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Quelle che lo strip bar
Roba da uomini? Ma chi l'ha detto...
Sono americane. Hanno 30, 40, 50 anni. Sono professioniste, fumano il sigaro, frequentano i locali da sole, con le amiche, senza accompagnatori maschili. Considerano gli strip bar un punto di ritrovo come un altro. Sono le stripper chic, donne "civili" che non disdegnano di andare a vedere spettacoli dove altre donne si spogliano.
Il tempi cambiano. Gli strip bar finora erano considerati territorio maschile a tutti gli effetti. Le donne c'erano, ma non facevano certo parte del pubblico: cameriere e spogliarelliste. Ma ora non più, sono diventate anche frequentatrici. «Dopotutto si tratta di un locale come un altro, le luci sono rosse e drink molto cari», dice una cliente. Il tabù del club per ragazzi, dove le donne cosiddette per bene non si sarebbero mai sognate di entrare, è caduto. Si assottiglia la linea di confine tra bad girl (le spogliarelliste) e civil, normal women (tutte le altre).
La rivoluzione stripper chic ha iniziato a dare i primi segnali verso metà degli anni Novanta. Demi Moore con Stiptease e Elizabeth Berkley con Showgirl. O ancora, risalente a poco prima, il videoclip degli Aerosmith "Carazy", dove Alicia Silverstone e Liv Tyler, fuggiasche in cabriolet, tra le altre cose finivano in uno strip bar (la biondina si travestiva da uomo e la figlia di Stive Tyler si esibiva sul palco). Poi, lentamente, si sono iniziate a vedere donne nei bar, tra il pubblico.
«Le donne che scelgono di frequentare questi locali oggi spesso si divertono più che gli uomini. Molte ballerine nutrono più simpatia verso le femmine che verso i maschi, amano far divertire le clienti e i clienti a loro volta si divertono a guardare» racconta Beth, spogliarellista. «Le donne guardano altre donne ballare: molti mariti mi hanno confidato di non aver mai visto sguardi del genere sul viso della propria moglie. Più e più donne stanno rendendosi conto che il gioco del sesso fa squisitamente parte della vita e l'atmosfera erotica e libertina di un topless bar può eccitare e non necessariamente denigrare». Machael Barson, esperto di cultura pop, lo definisce «Un fenomeno molto vasto che sembra destinato a radicarsi».
Effettivamente al giorno d'oggi mettersi a nudo non è più un tabù. Gli strip popolano gli spettacoli televisivi americani: nel seguitissimo telefilm serial cult "I Soprano" Tony, uno dei protagonisti, dirige uno strip club, "The Bada Bing", o ancora nel cartoon ispirato apamela Anderson la protagonista Stripperella, un'eroina di cartone disegnata da Stan Lee, fa la spogliarellista di notte e l'agente segreto nel tempo libero. Si aggiungano le molte star adorate dai teenager, Britney Spears, Lil' Kim, Mariha Carey a Christina Aguilera solo per citarne alcune, che appaiono spesso svestitissime in concerti, videoclip, party e appuntamenti mondani in generale. «Queste star potrebbero andare tranquillamente a uno stage per streep dancer», e lo dice una che se ne intende, l'ex spogliarellista ora scrittrice Lily Burana, autrice di "Strip City". «Il femminismo ha schiacciato l'interruttore e le donne non dicono più: «Se voglio essere presa seriamente devo essere asessuata» dice l'ex spogliarellista ora scrittrice. «La sessualità è diventata più egualitaria. Ho iniziato a vedere donne iniziare una sorta di "studio antropologico" nei club. Erano curiose». «Con questo cambiamento di pubblico il vedo-non-vedo è preferito al tutto-nudo», aggiunge Curtis Pryce, fondatrice del forum Stripper Web.
Per molte coppie e per molte donne è diventato trendy frequentare certi locali. Un giro d'affari in declino risollevato grazie al gentil sesso. I club frequentati da un pubblico femminile non rispecchiano lo stereotipo del localino a luci rosse: niente uomini arrapati e donne dalla vita triste. Molti hanno migliorato la loro offerta includendo nelle liste vini e cibo e diventando più puliti per attrarre una clientela più vasta.
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