con gemiti e lamenti strazianti, ma solo aria puzzolente usciva dal mio popò. Decisi allora di farmi il mio grosso clistere pur sapendo che, essendo rientrati tutti dalle ferie, il gabinetto sarebbe stato difficilmente libero. Il mio clistere è qualcosa di mostruoso e penso che sarebbe difficile per una persona non abituata resistere ad una simile tortura. E' una grossa borsa di 5 litri che termina con un irrigatore che si gonfia e diventa a forma di grossa cipolla in modo che quando è tra le chiappe non esce liquido e non scappa fuori e così io, da distesa, posso farmi interamente possedere dal clistere. E' una cipolla che ti sconquassa lo sfintere e te lo dilata. E' come se dietro le mie chiappe ci fosse un poderoso stallone a montarmi. Per reggere tutto quel peso, quando è colmo, ho dovuto far approntare nel muro dei ganci da macellaio. Quando mi pompo le chiappe col clistere urlo come una pazza. Mi accorsi che non avevo più malva e così infilate ciabatte, calze e reggicalze misi la vestaglia e andai alla farmacia sotto casa mia.

Quando scesi c'era il solito gruppo di uomini ad aspettarmi, nella speranza che andassi a far la spesa, per guardarmi il decoltè, infatti al posto del petto è come se avessi due emorme ciappe, da tanto le mie tette sono grosse ed unite. Quando cammino ballano come un budino. Passai in mezzo al crocchio di uomini imbarazzata per qualche commento audace. I loro occhi erano fissi sulle mie tettone e sui miei piedi nelle ciabatte. Arrossii tutta e quando svoltai verso la farmacia sentivo i loro sguardi sul mio sederone. Ma loro, vivendo in altri palazzi, non costituiscono un problema se non per qualche parola indiscreta che mi dicono. Il vero problema è un altro e si verificò ciò che non volevo. Il figlio della signora Rattazzi, un mio vicino, un villanzone screanzato che mi deride e mi umilia e che se io fossi sua madre lo punirei con castighi severissimi senza farlo più uscire di casa, mi vide entrare in farmacia e, sicuramente, elaborò qualche strano pensiero. Con me righerebbe dritto, se fossi sua mamma, a suon di punizioni lo farei diventare un ragazzo perbene. In farmacia presi la malva e dei fiori di ginepro come rinfrescante per il mio ventre e per mio popò che tra poco avrebbero ceduto sotto i colpi possenti dell'enteroclisma. Ero in un'ansia continua perchè dalla vetrina lo vedevo dall'altra parte della strada ad aspettarmi per prendermi in giro. Per colpa di quel villano continuo spesso a piangere, mi scherza, mi spernacchia e mi dice anche parolacce. Lo farei filare dritto se fossi sua madre, sarei con lui severissima ed inflessibile. Uscendo dalla farmacia, per l'agitazione che mi mise addosso, affondai le ciabatte in una grossa cacca di cane fresca che non mi accorsi ci fosse per terra. Dall'altra parte lui iniziò a ridere come un forsennato e a farmi gestacci, mentre il gruppo di uomini appoggiati al palazzo iniaziarono a sogghignare. La Signora Tovalieri, dietro di me, disse: Signora Pera non porti questo schifo sulle scale, mi raccomando! Si sentiva una puzza incredibile e non avevo nulla per pulirmi. Presa dallo sconforto e dall'ansia iniziarono a gonfiarsi di lacrime i miei occhi, tirai fuori dalla vestaglia il fazzoletto e lo passai alla bell'e meglio sotto le ciabatte per rimuovere la cacca che potevo. Intanto il figlio della Rattazzi guadagnò l'entrata ed io pensavo che almeno, soddisfatto per come mi aveva ridotto, se ne fosse andato. Per pulirmi mi piegai e "le ciappe" del mio petto debordarono tutte per la libidine del gruppo di uomini all'entrata. Avevo quasi una sesta misura e per tenerla su, anni fa, la feci irrorare di tiranti al silicone. Era come se al posto del seno avessi un grosso sedere. Passando, imabarazzata e mortificata, di fronte al gruppo di uomini che mi guardavano i piedi e le tette, sentii qualche commento sgradevole per una signora perbene. Mi infilai rapida sulle scale e, pensando di essere sola, il mio popò fece una fragorosa scoreggia puzzolente, ma il figlio della Rattazzi era sopra ad aspettarmi ancora e inizio' a ridere, schernirmi ed umiliarmi. Allora io, stanca ed in lacrime, gli gridai da sotto: ma perchè sei così cattivo con me?Perchè mi tratti così, io non ti ho fatto niente e tu sei così cattivo? Perchè? Ti supplico, lasciami stare, sono una signora che non fa del male a nessuno. Cattivo! Se fossi tua madre ti farei filare dritto. Dalla mia bocca usciva un'alito come una fogna per via che era quasi una settimana che non facevo la cacca.

Finalmente fui in casa e piangendo ancora in continuazione misi a bollirSono la Signora Perae un gran pentolone con malva, camomilla, semi di lino, ginepro e vi gettai poi tanto olio d'oliva. Ripulii le ciabatte, mi levai la vestaglia e rimasi in calze e reggicalze. Agganciai la grossa borsa dell'enteroclisma al muro, mi stesi sul letto con la faccia di fronte allo specchio per guardarmi i piedi sollevati nelle calze con la riga. Presi l'iirigatore e me lo infilai tra le chiappe, inizia a pomparlo fintato con divenne una grossa cipolla che mi sfondò lo sfintere e mi dilatò il popò squarciandomelo, quasi. La cipolla la sentivo farsi strada tra la mia cacca dura e ferma e si saldò poi alle mie ciappe. Era come se avessi dietro al mio sederone uno stallone che mi montava. Non sarebbe uscita nemmeno una goccia di liquido, solo che non potevo fare più i miei venti e sentii tutta l'aria gorgogliarmi nel pancione.  Sono stitica già di mio, poi mangio molto grasso e unto e mi piacciono, ahimè, cose che fanno fare aria: fagioli, fave, lampagioni. Stavo per dare ora il giusto nutrimento al mio popò che non ne voleva sapere di fare la cacca. Aprii il rubinetto dell'irrigatore a cipolla e mi sentti sconquassare le viscere dal clistere che stava inondando il mio ventre. Fsssst fssst fssst, fiotti caldi e possenti mi stavando pompando il sedere, la cipolla dentro il popò pulsava come un mantice e mi squarciava lo sfintere. Sentti tutta la cacca sconquassarsi dentro le mie viscere che stavano diventando bollenti. Il clistere mi spingeva tutto il gas verso lo stomaco e la gola, non potevo fare venti e scoregge e mi sentivo tutta gonfia e piena. Le mie labbra a culo di gallina emettevano un alito marcio e puzzolente. Qualche volta ho sentito qualche villanzone, peraltro non più giovane, dire che scoreggio anche dalla bocca, sia per la forma sia per la puzza dell'alito. Sono queste le cose che mi umiliano e mi fanno piangere, chiedo solo comprensione e buon vicinato. Il clistere mi frustava le viscere e l'irrigatore a cipolla, grossa come un melone, mi stava sfondando il sederone. Mi sembrava di avere dietro le ciappe un possente stallone che mi fiottava caldo mentre mi montava. Non riuscivo a fare venti e tutto il gas che mi arrivava fino alle tettone. I capezzoli si indurirono come chiodi ed erano pronti ad allattare. Il ventre mi stava scoppiando, la cacca si stava staccando a blocchi e mi ribolliva nel pancione. Le mie chiappe erano talmente grosse, dallo specchio, parevano quelle di una cavalla. Cambiai posizione, proprio come quando si fa l'amore, perchè il ventre non riusciva più a stare compresso sulle lenzuola. Mi girai, a gambe alzate e le chiappe aderirono al letto come due scialuppe gonfie. Sentivo nel mio ventre chili di cacca in movimento che si stava arroventando. Il sederone sembrava una giara piena d'olio. Il gas intesinale saliva verso la gola e dalle labbra a culo di gallina piene di rossetto facevo una mitraglia di"scoregge". Erano rutti mefitici e puzzolenti. Il clistere continuava a pompare senza sosta e pietà per le mie ciappe che stavano scoppiando. Il ventre era diventato grosso come un otre. Iniziai a gemere e ad ansimare, guardai la borsa appesa al muro, eravamo a tre litri fatti. Di solito gli ultimi due sono un supplizio per il ventre. Sembravo una grossa mucca pronta a dare cacca e latte. Sentivo anche le tette gonfiarsi e i capezzoli erano duri come chiodi, spessi e viola. Iniziai a piangere dal dolore perchè clistere, cacca e gas mi stavano facendo scoppiare il sederone. Mi girai di nuovo e dal frate passai alla pecorina, tenendo alto il pancione. Presa da un trance di dolore e orgasmo, la cipolla dentro lo sfintere spingeva come un toro da monta, inizia a urlare come una pazza: "Sìììììì, tutto, sììììììì, tutto dentrooooo, sìììì. Scoppioooo. Mi esplodeee il sedereee. Ohhhhh sììììì. Mi scoppiano le chiappeeeee, sìììììììììììììììì........ohhhhhohhhhhh!. Mi sentì tutto il condominio e se il figlio della Signora Rattazzi, quando mi vide in farmacia, poteva avere il sospetto che mi sarei fatta il clistere ora aveva la sicurezza che mi stavo pompando le chiappe del mio sedere. Lì per lì non ci pensai ero all'ultimo litro, mi alzai e mi misi al bordo del letto in piedi sulle gambe. Le mie chiappe erano gonfie di cacca e paonazze, la cipolla pulsava, tirai un rutto puzzolente. Gonfia come un otre la mia pancia, tendeva il reggicalze allo spasimo. I ganci in metallo tiravano come un mulo sulle calze. Ancora poco ed il mio sedere sarebbe esploso. Era una enorme giara piena d'olio e cacca. Mi alzai per dare fiato a ventre e sedere ed ero piena come una mongolfiera con un pancione pauroso.

Mentre staccavo l'enteroclisma dall'irrigatore a cipolla che avrei tenuto, con la pompa penzolante, nel mio sederone fino al momento di fare la cacca, sentii dei movimenti attorno alla mia porta. Mi pareva che origliassero e sentii picchiare. Dissi: chi è? Sono occupata ora non posso aprire. E da fuori si sentì ancora bussare e dire: Signora Pera, Signora Pera apra è urgente, le devo parlare. Faccia presto. Ero in un imbarazzo totale, mi sembrava la voce della Signora Giannelli, una nuova vicina, ma ero piena come una mucca e non potevo presentarmi in quello stato. Continuavano a bussare chiamandomi e allora io dissi: Se mi avete sentito urlare, mi scuso, abbiate solo un poco di comprensione, vi supplico. Sono sola ed indifesa. Perdonatemi per gli urli. Ma dall'altra parte continuarono a bussare. Presa dall'ansia e dall'emozione, rimisi le ciabatte(erano ancora puzzolenti) e la vestaglia in modo da coprirmi tutta, compresa la pompa che pendeva dalla cipolla che squarciava le mie chiappe. Aprii con prudenza appena appena, per non fare vedere il pancione enorme, ma non vidi nessuno. Ingenua, aprii tutto e feci due passi fuori e sentii le ciabatte sprofondare dentro una grossa cacca di cane che mi fecero trovare fuori. Sentii correre giù per le scale ed urlarmi parolacce irripetibili, ridere e farmi pernacchie. Era il figlio della Signira Rattazzi con altri tre o quattro villani. Presa dallo sconforto, dal panico e dall'umiliazione feci due passi verso la ringhiera e grida in un fiume di lacrime: "Ma perchè sei cattivo con la Signora Pera? Non ti ho fatto niente di male. Cattivo maleducato. Abbi rispetto per una signora perbene che potrebbe essere tua mamma. Se lo fossi righeresti dritto per ciò che ti farei." E dal basso si sentì: "Avanti vecchia culona, cosa mi faresti?". Io in preda all'eccitazione, era la prima volta, che mi rispindeva, gli urlai:" Ti castigherei  facendoti tutti i giorni un gran bel grosso clistere, come una madre severa, attenta ed inflessibile, dovrebbe fare. Ecco cosa ti farei e non ti farei mai uscire di casa!" Lui scappoò ridendo. Ero livida dalla rabbia e gonfia come un otre e con le ciabatte inondate di cacca. Decisi di buttarle ormai, ne avevo un altro paio, ma lasciavano fuoiri tutte le dita dei piedi e siccome la porta del gabinetto  per 40 cm è apertta da sotto, tendevo a non metterle per non attirare guardoni. Il clistere intanto stava facendo effetto, mi sentivo nel pancione la cacca diventare pastosa ma il problema era il gas, avevo le ciappe grosse e piene come due gommoni. Mi accorsi in casa di non avere più carta igienica, ma in quelle condizioni, con un ventre gravido come quello di una mucca ed una pompa che mi pendeva dal sederone, non potevo certo scendere a comprarla. Non riuscivo a piegarmi da tanto avevo la pancia grossa e avrei dovuto rimuovere quella grossa cacca di cane che era davanti alla mia porta. Presi una paletta ed uno scopino, ma non riuscivo a piegarmi, da tanto la pancia era grossa e piena. Dovetti piegarmi in modo abnorme e si aveva una panoramica di quell'enorme sedere che avevo, la cipolla me lo dilatava e mi accorsi che, uscendo, il Signor Ceresa mi stava osservando con libidine. Spero non abbia intravisto la pompa che mi pendeva dalle ciappe. Mi vide così gonfia e piena ma non era in grado di realizzare. Scappai in casa appena rimossa la cacca davanti alla mia porta. Quando fui certa che era sceso, uscii di nuovo per chiedere alla Signora Giannelli un rotolo di carta igienica. Mentre bussavo alla porta sentivo degli strani gemiti, ma lì per lì non capii. Attesi un minuto e la Signora Giannelli mi aprì coperta in una vestagliona, lasciò la porta socchiusa per non mostrarmi l'interno e si sporse: "Ah è lei Signora Pera? Dica." "Avrei bisogno gentilmente un rotolo di carta igienica ed ora i negozi sono chiusi e non riesco a comprarlo. La prego può darmene uno?" "Ma certo, si figuri. Ma era lei prima che gridava sulle scale?" "Sì, mi dispiace, di solito sono molto educata e discreta e non reco mai disturbo a nessuno ma è da tempo che il figlio della Signora Rattazzi, quella del piano di sotto, mi umilia, mi deride, mi scherza e mi fa tanto piangere. Quando lo vedo sono terrorizzata. mi sento così indifesa e impotente Signora Giannelli. Fossi sua madre gli darei un'educazione severissima, lo punirei in continuazione. E' un villano, ma con me filerebbe dritto a suon di castighi. Urlavo perchè mi ha fatto l'ennesimo scherzo. Guardi in che condizioni sono, guardi che ventre che ho. Non riesco nemmeno a stare seduta da tanto il sedere è pieno, e questo villanzone mi perseguita. Spero solo ora di avere un poco di pace e di comprensione al gabinetto. Ogni volta che sono in gabinetto sono spaventata per quello che potrebbe succedermi per quel ragazzo villano e cattivo. La cosa che mi fa piangere è che non mi rispetta per l'età che ho e per le difficoltà che ho. Cosa darei per punirlo a dovere e per fargli rispettare una signora perbene che potrebbe essere la sua mamma." "Ma Signora Pera, ma lei perchè è così grossa e gonfia, stasera?" "Perchè devo farmi il mio grosso enteroclisma spesso durante la settimana, ecco perchè e in questa situazione di difficoltà e di imbarazzo, quel villanzone non ha riguardi per una signora. Se fosse mio figlio gli farei tanti di quei clisteri da farlo rigare dritto e farlo diventare un ragazzo educato e serio" Vidi la Signora Giannelli ritrarsi in continuazione durante le mie parole, per il fetore che usciva dalla mia bocca, lo so, le mie labbra sono un secondo buco del popò. L'odore che mi esce dalle chiappe mi esce anche dalle labbra a culo di gallina anche se il rossetto le rende all'apparenza quelle di una signora molto "profumata". Vidi anche lo sguardo della Signora Giannelli aprirsi, ma, al momento, non potevo capire perchè. Non potrò mai dimenticare quel villano e cafone del Signor Ceresa che una volta, dopo che mi vide passare, lo sentii dire ad altri vicini che  la mia bocca era un altro buco del sedere e che se me lo avesse messo in bocca era come se me lo avesse messo tra le chiappe. Fa tanto il gradasso quando incontra gli altri ma poi quando mi incrocia ha sempre gli occhi strabuzzati sulle mie tettone che ballano e sulle mie chiappe, allora la puzza non la sente più quel villano. Detesto gli uomini che non sono galanti e cavalieri con una signora e glielo farei vedere io al Signor Ceresa come si tratta una donna perbene. Fossi stata sua moglie non gli avrei mai permesso di parlarmi così scurrile e avrei preteso galanterie ed un comportamento da gentiluomo e nessuna mancanza di rispetto verso una signora.Tornando a noi, quando la Signora Giannelli chiuse la porta, sentii poi dei gemiti e dire" Siii amore, la tua mogliettina è tornata ed è qui tutta per te" Presa dalla curiosità, mi chinai, ed anche se non è un comportamento da signora educata, sbirciai dalla serratura e..... ohhhh, vidi una cosa stupenda e insolita e avrei voluto essere al suo posto. Ma questo sarà argomento di un altro racconto.Sono la Signora Pera

L'eccitazione che mi provocò ciò che vidi dal buco della serratura mi stimolò i potenti movimenti di ventre che stavano sopraggiungendo a causa anche del gonfiore delle mie chiappe piene di gas. Rientrai in casa e mi preparai per la fase rumorosa e dolorosa dell'evacuazione di quella massa enorme di cacca rovente che mi gonfiava il pancione. Mi sedetti sul letto, le ciappe erano piene come due salvagenti, ed iniziai a massaggiarmi il pancione per prepararmi ad andare al gabinetto, ignara di ciò che avrei dovuto subire. Da seduta, la cipolla stretta nel popò, mi faveva schiattare dal dolore e stava per cedere sotto l'urto dei venti e delle scoregge che premevano. Le chiappe, dallo specchio, le vedevo paonazze dal caldo che si stava sviluppando all'interno del sederone e parevano due giare enormi piene d'olio. Sono convinta che qualsiasi uomo mi avesse vista, avrebbe voluto montarmi quelle ciappe, specie quel maiale e cafone del Ceresa. Da tanto era enorme la pancia, il reggicalze tirava da paura e i ganci di metallo stavano per squarciarmi le calze. Mi chiusi la vestaglia e, carta igienica alla mano, raggiunsi all'esterno il gabinetto. La pancia mi stava scoppiando, il liquido gorgogliava impetuoso e la cipolla tra le chiappe stava per cedere. Feci per entrare ma trovai il gabinetto chiuso, da sotto la vestaglia diedi allora un colpetto di pompa per affrancare di più la cipolla allo sfintere per evitare l'irreparabile. Iniziai a sudare perchè non riuscivo più a tenere la pupù. Ritornai in casa che parevo un pallone gonfio, le fitte terribili al ventre mi facevano piegare. Avevo i capezzoli tesi come due chiodi da tanto gas avevo in corpo. Ero decisa ad andare in gabinetto ad ogni costo, ritornai alla porta, la trovai di nuovo chiusa e bussai. Dall'altra parte si udì: E' occupato! Ed io: la prego ne ha per tanto, io avrei molta urgenza. Di là. torni tra un paio di minuti. Me ne andai in casa sofferente con la pompa che penzolava dalle chiappe. Ma ritornai subito alla carica, bussai e dissi: la prego apra, sono la signora Pera, la prego, ho un bisogno urgente. Dall'altra parte si senti ridere a squarciagola, fare pernacchie e lanciarmi epitteti irripetibili per una signora in quelle condizioni. Io stremata dal sudore, dalle fitte al ventre e dal popò che non teneva più la cipolla, urlai: Apriiiii, apriii cattivo, screanzato. Perchè mi fai così, è tutt'oggi che mi tormenti. Apriiii ti supplico.Con questo bell'arnese pomperei le chiappe di quel villanzone se fosse mio figlioApri la porta, cattivo maleducato, mi si stanno squarciando le calze, sto scoppiando. Ma perchè mi tratti cosi? Apri ti scongiuro, il reggicalze non mi tiene più. Perchè fai così alla signora Pera che non ti ha mai fatto niente? L'alito puzzolente che mi usciva dalle labbra aveva già impestato il vano come se avessi fatto la cacca. Il ventre era rovente e gorgogliava di aria e di chili di pupù pronta ad esplodere. Non riuscivo più a tenere i forti venti che mi stavano scappando e la cipolla, tenuta per un'ora buona a dilatare e turare le ciappe mi aveva squarciato lo sfintere. Dalla disperazione misi la mano sotto la vestaglia per dare l'ultimo colpo di pompa, la cipolla dentro il mio sederone era diventata ormai come un melone e questo ultimo colpo mi sconquassò anche la passerona pelosa, dandomi un dolore lancinante. Avevo un toro dietro le chiappe. Bussai ancora, ero in uno stato confusionale per il dolore atroce dentro il mio ventre, iniziai a piangere a dirotto. Dal gabinetto quel maleducato, rideva, mi scherzava, faceva pernacchie e mi lanciava insulti. La pancia mi stava esplodendo e le chiappe erano lì lì per scoppiare. Il reggicalze stava per squarciarsi da tanto era tirato e teso, la cipolla, non permettendomi di scoreggiare mi aveva concentrato tutto il gas tra le tette a forma di enormi pere e la gola. Facevo rutti potenti e mefitici, La bocca era il popò, non c'era più differenza. Ero ormai decisa, sarei ritronata in casa e avrei fatto esplodere le mie chiappe sul pavimento. Mi alzai terrorizzata e corsi verso la porta di casa ma trovai un altro teppista, amico del figlio della Signora Rattazzi, a sbarrarmi la strada. Rideva compiaciuto e mi mostrava il dito che faceva segno di no. Presa dal terrore lancinante, ero una signora sola, in disabigliè, piena di cacca, gonfia come una giara, iniziai ad urlare sulle scale, tenendomi il ventre: Abbiate pietà, villanzoni, vi scongiuro, cattivi!!!

Il mio popò dopo il clistere con la cipolla tra le chiappe

 

 


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