Nel precedente racconto ho concluso dicendo di quell'enorme problema dovuto a quella testa fungiforme dello stronzo(scusate questa parola, non si addice ad una signora di rispetto come me, ma non trovo parola diversa) bitorzoluto e pietrificato che mi si era bloccato nello sfintere. Tentativi continui al gabinetto di espellerlo, arriva a dilatarmi il buco del popò fino al diametro di una bottiglia ma non usciva con miei conseguenti sforzi, gemiti, peti e scoregge che mi costarono una derisione totale da parte dei soliti maleducati. Al gabinetto volli portare uno specchio per vederlo: ebbene, quando ero al massimo dello sforzo si vedeva una massa durissima, rugosa e bitorzoluta che tentava di squarciarmi il sedere. Doveva essere grande come un melone, quella testa, piena di spunzoni e faceva una puzza terribile. Me lo covai tra le chiappe per diversi giorni, fichè, presa dalla disperazione non mi venne un'idea. La borsa dell'enteroclisma, seppur micidiale, non sarebbe stata sufficiente in quanto non produce pressione ma solo flusso. Qui ci sarebbe voluta una pressione terribile nel ventre in modo da provocare un movimento d'aria che avrebbe potuto far saltare quel tappo di cacca dura dalle chiappe. Pensai che l'unica soluzione fosse la spinta di una grossa pera.

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