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Marco e Laura

Letto: 1575 volte | Commenti: 0 | Postato il: 29-06-2006

Non ho mai amato gli addi al celibato, la maggior parte delle volte sono l’espressione della più becera e scontata “virilità” con spogliarelli e battutte sconce quanto scontate che più che divertirmi mi hanno sempre messo in imbarazzo. Ma questa volta non potevo defilarmi, Marco si sposava è mi aveva più volte ricordato che se non fossi andato al suo addio al celibato se la sarebbe presa a morte...

Anche se non ci frequentavamo più da alcuni anni, la nostra amicizia risaliva all’infanzia e mi sarebbe dispiaciuto incrinarla, tanto più che nel giorno della “festa” ero solo a casa in quanto mia moglie era fuori per lavoro, quindi decisi di andare. Come avevo previsto furono eseguiti tutti i riti previsti del caso: si cominciò con una abbuffata, del buon pesce innaffiato da abbondante vino, ovviamente tutta la cena fu piena di battutte e consigli al futuro sposo di come soddisfare pienamente la futura moglie, e ci furono diverse persone che si offrivano nel caso di necessità.Durante la cena notai che Marco bevve molto cosa non usuale per lui, ad ogni modo pensai che era normale visto che si stava accingendo al grande passo e visto che tutti gli amici gli stavano prospettando il matrimonio come, anzi peggio, della galera. La serata continuò in un locale notturno dove era stato riservato un tavolo per noi, ovviamente vicino al palco. Lo spettacolo, se così si può chiamare, cominciò con un paio di ragazze che si spogliarono, anche se in verità non erano molto vestite neanche all’entrata sul palco, e poi si misero a ballare intorno ad un palo mimando leccate e pose come se il palo non fosse altro che un immenso cazzo. Lo spettacolo continuò più o meno sullo stesso livello e anche se forse c’era qualche differenza nella grazia e nei movimenti delle varie ragazze la cosa mi sembrò abbastanza monotona e l’unica cosa che cambiava di volta in volta erano gli abiti iniziali e la nazionalità delle spogliarelliste. C’era ad esempio la Russa vestita da militare, la spagnola gitana, la francesina... e così via in una carrellata di luoghi comuni. L’unica cosa positiva e che apprezzavo abbastanza era il vino, infatti mentre tutti gli altri Marco in primis, erano passati ai superalcolici, io mi ero ordinato una bottiglia di un buon vino rosso e me la stavo gustando. La serata si animò un pò quando sul palco entrò una ragazza di colore vestita, ovviamente, da pantera. Non so se fu per i fumi dell’alcol o a merito dell’esoticità della ragazza, ma quando cominciò a spogliarsi si risvegliò il mio interesse, nel senso che qualcosa si mosse tra le mie gambe. La ragazza fece il solito numero, rimanedo solo con un perizoma, quindi si rivolse verso il nostro tavolo e fece il gesto, anch’esso ovvio, del felino che attacca, quindi, avanzando a quattro zampe si sporse dal palco verso di noi. A quel punto un dei nostri amici, il più intraprendente, si alzò e le sussurò qualcosa all’orecchio indicando Marco, quindi le infilò ona banconota da 100 euro nel perizoma. La ragazza sorrise, scese dal palco, fece spostare i bicchieri e le bottiglie, ormai vuote, dal nostro tavolo e ci salì sopra. Quindi iniziò uno spettacolo privato per Marco strusciandosi contro di lui prima con le tette, quindi con il culo ed infine, inginocchiandosi sul tavolo tirò verso il suo pube la faccia di Marco e struscò per bene la sua figa, banconota compresa, sul suo viso. La cosa anche se non mi sembrò colpire più di tanto il mio amico, che ormai mi sembrava vicino al collasso da alcol, fece perdere la testa a diverse persone che erano al nostro tavolo, così la ragazza si trovò una selva di mani addosso una delle quali le strappò completamente quell’ultimo stracceto mostrando, proprio davanti al mio viso la sua passera quasi completamente depilata. Ovviamente ci fu un finimondo, la ragazza gridò, credo in portoghese, qualcosa di incomprensibile, raccolse la banconota e cercò di svincolarsi dai miei due amici che le si erano appicicati addosso e la stavano tastando e leccando. Contemporaneamente arrivarono gli addetti alla sicurezza e fu veramente un miracolo se non fummo sbattuti fuori a calci. Infatti io ed un paio di persone che erano se non sobrie, almeno in parte lucide, prendemmo Marco e gli altri due e li trascinammo via. Una volta fuori, tra risate e insulti, decidemmo era il caso di andare a dormire. Ma c’erano alcuni e Marco tra questi che erano talmente sbronzi che lettteralmente non si reggevano in piedi, così noi “lucidi” ci dividemmo gli sbronzi da riaccompagnare a casa e a me toccò Marco. Lo caricai in macchina, ma mi resi conto le mie condizioni non permettevano una guida sicura, così decisi di portare Marco a casa mia, che era molto più vicina e mandai un messaggio sul telefonino del Fratello del futuro sposo dicendo che dato che era molto tardi, Marco avrebbe dormito da me. Fortunatamente arrivai a casa sano e salvo e mi sembrava che Marco si stesse riprendendo un po’. Salimmo lo lasciai semistraiato sul divano e andai direttamente sutto la doccia per togliermi di dosso la puzza di fumo ed alcol. una volta uscito dalla doccia, mi misi un paio di boxer e tornai nel soggiorno per controllare lo stato di Marco. Era rimasto esattamente come lo avevo lasciato dieci minuti prima, avvicinandomi mi resi conto che se volevo farlo entrare nel letto, l’unico a disposizione era il mio letto matrmoniale, dovevo dargli una pulita. Così lo convinsi ad alzarsi e lo portai in bagno, qui cominciai a spogliarlo. Dopo avergli tolto le scarpe, la camicia e la maglietta intima mi apprestai a sbottonargli i pantaloni e mi accorsi che qualcosa si mosse nella sua patta, pensai che stesse ricordando la fica che la ragazza gli aveva sbattuto in faccia, e continuai, ma quando ebbi finito di spogliarlo e lo infilai quasi di forza sotto la doccia il suo uccello era perfettamette eretto e lui mi guardava con uno sguardo strano, gli chiesi cosa c’era e lui mi confessò che ero io ad eccitarlo. Lo guardai, era un bel ragazzo, non era molto villoso e quei pochi peli chiari erano nascosti dalla abbronzatura dorata. Aveva un bel fisico anche se negli ultimi anni aveva messo su un po’ di pancetta e poi soprattutto aveva un bellissimo uccello. Si proprio bello, mi ricordai di quando, anni addietro, mentre si parlava di “misure” una sua ex ragazza disse che quello di Marco non era grosso, ma in compenso era molto bello. Ripensandoci ora, avendocelo davanti mi resi conto che quella ragazza aveva proprio ragione. Infatti spesso si sottovaluta l’aspetto estetico del cazzo e si pensa solo alle misure (almeno tra uomini) invece notai che l’uccello di Marco poteva essere considerato perfetto esteticamente sia nelle forme che nelle misure. Quante volte infatti avevo visto in film o immagini pornografiche dei cazzoni sformati con cappelle storte e quasi bitorzolute nulla a che vedere con questa bellissima asta che mi si parava davanti. Non ci pensai due volte, mi tolsi i boxer e mi inflai sotto la doccia con lui. Per prima cosa glielo presi tra le mani e lo lavai per bene, poi cominciai a lavare tutto il suo corpo soffermandomi sui suoi glutei. e soprattutto gli lavai per bene la faccia, quasi a volergli togliere l’odore di quella donna. Lui mi lasciò fare e si limitò a farmi qualche carezza sul viso. Appena finita la “purificazione” mi avvicinai al suo viso e lo baciai, spingendolo contro il muro, quasi fosse una donna. con questo movimento i nostri due bastoni cozzarono uno contro l’altro, e senza smettere di infilargli la lingua in bocca, presi il suo uccello, lo infilai tra le mie gambe e lo strinsi. Lo sentii indurirsi lteriormente e la sua punta strusciava contro il mio buco del culo. Lo tenni così, stretto tra le mie coscie, mentre continavo a baciarlo e cominciai a muovere il mio bacino in modo che il suo cazzo strusciasse sui miei testicoli e contemporaneamente il mio uccello era spinto contro il suo ventre. Le mie mani cercarono avidamente i suoi glutei e li strinsero attirando ulteriormente il suo corpo contro il mio. Nel frattempo Marco sembrava pian piano riemergere dal torpore della sbronza e cominciò a “collaborare” innanzitutto la sua lingua cominciò ad imitare la mia ed ad infilarsi nella mia bocca inoltre cominciò ad muoversi assecondando i miei movimenti e il suo cazzo diventava sempre più duro e si avvicinava sempre con maggiore decisione al mio ano. La mia eccitazione stava crescendo sempre più, e la mia voglia di prendere in bocca quel bastone che avevo tra le gambe, divenne irresistibile, così abbandonai la sua bocca e, strusciandomi su di lui, mi inginocchiai davanti a lui e mi stofinai avidamente contro il suo uccello e le sue palle, le mie mani intanto si stavano facendo largo tra le sue chiappe alla ricerca del buco, e mentre la sinistra continuava questo lavoro con la destra impugnai con fermezza l’uccello e cominciai a leccarlo. Mi concentrai ad assaporare ogni anfratto della cappella, poi cominciai a leccarlo tutto cominciando dai testicoli e salendo come se stessi leccando un enorme gelato. Dopo un paio di passate, il suo uccello che ormai era duro all’inverosimile, comincio ad emmettere le prime goccie di liquido lubrificante che io mi affrettai a leccare e appoggiando le mie labbra proprio sulla punta, cominciai a succhiare quel liquido dal sapore dolciastro e salato allo stesso tempo. Le mie labbra si allargarono pian piano e la mia bocca cominciò a riempirsi di quel meraviglioso uccello. Cercando di non toccarlo con i denti lo ingoiai fin quasi a toccarne la base con le labbra. Una sensazione meravigliosa di piacere mi riempì, avevo la bocca completamente riempita dall’uccello di Marco e mi accorgevo che bastava succhiare un po’ per sentire la cappella ingrossarsi e diventare sempre più calda nella mia bocca. Lo tirai fuori per un istante, per ammirarlo un po’, ma la voglia di rimettermelo in bocca, anzi in gola, era troppo forte, così lo ingoiai di nuovo e cominciai a spompinarlo sopra e sotto con una certa foga. Marco era completamente in estasi, mi accarezzava i capelli e mi stringeva a se durante i miei (o meglio i suoi) affondi. Nel frattempo con la mia mano sinistra, opportunamente lubrificata (passando le dita sull’uccello che ormai era fradicio di umori e di saliva), cominciai ad esplorare il culo di Marco alla ricerca della sua prostata. Già stavo assaporando il piacere di penetrarlo un po’, che dei gemiti uniti ad un restringimento dello sfintere mi annunciarono che ormai Marco era “cotto” e che ormai stava per avere il suo orgasmo. Senza sfilare il dito dal suo culo, anzi accelerando il suo movimento, mi affrettai a infilare il suo pene in bocca e cominciai a succhiarlo con veemenza. Sentii la cappella gonfiarsi a dismisura, quindi il suo sperma caldo invase la mia bocca. Ingoiai voracemene tutto quello che usciva da quel meraviglioso uccello e, forse anche per il mio massaggio alla prostata che lo mandava in visibiglio, la fontana che avevo in bocca ci impiegò un po’ ad esaurisi. Continuai a succhiare avidamente per po’ anche dopo gli ultimi schizzi, lo strizzai fino a far uscire il più possibile che raccolsi con la lingua e le labbra e dopo aver assaporato il tutto in bocca, quasi fosse un vino pregiato, ingoiai. Tutta questa operazione fu accompagnata da fremiti e gemiti di Marco (e anche tutta una serie di parole abbastanza sconcie), inoltre in tutto questo la mia eccitazione era solo cresciuta, come d’altronde la dimensione del mio cazzo. Avevo una voglia matta di metterlo in quel culo da dove avevo appena tolto il dito, ma nello stesso tempo, anche se può apparire strano, avevo voglia di prenderlo nel culo, insomma sarebbe stato il massimo se mi fossi potuto inculare da solo. Ovviamente non era possibile e mi sembrava che Marco fosse oramai completamente appagato del mio pompino che difficilmente avrebbe acconsentito a farselo mettere nel culo. Mi rassegnai quindi a tenermi la mia eccitazione e tentai di spegnerla un po’ finendo la doccia usando l’acqua fredda. Dormimmo il resto della notte completamente nudi e abbracciati quasi come due neo fidanzati. La mattina successiva venni svegliato da qualcuno che suonava con una certa insistenza, al campanello. La cosa mi sembrò molto strana e preoccupante visto che erano le sette di una domenica mattina, così più dormendo che sveglio, mi coprii con un asciugamano e mi avviai a vedere cosa stava succedendo. Aprii la porta e fui molto sorpreso quando mi vidi innanzi Laura, la futura moglie del ragazzo con cui avevo appena passato la notte dopo avergli fatto un mega pompino e la cosa ovviamente mi imbarazzava un po’. Lei invece non mi sembrava per nulla imbarazzata, anche perchè come mi disse quasi investendomi fisicamente, era disperata. Disse che aveva passato la notte in bianco perchè non riusciva a parlare con Marco da due giorni e che secondo lei si negava perchè non voleva più sposarla, o forse se la stava spassando con un’altra donna o forse era morto o... insomma fui investito da una marea di ipotesi funeste prima di capire che sostanzialmente mi stava chiedendo se davvero Marco era con me, se aveva passato la notte con me o se io stavo solo coprendo una tresca del suo quasi marito... Poi la sua foga si spense di colpo quando dietro di me apparve Marco, che fortunatamente aveva avuto il buon senso di mettersi almeno i boxer, e chiese cosa diavolo stava succedendo. La pausa durò poco, infatti Laura si scagliò contro Marco e piangendo gli disse che non doveva comportarsi in quel modo che lei si era preoccupata e così via mentre Marco cercava di calmarla e rassicurarla. Io chiusi la porta e mi avviai in camera lasciandoli soli con i loro problemi e rimettendomi sul letto cominciai a leggere. Dopo diversi minuti, mi accorsi che dall’altra stanza non arrivavano più urla e singhiozzi, ma risatine a parole sussurrate, evidentemente, pensai, pace è fatta. Poi pian piano i rumori e i versi si fecero più espliciti e la mia curiosità crebbe, non mi sembrava possibile... mi alzai e mi avvicinai alla porta del soggiorno e prima ancora di entrare fui certo di quello che stava accadendo nell’altra stanza: dopo essersi felicemente riappacificati, stavano suggelando la loro ritrovata intesa facendo l’amore. Anche se la porta era rimasta apera, esitai un po’ prima di affacciarmi, poi pensai che tutto sommato quella era casa mia ed erano loro che dovevano vergognarsi di mettersi a scopare così. Entrando mi accorsi però che non si vergognavano affatto e continuarono tranquillamente come se non ci fossi. Marco era seduto su di una sedia, nudo, e Laura che si era tolta i pantaloncini e le mutandine, che giacevano sul mio tavolo, stava a gambe larghe davanti a lui dandogli le spalle Faceva dei piegamenti ritmici che la portavano ad impalarsi sul cazzo di Marco e contemporaneamente al piegamento sulle gambe si inclinava anche in avanti alla ricerca della posizione migliore per fare entrare piu uccello dentro di se, e a giudicare dalla faccia doveva riuscire a farne entrare un bel po’. Alla vista di quello spettacolo il mio uccello che già si era destato all’udire i gridolini di piacere, scattò sull’attenti spingendo prepotentemente sui boxer, considerando che la mia presenza non sembrava essere di disturbo, e ricordandomi che io ero creditore di un orgasmo, mi affrettai a togliermi i boxer e mi avvicinai ai due. Appena fui a portata, Laura afferro' il mio ucello e cominciò a leccarlo, nel compiere questa operazione si sfilò dal cazzo di Marco che però prontamente si alzò dalla sedia e provvedette a riinfilarglielo dentro, anzi, forse ingelosito dal fatto che la sua futura moglie mi stesse facendo un pompino, cominciò a scoparla con foga. L’accelerazione di Marco fece godere maggiormente Laura che strinse con più forza la base del mio pene e cominciò a succhiarlo con voluttà. Marco resistette molto a quel ritmo e dopo pochi minuti venne schizzando tra le chiappe di Laura, che invece non accennava a dare segni cedimento e continuava ad accarezzarmi le palle e a succhiarmi l'uccello in modo forsennato. Per "aiutarla" le cominciai ad accarezzare il solco tra le chiappe e sfruttando lo sperma di Marco come lubrificante, gli infilai il pollice nel buchetto del sedere, mentre con l'indice e il medio la penetravo e le accarezzavo il grillettino. La mia mossa la fece quasi urlare e per poco non mi morse l'uccello, lo tiro' fuori dalla sua bocca e comincio' a menarlo furiosamente mentre con il bacino si controrceva per godere il piu' possibile della mia mano. Ormai era completamente sconvolta e il suo gemere, insieme al suo viso piegato in una smorfia di piacere estremo mi fecero capire che ormai era vicino all'orgasmo, quindi accelerai i movimenti della mia mano e aumentai la pressione delle dita che la accarezzavano, la sua frenesia raggiunse l'apice per fermarsi improvvisamente, socchiuse gli occhi, smise di respirare, sentii i suoi muscoli contrarsi e quindi esplose in un orgasmo accompagnato da un urlo semisoffocato da Marco che la comincio' a baciare ed abbracciare. Ovviamente io non potei rimanere insensibile a tale spettacolo e nonostante lei avesse smesso di masturbarmi un'attimo prima del suo orgasmo, io venni praticamente insieme a lei schizzando sperma su di lei e sul pavimento. Laura comincio' a piangere, mentre Marco la accerezzava e la baciava cercando di calmarla, io invece cominciai a sentirmi chiaramente di troppo cosi' mi ritirai nel bagno della mia camera e gli lasciai a disposizione l'appartamento per un paio d'ore, quando una volta lavati, e rinfrescati mi salutarono ringraziandomi... e di che?

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